8 Giugno Giu 2014 1030 08 giugno 2014

Paperi tutti! Paperino compie 80 anni

Paperi tutti! Paperino compie 80 anni

Paperino Nel 1934

Era il nove giugno del lontano 1934 e da una barca attraccata lungo il fiume sbucò il becco del papero più celebre di tutti i tempi, che fece QUACK e da allora nessun papero fu più come prima. Zii, nonne, nipoti, cugini, o semplici amici, da quel giorno di paperi ne apparvero in ogni angolo, soprattutto dalle parti di Paperopoli. Sfortunato più che mai e simpatico ancor di più, Paperino ha riempito otto decenni di storie a fumetti o di cartone e senza di lui non so come avrei fatto. Senza di lui e senza i geniali polpastrelli di Carl Barks!

Il racconto

IL PICCOLO PAPERO

Il signor Gualtiero entrò in aula spalancando la porta all’improvviso, con una scatola piena di matite, pennelli e pastelli colorati tra le mani e un sorriso da qua a là, che valeva come saluto e pure come buon auspicio. Distribuì i colori ai ragazzi, che estrassero da sotto il banco dei grossi fogli di carta, pronti per la lezione di disegno.

«Disegnate un bel cerchio.» Ordinò, dando via al divertimento. Non ce ne fu uno che non si mise di gran lena al lavoro, chi con il compasso, chi a mano libera, chi con un pennarellone, chi a matita con un tratto leggero.

«Va bene anche un triangolo?!» Chiese Carletto, in ultimo banco, ma nessuno gli diede retta, che un cerchio triangolare ancora non lo aveva inventato nemmeno un geometra.

«Ora – continuò il signor Gualtiero – sopra il cerchio disegnate un altro cerchio, un po’ più piccolo, con le circonferenze attaccate una all’altra. E questo cerchio coloratelo di nero.»

Inutile dire che ci fu un assalto a qualsiasi cosa che avesse una grossa punta nera.

«Accanto al secondo triangolo, un po’ spostato verso sinistra, sempre attaccato alla circonferenza del primo, disegnate un terzo cerchio nero nero, grande tanto quanto il secondo.»

In pratica si stava facendo un vero e proprio dettato a disegni rotondi...

«Sulla destra, fuori dal primo cerchio, disegnatemi un quarto cerchio, più piccolo del secondo e del terzo, e anche questo riempiamolo con il nero.»

Il signor Gualtiero ci stava prendendo gusto, tant’è che quasi nemmeno si fermava per prendere fiato tra un cerchio e l’altro e diventava difficile stargli dietro.

«Dentro il primo cerchio disegnate due cerchietti uguali, neri pure loro. Sotto al cerchio, invece, disegnate un nuovo cerchio, più o meno grande come il primo, ma questa volta più rosso che no. E dentro il cerchio rosso disegnate due cerchi più piccoli, dipinti di giallo...»

«Ma è Topolino!» Esclamò Carletto, entusiasmato dall’intuizione. Ed altrettanto entusiasta fu pure il signor Gualtiero, che per congratularsi della risposta esatta subito gli chiese di calcolare l’area del cerchio... Ma per fortuna la campanella annunciò l’intervallo e tutti se ne fuggirono dall’aula e dal pi greco.

Tutti, ma non Carletto, che quando aveva una matita tra i polpastrelli si perdeva sempre nei suoi pensieri triangolari o rotondi. Però di topi era pieno il mondo, e di gatti e cani pure: sia quello reale, sia quello dei fumetti. Che bello, sarebbe stato, disegnare qualsiasi altra cosa...

«Mi disegni, per favore, una papera?» Gli chiese d’un tratto il signor Gualtiero, come se avesse letto nei suoi pensieri.

«Una papera? – Borbottò Carletto, temendo di aver capito male – Davvero una papera?»

«Sì – confermò il signor Gualtiero – disegnami, per favore, una papera.»

I pastelli tra le dita cominciarono a tremare per l’emozione. Una papera, aveva detto una papera davvero!

«Andrebbe bene anche un papero maschio?» Indagò Carletto, ottenendo un cenno d’assenso.

«E posso vestirlo da marinaretto, il mio papero? – Si informò – Con una bella giubba blu e il cappello sulla testa?» Di nuovo la risposta fu positiva.

«Un papero un po’ umano...»

«Antropomorfo!» Puntualizzò il signor Gualtiero, che amava usare il vocabolo adatto per ogni occasione.

Dovevi vederlo, Carletto, a liberare la fantasia sul suo foglio bianco, che ormai bianco non lo era più e cominciava ad assumere espressioni divertenti e divertite, movimenti improvvisi e atteggiamenti intriganti.

«Mi pare di averla già sentita, questa storia... – Sussurrò Carletto, consegnando il proprio disegno, più bello che mai, con il becco e le zampe palmate – Deve averla scritta qualcuno in un libro che ormai sarà finito chissà dove nella biblioteca di Paperopoli...»

«Il piccolo papero!» Esclamò d’un tratto, strillando più della campanella, che ormai l’intervallo era finito.

«Quasi – puntualizzò il signor Gualtiero – è Paperino, che è più o meno la stessa cosa, essendo un piccolo papero anche lui, lo dice la parola stessa...»

Carletto sorrise e si preparò per la lezione successiva, sperando di non venire interrogato, altrimenti avrebbe probabilmente risposto QUACK in tutte le materie.

La fotografia

Il celeberrimo cantante Elton John, oltre che a comporre e cantare alcuni dei brani di maggior successo del secolo scorso, ha sempre abituato il suo pubblico ad abbigliamenti a dir poco stravaganti. Lo abbiamo visto agghindato così o bardato cosà, con la parrucca o sui tacchi, un po’ dark o un po’ vamp, ma i fortunati che assistettero al suo concerto in Central Park, a New York, nel 1980, difficilmente dimenticheranno il costume che si era infilato quella sera. Senza un filo di imbarazzo, l’artista si presentò sul palco vestito in tutto e per tutto da Paperino, con tanto di zampe palmate, sederone piumato, giubba da marinaio e cappellino blu. E non era nemmeno Carnevale!

Con le dita a saltellare sulla tastiera del pianoforte cantò bene come al solito, anche perché se oltre al costume avesse sfoderato anche la voce gracchiante del nostro amato papero, probabilmente gli spettatori se ne sarebbero tornati a casa un po’ meno soddisfatti del previsto.

Il video

Abita a bordo di una barca come ogni vero marinaio, Donald Duck, che in italiano ha preso il nome di Paperino, e nel filmato che segna la sua prima apparizione riceve la visita di una pollastra zampettante e del suo nugolo di pulcini. Quale fosse il motivo della visita non lo vogliamo sapere e nemmeno ci interessa cosa si dissero i due, anche se un po’ di curiosità a volte emerge. Per esempio: che lingua parleranno una gallina e un papero? Saranno dialetti simili?

La grande città di Paperopoli ancora non era stata fondata, ma il destino di quel simpatico pennuto era già segnato.

La pagina web

Vuoi sapere quanto è lungo il becco di Paperino? O se Qui, Quo e Qua hanno l’accento? Cerchi una ricetta di Nonna Papera? Vuoi scrivere a Pico de’ Paperis e non hai l’indirizzo? Beh, tra tutti i fumetti prodotti in ottant’anni troverai di sicuro ogni risposta, ma se non hai tempo per leggere pagine su pagine eccoti una moderna enciclopedia digitale dove inserire la parola chiave e lasciarti svelare ogni cosa. Clicca, prendi nota, poi torna a leggere tra riquadri e balloon, che come i fumetti non ce n’è, nemmeno in rete.

Ti consiglio un libro

Walt Disney – Io Paperino – Mondadori

Ci sono alcuni libri che ormai sono diventati pezzi da collezione. Uno di questi vede come protagonista indiscusso Paperino, sin dal titolo. È un librone grosso così, che comprende molti decenni di paperate e fa parte di una serie di libroni, dedicati tra gli altri anche a Topolino e a Pippo. Inutile cercarlo in libreria, un pezzo così: meglio allungare l’occhio sui banchi dei mercatini e, una volta trovato, acchiapparlo sperando di fare l’affare del giorno. Con questo libro in bella mostra, qualsiasi scaffale diventa un luogo quasi magico!

I nostri eroi

Mi sono sempre chiesto se nella carta d’identità di Paperino, nello spazio per l’indirizzo ci sia scritto Paperopoli davvero. O Duckburg, in inglese, perché anche la città, come gran parte del mondo dei paperi, è frutto della fantasia papereggiante di Carl Barks. È lì che abita anche zio Paperone, l’amata Paperina, i nipoti Qui, Quo e Qua, il geniale Archimede Pitagorico, la splendida Nonna Papera e tutti gli altri. Se ci andrai in vacanza o anche solo per il weekend, ricordati di visitare la collina di Ammazzamotori, con il famosissimo deposito di Paperon de’ Paperoni, il porto, il casinò, il municipio con la statua del fondatore Cornelius, la redazione del giornale Papersera, anche per farti consigliare qualche evento mondano in programma. Poi non dimenticare la cattedrale di Notre Paper, la sede delle Giovani Marmotte, il borgo di Quacktown, la fattoria di Nonna Papera, la roulotte della Banda Bassotti, il centro commerciale, lo stadio e... E temo che un weekend non ti basti: meglio un’intera settimana da paperi. Occhio, però, a non sbagliare strada, altrimenti rischi di finire a Topolinia, che non è la stessa cosa.

Il povero Paperino, cui non ne va mai bene una, ha però un suo alter ego vendicatore: il mitico Paperinik. Che è arrivato nelle storie di Paperopoli solo nel 1969, ben trentacinque anni dopo la nascita di Paperino, e non in America, bensì in Italia, dove di autori Disney ce ne sono tanti davvero, al punto da far diventare il nostro paese quasi la seconda casa di tutti i paperi e topi di carta. Da bravo eroe mascherato, Paperinik interviene contro furfanti e malfattori, che gli sceneggiatori infilano nelle storie e tra i fumetti, probabilmente per avere la scusa per tirarlo finalmente in ballo, con il suo mantello blu e lo sguardo grintoso. Un po’ Batman e un po’ Diabolik, un po’ James Bond e un po’ Fantomas, alla fine Paperinik non è nessuno di loro, ma qualcosa da ognuno l’ha presa, diventando il papero preferito di molti e non so se alla fine Paperinik vorrei esserlo io o mi basterebbe averlo come amico.

Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, negli stabilimenti della Piaggio si cominciò a progettare una motoretta che fosse simpatica e agile, snella e innovativa. Ne venne fuori un prototipo cui fu data la sigla di MP5 e il nome di Paperino. Come il nostro papero dei fumetti, anche questo scooter non ebbe fortuna e il progetto fu accantonato quasi subito ma, proprio come il papero Disney, alla fine fu un successo a dir poco mondiale. L’ingegner Corradino D’Ascanio, infatti, riprese in mano i modelli e, ritoccando un po’ qua, aggiungendo qualcosa là, togliendo un aggeggio e rifilando una linea ne tirò fuori nientemeno che la Vespa: la motocicletta più celebre della galassia. Ora manca solo di trovare Paperino in sella a una Vespa e il cerchio si chiude!

Tra paperini, papaveri e papere, la paperetta che davvero non può mancare nella vita di ognuno di noi non è Paperina, bensì quella della vasca da bagno, rigorosamente gialla gialla, di gomma, che se la premi starnazza attraverso la valvola sulla pancia. Chi non ha mai fatto almeno un bagnetto con lei, immersi entrambi nella schiuma?

Ormai se ne trovano di tutte le dimensioni, di paperette da vasca, c’è chi le fa trovare ai clienti nelle camere d’albergo, chi le regala agli amici che hanno appena ingrandito la famiglia con un bebè, chi ne costruisce di enormi e le lascia a galleggiare nei laghetti dei parchi. Ecco, una vita senza le sventurate avventure di Paperino sarebbe di sicuro meno divertente, ma senza un bagno con la paperetta sarebbe più vuota che mai.

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