3 Giugno Giu 2014 1800 03 giugno 2014

Alitalia, tutto quello che potrà succedere

Alitalia, tutto quello che potrà succedere

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Nel caso di Alitalia, dopo la lettera inviata da Etihad, con cui il vettore arabo si è impegnato a investire nella compagnia italiana 560 milioni di euro, sono ancora molti i nodi da sciogliere. Ecco quello che potrà succedere, attraverso le analisi della stampa italiana. 

Le prossime mosse

«Il Cda di Alitalia si riunirà venerdì, per un incontro che, già in programma per deliberare la convocazione dell’assemblea sul bilancio 2013, ha ora un nuovo ordine del giorno con al primo punto l’esame del via libera di Etihad alla fase finale della trattativa tra le due compagnie. (...) Limature ed ultimi nodi, a partire da debito e esuberi, impegneranno i manager delle due compagnie e gli advisor ancora per circa un mese, ma ormai non dovrebbero più nascondere insidie». (Ansa

Gli esuberi

“Gli esuberi stimati in Alitalia per la fusione con Etihad sono «tra i 2.400 e i 2.500, almeno dalle risultanze pubbliche». Lo sostiene il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che a margine di un convegno in Fondazione Cariplo a Milano ha spiegato che «poi si dovrà vedere quando ci sarà la discussione di merito tra le parti». (...) Poletti ricorda infine che «il tema degli ammortizzatori ha situazioni diverse, c’è il personale di terra e di volo, poi c’è il piano precedente, ancora in piedi, con un nucleo di persone in cassa integrazione a zero ore”. Per queste ultime «bisognerà riconsiderare tutta la situazione»”. (Ansa)

I paletti dell’Ue

“La Commissione europea ha rinnovato oggi la sua richiesta al governo italiano di garantire che l’effettivo controllo di Alitalia «resti in mano Ue» e ha sottolineato che potrebbe richiedere alle autorità italiane i documenti che provino la non violazione delle norme Ue nell’operazione Alitalia-Etihad. «La compagnia aerea non solo deve avere una proprietà maggioritaria da parte di interessi Ue, ma anche il suo controllo deve rimanere in mani Ue» ha detto Helen Kearns, portavoce del commissario Ue ai trasporti, Siim Kallas, che è responsabile del dossier Alitalia. Se così non fosse, «le regole Ue sul controllo e la proprietà sarebbero violate dall’Italia»”. (Corriere della Sera)

Debiti 

Nella partita ancora in corso sulla rinegoziazione dei debiti delle banche nei confronti di Alitalia, scrive Reuters:

“Intesa Sanpaolo è pronta a valutare le proposte sul debito di Alitalia formulate da Etihad se rappresentano prospettive favorevoli per la compagnia aerea. Lo ha detto, a margine di un convegno a Milano, il ceo Carlo Messina, confermando che la lettera di Etihad è stata ricevuta da Alitalia «ieri sera molto tardi». «Aspettiamo di vedere i termini di questa lettera, se ci sono condizioni che rappresentano una prospettiva favorevole per l’azienda le valuteremo, per il momento preferisco aspettare», ha detto Messina. Il ceo ha poi ribadito che la quota della banca in Alitalia verrà ceduta, come tutte le altre partecipazioni, nell’arco del piano industriale, ma per la fase iniziale Intesa garantirà stabilità”.  (Reuters)

Fiumicino e il volo di Atlantia

La Borsa non ha ancora premiato Atlantia, azionista di Aeroporti di Roma ma, scrive Mf, sulla società della famiglia Benetton le sim stanno elevando le raccomandazioni. 

“Anche Equita ha ribadito stamani la raccomandazione buy su Atlantia con un prezzo obiettivo a 21,5 euro. "Il piano di Etihad prevede il rilancio di Alitalia aumentando i voli internazionali e intercontinentali, con 9 nuovi aerei di lungo raggio. Fiumicino vedrà salire da 85 a 100 i voli intercontinentali", affermano gli esperti della sim, precisando che l’Ue dovrà verificare se l’accordo è in linea con le norme europee che vietano il controllo di compagnie a gruppi non europei”. (Milano Finanza)

Il nodo Linate e Malpensa

Una lunga riflessione sul futuro di Malpensa e Linate è ospitata dalla testata varesina La Prealpina:

“E Malpensa? Ecco, appunto, Malpensa. Abu Dhabi prevede un incremento notevole dei voli intercontinentali sullo scalo varesino, dagli attuali undici alla settimana aventicinque, cargo compresi. Nel contempo fissa però gli obiettivi principali su Linate, che nelle previsione dovrebbe essere valorizzato per viaggi verso i mini-hub continentali di cui si serve Etihad. Senza rinunciare a collegamenti più frequenti tra il Forlanini e la stessa Abu Dhabi. 

Prospettiva che mette in conto un probabile decreto del nostro Governo per liberalizzare le rotte sul city airport milanese. In questo modo i passeggeri lombardi e delle altre regioni del Nord avrebbero a disposizione più destinazioni, ma ciò penalizzerebbe comunque Malpensa, nonostante i progetti di sviluppo della Sea, la società di gestione. 

Linate finirebbe per rivelarsi più comodo soprattutto per gli uomini d’affari. Benché stia prendono piede l’ipotesi di far arrivare in brughiera i treni dell’alta velocità, sia con i convogli di Fs sia con quelli di Italo, gettando un ponte con città come Bologna, Torino e Venezia. Intervento che rischia di rivelarsi poco produttivo alla luce della crescita di traffico e di destinazioni di Linate e Fiumicino. Insomma, una situazione fluida, con mille punti interrogativi sul futuro di Malpensa”. 

I sindacati di Sea

“C’è da crederci? I sindacati non nascondono le loro perplessità, forti dei precedenti e di un contesto economico che non depone a favore di rapide e indolori soluzioni. La cifra occupazione di Malpensa, compreso il suo indotto, ha subito pesanti contraccolpi negli ultimi anni. L’arrivo di Alihad riapre il fronte a un cauto ottimismo, anche se proprio i sindacati avranno l’ultima parola sull’eventuale accordo tra le due compagnie aeree. Molto, quasi tutto, dipende da loro, come all’epoca delle trattative con Air France, finite con un nulla di fatto”. (La Prealpina)

Tav a Malpensa

“Per fare arrivare la Tav in brughiera i tempi non sarebbero lunghissimi, anche se sono in molti a ritenere un errore il fatto che la recente realizzazione dall’alta velocità tra Milano e Torino si sia clamorosamente scordata di Malpensa. Ora si corre ai ripari, tanto che si parla di una fase finale per la realizzazione intorno al 2016. Non solo, le risorse necessarie sarebbero già state reperite e sarebbero pronte per essere inserite nella legge di Stabilità”. (La Prealpina)

Le rotte

Cosa cambierà per i passeggeri italiani se l’intesa va a buon fine? Se lo è chiesto La Stampa. Questa la risposta: 

“Chi abita nel Nord del Paese dovrà cambiare l’aeroporto di riferimento per i voli a lungo raggio. Oggi si decolla da Malpensa, da cui Etihad vorrebbe sbaraccare si passerà attraverso Fiumicino o gli hub del nord Europa come Francoforte, Parigi o Amsterdam. Dovrebbe invece restare centrale il ruolo dell’aeroporto romano: è abbastanza lontano da Abu Dhabi da poter funzionare come secondo hub di un gruppo Alitalia-Etihad e abbastanza vicina per fare sistema. La compagnia di Abu Dhabi vuole sfruttare la possibilità di voli diretti tra Roma e gli Stati Uniti. Dovrebbero invece essere di meno i voli nazionali: gli arabi hanno sempre detto chiaramente che vorrebbero ridurre la presenza di Alitalia in questo settore, che rende ormai poco”. 

Il futuro delle low cost 

Etihad ha anche chiesto che ci siano meno vantaggi per le compagnie low cost. Ci saranno meno voli economici? Anche a questo ha risposto La Stampa: 

“Il governo italiano non ha il potere di impedire agli enti locali di incoraggiare finanziariamente le compagnie low cost a operare negli scali secondari in Italia. È però anche vero che la crisi ha ridotto moltissimo le possibilità di spesa di Regioni, Comuni e Province”. 

I problemi non finiscono qui

L’arrivo di Etihad, avverte Andrea Giuricin su Il Sussidiario, non significherà la fine dei problemi di Alitalia. Il primo chi, tra i soci italiani, è pronto a mettere altri soldi? 

“Non si capisce invece chi saranno gli azionisti italiani e non si capisce come questi continueranno a investire nella compagnia in futuro. La nuova Alitalia, quella che sta fallendo, era ripartita con 1,2 miliardi di euro di investimenti e si sono dimostrati troppo pochi per un rinnovamento della flotta a lungo raggio. Ora se arrivano 600 milioni è sicuramente un fatto positivo, ma nel momento in cui ci vorrà una nuova ricapitalizzazione gli azionisti dovranno metterci ancora soldi: anche quelli italiani.

Etihad non potrà mai superare la barriera del 49% del capitale, altrimenti Alitalia perderà la licenza europea e la possibilità di operare liberamente nel mercato comunitario. Inoltre, ora Lufthansa inizierà davvero a fare pressione sulla Commissione europea per l’ingresso di Etihad, dato che ormai ha troppi vettori che le danno fastidio (Air Berlin in Germania ed Etihad Regional in Svizzera). E i tedeschi sono forti a fare pressione su Bruxelles.

Per comprendere al meglio il settore aereo, è bene ricordare che un aereo a lungo raggio costa fino a 250 milioni di euro. È per questo motivo che la cifra di 3 miliardi di euro che annunciavo già mesi fa è essenziale per un piano di sviluppo di Alitalia. Questo vuol dire che azionisti italiani dovranno continuare a investire. E chi vorrà ancora metterci dei soldi? Le banche che vogliono uscire a tutti i costi dall’ennesima “avventura”? I piccoli azionisti italiani che pensavano di guadagnarci e che hanno bruciato milioni su milioni? O forse Poste Italiane che ha già bruciato l’investimento di 75 milioni di euro?”

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