29 Maggio Mag 2014 2015 29 maggio 2014

Grillo con Farage, per non morire in Europa e in Italia

Grillo con Farage, per non morire in Europa e in Italia

Grillofarage

Ancora una volta le montagne russe a Cinque Stelle seguono il tragitto Roma-Milano. Nella Capitale si mastica amaro per la sconfitta elettorale che ha innescato le recriminazioni dei dialoganti, la resistenza degli ortodossi (Roberta Lombardi paventa «nuove espulsioni») e un documento diramato dallo staff comunicazione con le linee guida per la ripartenza politica, che però non è affatto piaciuto ai vertici di stanza a Milano. Intanto all’ombra del Duomo prosegue il lavoro per puntellare lo sbarco del Movimento 5 Stelle in Europa. A far discutere è l’ipotesi di una convergenza con il leader dell’Ukip Nigel Farage, per il quale Grillo non ha mai nascosto simpatie. Se esattamente un anno fa, intervistato dalla Cnbc, l’ex comico elogiava Farage «oratore straordinario, usa parole molto violente in Parlamento, è un vero euroscettico», mercoledì lo ha incontrato a pranzo a Bruxelles tra cordialità, elogi reciproci e scambio di idee in vista della formazione di un possibile gruppo comune. La tattica interventista di Grillo è un fatto nuovo nel Movimento, da sempre refrattario alle alleanze, ma necessario per non condannare i neoeletti a giocare il ruolo delle comparse nelle stanze dei bottoni europee.

Dal quartier generale della Casaleggio Associati predicano prudenza, evitano di sbottonarsi e parlano di «sondaggi» che proseguiranno nei prossimi giorni. Ci lavora Claudio Messora, capo della comunicazione M5s al Senato in predicato di trasferirsi a Bruxelles per coordinare il percorso dei pentastellati in Europa e che nel 2011 sul suo blog byoblu intervistò proprio il leader Ukip, poi ospitato con un altro colloquio anche dal blog di Grillo lo scorso agosto. Ad occuparsi del dossier europeo c’è pure Davide Casaleggio, figlio del guru e socio della Casaleggio Associati, che ha accompagnato l’ex comico al colloquio con Farage ma che già da tempo segue da vicino le sorti del Movimento 5 Stelle, finora rimasto sempre dietro le quinte nel palazzo milanese di via Morone 6. Al netto dei toni entusiastici usati dall’ufficio stampa di Farage, l’idea di una formazione comune con l’Ukip sembra prendere piede e rischia di rivelarsi mossa obbligata in casa Cinque Stelle. 

Scartata da mesi la strada di un matrimonio con il Front National di Le Pen perché «troppo connotato ideologicamente» e combattuto da una fetta dei parlamentari M5s, negli ultimi giorni è arrivato il no dei Verdi tedeschi che escludono «categoricamente» alleanze con Grillo «perché la differenza con lui è troppo grande» salvo poi raddrizzare il tiro: «Finora non ci sono stati contatti formali». Le soluzioni in piedi restano poche, la possibilità di rimanere tra i “non iscritti”, quindi senza un gruppo, comporterebbe limiti e penalizzazioni all’attività di chi, come il Movimento, ha annunciato l’intenzione di voler «cambiare l’Europa per cambiare l’Italia». Meno fondi, partecipazione senza diritto di voto nella conferenza dei presidenti, riduzione del tempo degli interventi rispetto a quello degli altri gruppi. Ecco allora che una formazione diventa decisiva e le regole dicono che ogni gruppo deve avere almeno 25 deputati di 7 paesi. I Cinque Stelle possono contare su 17 unità (le stime pre-elezioni erano 22-25) e secondo il pallottoliere di Farage con il Movimento si può allestire un gruppo di «60 eurodeputati di 9 nazionalità». Sarebbe la quarta forza a Palazzo, una potenza di fuoco capace di «causare un sacco di guai a Bruxelles».

Anche grazie alle rispettive diplomazie, Grillo e Farage lavorano su un’ipotesi reciprocamente gradita. Allo studio c’è un accordo a maglie larghe «che mette d’accordo tutti» senza troppi patemi d’animo. Si parla di un nuovo gruppo in Parlamento pronto a procedere unito per le grandi battaglie europee, ad esempio contro austerità e fiscal compact, mentre su altri temi ognuno sarebbe libero imboccare la propria strada, anche in virtù del fatto che le differenze di vedute sono parecchie: dal nucleare agli eurobond, con il partito di Farage che sconta critiche serrate su immigrazione, xenofobia ed estremismi. Una “loose association”, per usare le parole del leader Ukip, una relazione aperta che consentirebbe di smussare spigoli e incompatibilità reciproche.

A chi gli attacca l’etichetta di “destrorso” (nel 2012 Matthew Goodwin sul Guardian lo rimproverava di essere «più vicino all’estrema destra di quanto ammetta»), Farage risponde definendosi post-ideologico, «oltre la destra e la sinistra». Proprio come il Movimento 5 Stelle nelle intenzioni di Beppe Grillo. E se i neoeletti M5s a Bruxelles attendono silenti l’evolversi della situazione, i loro colleghi parlamentari italiani alzano la voce: alcuni tra i deputati e i senatori grillini sono saltati sulla sedia alla notizia dell’avvio del canale diplomatico con Farage. Giulia Sarti, che dissidente non è mai stata, spiega a La Stampa: «La campagna elettorale dell’Ukip l’ho schifata più ancora di quella della Le Pen, per me un gruppo con l’Ukip sarebbe un neo e lo sarebbe per molti altri, ma sono certa che in quel caso si aprirebbe una discussione». Il collega Danilo Toninelli prova a gettare acqua sul fuoco: «Beppe incontrerà tutte le forze euroscettiche con cui è possibile immaginare un percorso di massima».

Tra gli sfottò degli avversari e i timori della base, più di qualcuno storce il naso davanti al metodo adottato da Grillo, volato a Bruxelles senza consultare la Rete. Ma il leader genovese non ha fatto altro che “applicare“ il codice di comportamento per le europee stilato qualche mese fa alla Casaleggio Associati. Il regolamento, che i candidati M5s hanno dovuto sottoscrivere, sancisce che «laddove si manifestasse la possibilità di costituire in seno al Parlamento europeo un gruppo politico con deputati di altri paesi che condividano i valori fondamentali del Movimento 5 Stelle verrà fatto su proposta di Beppe Grillo, in qualità di capo politico del M5s, e ratificata tramite votazione in Rete da parte degli iscritti». La prima mossa spetta proprio all’ex comico, gli attivisti comincino a scaldare le tastiere.

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