17 Maggio Mag 2014 2315 17 maggio 2014

Giovani, quando l’Europa è una Garanzia

Giovani, quando l’Europa è una Garanzia

Youth Guarantee

L’Europa da tempo si interroga, cercando soluzioni al problema della disoccupazione e dell’inoccupazione giovanile. La raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 22 aprile 2013 sull’istituzione di una Garanzia Giovani, costituisce l’esito di un percorso iniziato nel 2005, quando, nell’ambito degli Orientamenti a favore dell’occupazione si è riconosciuto nell’integrazione dei giovani nel mercato del lavoro un presupposto imprescindibile per il raggiungimento della piena occupazione. Da allora in avanti il tema “giovani” è sempre rimasto nelle agende europee. Uno dei principali meriti della Raccomandazione, che resta pur sempre un atto non vincolante per gli Stati membri, è quello di aver messo al centro del dibattito europeo la necessità di investire sul capitale umano dei giovani guidando le loro transizioni occupazionali. L’obiettivo fissato è chiaro e viene individuato con nettezza: garantire ai giovani europei un’opportunità di lavoro o formazione entro un periodo di quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema d’istruzione formale. La strategia europea non si contraddistingue per l’innovatività delle misure che contiene, ma per il metodo: lo sforzo che gli Stati membri sono chiamati a compiere è quello di razionalizzare le misure esistenti riconducendole a un sistema accessibile ai giovani e misurato su di essi, coordinando le diverse azioni in funzione di un risultato e di un tempo dato. È proprio la visione di sistema che guida l’impianto della garanzia giovani l’aspetto che maggiormente la connota. Non a caso il primo pilastro della raccomandazione è nominato “elaborare strategie basate sulla partenership”, ed è mosso dal preciso intento di coinvolgere il maggior numero possibile di soggetti pubblici, privati, istituzionali e non, per incrementare le opportunità di occupazione e occupabilità per i giovani.

La Finlandia è stato il primo Paese europeo a dotarsi, precorrendo i tempi di un sistema di Garanzia. Il governo finlandese nel 2012 ha stanziato 60 milioni di euro per la realizzazione di un pionieristico piano per l’occupazione giovanile che ha preso formalmente avvio il primo gennaio 2013. Il piano finlandese si compone di diverse misure volte a garantire ai giovani finlandesi un’opportunità formativa e lavorativa entro quattro mesi dalla loro registrazione ai servizi per l’impiego, che giocano in questa partita il ruolo di play maker. Per garantire l’efficacia dell’azione dei servizi per l’impiego rispetto all’obiettivo si è investito sulla formazione di operatori da dedicare esclusivamente a questo target, mettendo in piedi un’azione formativa strutturata, al fine di utilizzare i social network e più in generale la rete per catturare i ragazzi più a rischio di “esclusione” in chiave preventiva per supportarli nel processo di attivazione o riattivazione. Un altro aspetto interessante della Youth Guarantee finlandese riguarda i cosiddetti Laboratori Giovanili, che vengono definiti come “ambienti di apprendimento e di crescita caratterizzati da condivisione, lavoro e attività”. Tali laboratori, che servono per sviluppare le competenze sociali e di apprendimento e dell’apprendere facendo, coinvolgono circa 13mila ragazzi ogni anno. L’80 per cento di questi non ha un’istruzione superiore a quella dell’obbligo e, di conseguenza, i laboratori costituiscono uno strumento chiave per prevenire o risolvere situazioni di drop out.

Prendendo le mosse dal modello finlandese l’Europa, consapevole della diversità dei sistemi presenti nei diversi Stati membri, non ha individuato misure specifiche ma piuttosto una serie di obiettivi riconducibili a diverse linee di azione.

Secondo la scadenza fissata dall’Europa, i Paesi europei con un tasso di disoccupazione superiore al 25 per cento avrebbero dovuto presentare entro dicembre 2013 un piano nazionale di attuazione.

La Spagna ha presentato il proprio piano di attuazione nel 2013. Un progetto particolarmente articolato, con 15 misure di emergenza che dovrebbero collegarsi a 85 interventi sviluppati su 4 filoni principali: mediazione, occupabilità, assunzione, autoimprenditorialità. In questo quadro si inserisce poi un’ulteriore pacchetto di misure che vengono definite di “emergenza” che prevedono tra le altre cose la diminuzione del cuneo fiscale e la messa a punto di una gamma di incentivi per l’assunzione di giovani. A queste previsioni si affianca altresì un insieme di norme volte a semplificare il lavoro tramite agenzia e l’utilizzo dei contratti atipici. Il Piano del governo costituisce l’esito di un lungo processo di concertazione con le parti sociali che, sebbene non sfociato in un “accordo formale”, ha legittimato una serie di misure di spiccata liberalizzazione del mercato del lavoro spagnolo volta a incrementare la quantità di posti di lavoro con forse troppo poca attenzione all’aspetto “qualitativo”, che pure delinea i principi della Raccomandazione comunitaria.

Il Portogallo ha presentato il proprio piano nazionale di attuazione il 31 dicembre scorso. Uno degli aspetti che contraddistinguono il piano portoghese, oltre alla rapidità con la quale è stato avviato, consiste nell’estensione della Garanzia ai giovani fino a 30 anni che non studiano e non lavorano. Il piano è stato prioritariamente concepito per evitare che i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni diventino NEET (Not (engaged) in Education, Employment or Training, ndr) mediante la previsione di un’offerta di lavoro, di un tirocinio, o di corsi professionali per il proseguimento degli studi entro quattro mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione o dall’interruzione del percorso scolastico. Dalla fine di gennaio è attivo il portale, strumento creato per realizzare concretamente il programma. Il sito contiene tutte le informazioni riguardanti l’iniziativa e le modalità con le quali i destinatari della stessa possono aderirvi.

La Francia ha approvato un piano che prevede una prima fase di sperimentazione, iniziata ad ottobre 2013, che ha coinvolto solo alcuni territori e un numero selezionato di giovani (10mila). La sperimentazione durerà fino a ottobre 2014. La seconda fase del programma si aprirà a partire dal 2016 e verrà implementata in modo generalizzato all’interno dei vari territori mettendo a regime e codificando gli esiti della sperimentazione.

In Svezia il programma Youth Guarantee coinvolge i giovani disoccupati fra i 16 e i 24 anni e offre loro  attraverso l’attività dei centri per l’impiego un rapido sostegno alla loro occupabilità. L’azione dei servizi per l’impiego si svolge in tre fasi: 1) iscrizione 2) obbligo di condurre un’analisi dettagliata dei bisogni e delle aspirazioni del giovane (nei tre mesi successivi) 3) intensificazione dell’attività di ricerca del lavoro affiancata da politiche attive come tirocini di qualità, sostegno all’accesso a formazione e fondi per la creazione di impresa (dopo tre mesi di disoccupazione).

In Austria, dove un piano equiparabile alla Garanzia Giovani è già presente, il fulcro è costituito dall’apprendistato che costituisce lo strumento principale. In Austria le competenze acquisite in apprendistato vengono certificate e consentono la prosecuzione degli studi valendo come crediti formativi. Sono stati introdotti anche incentivi per le aziende che assumono giovani apprendisti e programmi specifici di miglioramento qualitativo della formazione in apprendistato attraverso il supporto e l’assistenza alle aziende nell’erogazione della formazione professionale.

Nei Paesi Bassi il piano d’azione Youth Guarantee coinvolge i giovani con meno di 26 anni. L’attuazione del programma è rinviata alle municipalità. L’obiettivo è offrire ai giovani disoccupati entro tre mesi dal contatto con i servizi per l’impiego un’occupazione. È prevista l’esclusione dal programma e dei benefici connessi per i giovani che non accettano le proposte occupazionali dei servizi per l’impiego. Il target del progetto sono i giovani considerati particolarmente vulnerabili e prevede un meccanismo di coordinamento e cooperazione con le istituzioni formative che hanno l’obbligo di segnalare  i giovani a rischio di drop out per assicurare un intervento tempestivo.

La Garanzia Giovani lettone avviene attraverso un processo di integrazione tra il mercato del lavoro e il sistema di istruzione e formazione. I Ministeri sono poi interfacciati dagli istituti scolastici e i partner che svolgono attività di sostegno ai giovani nel superare le barriere di ingresso nel mercato del lavoro. La Garanzia Giovani in Lettonia è attiva dal 2 gennaio scorso. I giovani coinvolti hanno un’età compresa tra i 15 e i 24 anni (fino al compimento del venticinquesimo anno di età). Possono eseguire la registrazione all’Agenzia statale per l’occupazione (SEA) e ricevere dunque lo status di Youth Guarantee client. Oltre alla registrazione al SEA i giovani possono presentare la domanda negli istituti professionali con l’obiettivo di aderire direttamente ai programmi di istruzione e formazione. In Lettonia, infine, il fabbisogno professionale è costantemente monitorato e aggiornato in quanto gli istituti di istruzione e formazione sono tenuti a informare il SEA rispetto al numero di partecipanti e affinché lo stesso possa offrire, tra le altre misure, anche servizi di orientamento e prevenzione dell’abbandono scolastico.

La Germania, che in un primo momento ha dichiarato sufficienti le misure nazionali già esistenti, sta ora lavorando a un piano nazionale di attuazione della garanzia giovani che dovrebbe presentare alla Commissione entro l’estate.

Il Regno Unito è stato l’unico Paese dell’Unione europea a dichiarare espressamente che non avrebbe presentato un piano di implementazione della Youth Guarantee, nonostante l’elevato tasso di disoccupazione giovanile.

Veniamo infine al nostro Paese. Il Piano italiano di attuazione è stato presentato alla Commissione europea lo scorso dicembre e ha preso formalmente avvio il primo maggio, con l’attivazione di una piattaforma online a cui sono affidate funzioni di tipo informativo, di orientamento e di supporto alle azioni di comunicazione e di accoglienza dell’utente, oltre che di analisi della domanda e di monitoraggio. Il portale è supportato da Cliclavoro ma anche da punti di contatto: i portali regionali, i Servizi per l’impiego e altri servizi competenti, sportelli ad hoc.

Le sperimentazioni avviate nei diversi Paesi europei e nelle nostre Regioni, indicano la strada da seguire: centralità degli investimenti nel capitale umano, integrazione scuola-lavoro, apprendistato, raccordo tra pubblico e privato nell’intermediazione, trasparenza dei mercati, cultura industriale, partnership capaci di coinvolgere tutti gli attori in una logica di mainstreaming.

Nel nostro Paese saremo in grado di raccogliere i primi risultati concreti della Garanzia a partire dal luglio 2014, nel frattempo ci pare di poter dire che, nonostante l’assenza di una campagna informativa, il Piano ha già riscosso un discreto successo: in una sola settimana le iscrizioni al portale sono state 30mila, se ne attendono altrettante per la fine di questa settimana. Questi ragazzi aspettano delle risposte e le loro aspettative non possono essere deluse, a meno che il nostro Paese non decida di rinunciare al suo futuro.

*Giulia Rosolen e LidiaPetruzzo sono ricercatrici Adapt

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