19 Maggio Mag 2014 1000 19 maggio 2014

Grace di Monaco: la principessa delle polemiche

Grace di Monaco: la principessa delle polemiche

Nicole Kidman Grace Kelly

Una delle dive più belle nella storia del cinema, vincitrice, a 26 anni, del premio Oscar alla migliore attrice per la sua performance nel film La ragazza di campagna, pellicola di George Seaton presentata in concorso proprio all'ottavo festival di Cannes, che incontra, sul set del film di Hitchcok Caccia al ladro, girato proprio in Costa Azzurra, il principe Ranieri di Monaco e lo sposa, dopo un fidanzamento lampo, con un matrimonio definito “il matrimonio del secolo”, trasformandosi da stella del cinema in una principessa in carne e ossa: la vita di Grace Kelly è una storia che supera di gran lunga la fantasia e un'occasione troppo ghiotta per non farne un film.

Dopo anni di voci e tentativi, a portare sul grande schermo l'eleganza raffinata di Grace Kelly è il regista francese Olivier Dahan, che ha scelto come sua musa il premio Oscar Nicole Kidman, una delle poche attrici contemporanee in grado di poter far rivivere il fascino e l'eleganza della divina Kelly. A interpretare invece il principe Ranieri è Tim Roth, di ritorno al cinema dopo gli impegni televisivi in Lie To me e Klondike; nel cast figurano anche Paz Vega, che interpreta un'altra divina, la cantante lirica Maria Callas, e Frank Langella.

Sulla carta Grace di Monaco era quindi il candidato ideale per aprire la 67esima edizione del Festival del Cinema di Cannes: con la forza di due dive fuse in una stessa idea di eleganza e bellezza, il film di Dehan ha aperto ufficialmente, lo scorso 14 maggio, l'edizione 2014 del festival, portando glamour sulla Croisette. Non solo luccichii e splendore però: il film, già prima di essere presentato a Cannes, è stato al centro di diverse polemiche, sollevate sia dal produttore Harvey Weinstein, che ha definito il film terribile e ne ha realizzato un secondo montaggio, annunciando poi che il film non sarà distribuito in America, sia dalla famiglia della principessa, che, guardando il trailer ha giudicato la pellicola come un ritratto non veritiero e approssimativo della vita di Grace e Ranieri.

Per quanto rigurarda la questione montaggio, il regista Dehan, durante la presentazione ufficiale del film, ha affermato: «Quando ti trovi di fronte a un produttore americano del calibro di Harvey Weinstein non puoi fare molto: o fai quello che vuole o subisci dei ricatti. Al momento esistono due versioni del film: la mia e la sua, che trovo catastrofica». Sul fatto della distribuzione in America, Dehan ha rivelato proprio in conferenza stampa che il film uscirà nelle sale statunitensi in una versione che soddisfi entrambi: «Stiamo collaborando in maniera amichevole: realizzeremo una sola versione del film con qualche ritocco qua e là».

Sullo scontro con i figli della principessa Grace è abilmente intervenuta Nicole Kidman, interrogata sulla questione accentuata dall'assenza dei Grimaldi all'anteprima del film: «La cosa mi intristisce anche perché penso che il film non mostri nessun sentimento negativo nei loro confronti, né tantomeno verso le figure di Grace e Ranieri. Questo film è una versione romanzata dei fatti, non è un biopic e per questo ci sono molte licenze artistiche. Ovviamente capisco la loro posizione perché si tratta della vita dei loro genitori e comprendo il loro desiderio di proteggere la propria privacy. Ma il film è pieno di rispetto per queste persone e la mia performance è stata fatta con amore. Sono convinta che se i Grimaldi vedessero il film capirebbero che è stato fatto con grande affetto».

Da Grace la Kidman ha senz'altro preso l'eleganza e l'abilità nel presentarsi al pubblico, come ha dimostrato non alimentando ulteriormente le polemiche, anche grazie alla lunga preparazione che il ruolo ha richiesto: l'attrice ha infatti studiato la postura, il modo di muoversi e parlare della principessa per ben cinque mesi, come ha ricordato lei stessa: «Ho cercato di entrare gentilmente nella sua pelle: ascoltandola, guardandola e assorbendo ogni sua caratteristica e dettaglio». Un'immersione così profonda nel personaggio da far ammettere a Kidman che anche lei, se messa nella condizione di dover scegliere tra famiglia e carriera, avrebbe appoggiato la scelta di Grace: «Grace ha deciso di lasciarsi il mondo del cinema alle spalle per la sua famiglia: è una scelta che comprendo» e ha poi ribattuto: «Certo io non ho sposato un principe. Diciamo che ho sposato un principe del country!».

Alla luce delle parole serene di Nicole Kidman ci si domanda dunque se i dubbi sollevati dalla famiglia Grimaldi siano fondati: a pellicola terminata bisogna ammettere che il lavoro fatto su costumi, gioielli e ambientazioni è impeccabile, il mondo materiale di Grace è perfetto e da favola come ci si aspetta. Per quanto riguarda la storia invece si ha la sensazione di guardare la vita di Grace Kelly dal buco della serratura, spiandone i segreti e i drammi quotidiani con la voracità di chi sfoglia riviste di gossip dal parrucchiere, quel tipo di riviste che ingigantisce i fatti: nel film di Dehan, Grace Kelly è infatti sia attrice che principessa, poi detective, poi eminenza grigia in questioni politiche di importanza vitale, il tutto rappresentato con l'enfasi di un fotoromanzo. Un insieme che rende tutto una favola da fiction televisiva, relegando al ruolo di macchiette personaggi storici come Maria Callas, Alfred Hitchcock e Charles DeGaulle. I dubbi dei Grimaldi sono quindi comprensibili, anche se le perplessità riguardano più l'aspetto artistico del film che non quello politico.

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