27 Maggio Mag 2014 0800 27 maggio 2014

Mastella e Zanicchi, quando le preferenze non bastano

Mastella e Zanicchi, quando le preferenze non bastano

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Qualcuno aveva già iniziato a cercare casa a Strasburgo. Volti noti, in alcuni casi notissimi. Spesso già certi di un seggio in Europa. Alla fine la clamorosa affermazione del Partito democratico ha sorpreso anche loro. Mancano l’elezione i ministri Beatrice Lorenzin e Stefania Giannini. Devono arrendersi leader di peso come Clemente Mastella e Gianfranco Micciché. Rinuncia al sogno europeo persino il discusso inventore del metodo Stamina Davide Vannoni, passato senza troppo successo dalla cronaca alla politica.

Complice il risultato non esaltante di Forza Italia, sono tanti gli esponenti di centrodestra a rimanere fuori. Alcune esclusioni lasciano a bocca aperta. Ad esempio in pochi si aspettavano la sconfitta di Mastella, già ministro della Giustizia. Nonostante il buon risultato nella sua Benevento, il leader dell’Udeur non riesce a confermarsi. Uno dei più noti signori delle preferenze della politica italiana, stavolta di voti ne ottiene poco più di 60mila (quasi la metà rispetto a cinque anni fa). Un bottino di tutto rispetto, che pure non gli basta per tornare in Europa. E con lui deve tornare in Italia Iva Zanicchi. Altra europarlamentare uscente, altra sconfitta eccellente. «Io ero consapevole di essere trombata - rivela in serata a RadioDue - Lo sapevo, non avevo possibilità». Più di trentamila preferenze le fanno raggiungere il sesto posto tra i candidati di Forza Italia al Nordovest. Non abbastanza per far scattare un seggio. Stavolta la bocciatura preannuncia un cambio di vita. «Da questo momento non sono più una politica - le sue parole - Ho dato troppo senza ricevere nulla».

Resta a casa Davide Vannoni, padre del metodo Stamina. La lista “Io Cambio” l’aveva candidato in tutte le circoscrizioni. «La sua presenza vale da sola il 2 per cento a livello nazionale» avevano spiegato i dirigenti del movimento qualche settimana fa. In realtà Vannoni si ferma molto prima, conquistando un paio di migliaia di voti in totale. È andata sicuramente meglio al giornalista Alessandro Cecchi Paone, schierato da Forza Italia nel Sud. La sua discesa in campo aveva creato qualche malumore all’interno del partito, non sempre in linea con la sua politica in tema di diritti civili. Di preferenze ne prende sedicimila, comunque poche per aspirare a un seggio. Stesso mestiere per Paolo Guzzanti, altra penna schierata dai berlusconiani nella circoscrizione Italia Centrale. L’autore di Mignottocrazia incassa poco meno di 7mila voti. E dice addio al seggio europeo assieme a un altro volto noto presente in lista con lui: l’ex portiere di Milan e Fiorentina Giovanni Galli (fermo a circa 10mila preferenze).

Fa discutere l’esclusione di Giuseppe Scopelliti (Nuovo Centrodestra). Con 42mila preferenze l’ex presidente della Calabria arriva al terzo posto nella sua lista, circoscrizione Sud. Ma non strappa alcun un seggio. L’altra alfaniana di punta a mancare l’elezione è la titolare della Salute Beatrice Lorenzin, candidata al Centro Italia. La giovane esponente di governo può consolarsi con gli oltre 30mila voti conquistati, dieci volte più della collega Stefania Giannini. Il ministro dell’Istruzione, schierata da Scelta Europea nella stessa circoscrizione, raccoglie tremila voti. Sfumata l’elezione a Strasburgo, adesso dovrà affrontare anche lo scontro interno al partito. Nel pomeriggio sarebbe persino partita una raccolta firme per chiedere le sue dimissioni da segretario nazionale di Scelta Civica. 

Trema Gianfranco Micciché. L’unico capolista berlusconiano che rischia di rimanere a bocca asciutta. Candidato nella circoscrizione Isole, l’ex sottosegretario arriva terzo, ottenendo poco più di 50mila voti. L’esclusione non è ancora definitiva. In caso di rinuncia da parte del forzista Salvatore Cicu - già deputato a Roma - scatterebbe un seggio anche per lui. E poi c’è la pattuglia di Fratelli d’Italia. Sfiorata ma non raggiunta la soglia di sbarramento, mancano l’elezione in Europa Giorgia Meloni e l’ex sindaco della Capitale Gianni Alemanno (che pure ha ottenuto più di 40mila voti). Con loro, dovrà dire addio a Strasburgo Magdi Cristiano Allam.

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