18 Giugno Giu 2014 1145 18 giugno 2014

“Laguna Gate”. Ecco cosa sta succedendo a Venezia

“Laguna Gate”. Ecco cosa sta succedendo a Venezia

84018504

Cos’è il Mose

Il (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) è un progetto realizzato con l’obiettivo di difendere Venezia e l’intero territorio lagunare di 550 Km2 dalle acque alte. Le prime sperimentazioni sono iniziate già nel 1988, mentre il progetto finale e la sua realizzazione sono stati approvati in via definitiva dal cosiddetto Comitatone nell’aprile del 2003; i lavori sono partiti lo stesso anno. Il Mose non è un’opera isolata, ma rientra nel Piano Generale di Interventi per la salvaguardia di Venezia e della laguna, nel quadro della Legge Speciale per Venezia.

Viene realizzato dal Consorzio Venezia Nuova, costituito da grandi imprese di costruzione italiane, cooperative e imprese locali, che opera per conto del Magistrato alle Acque di Venezia (istituto periferico del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) per la realizzazione degli interventi per la salvaguardia di Venezia e della laguna di competenza dello Stato.

Il costo complessivo dell’opera è di oltre 5 miliardi di euro. Lo stato di avanzamento dei lavori è pari all’87% e, a ottobre, serviva ancora un miliardo di euro circa per la realizzazione completa. L’obiettivo, ricordato anche in quell’occasione, è di concludere l’opera entro il 2016.

Come ottiene i finanziamenti

I finanziamenti per il Mose arrivano nel 2002, anno in cui diventano parte della Legge obiettivo. Per il Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, organo collegiale del governo presieduto dal presidente del Consiglio dei ministri e composto dai cosiddetti ministri economici, il costo del lavoro iniziale è fissato su: 3,4 miliardi di euro, da terminare nel 2010.

Nel 2008 il Cipe approva un’altra delibera, il costo sale a un totale di 4,3 miliardi di euro. La fine dei lavori slitta al 2012. In tutto il costo arriva a 5,5 miliardi, che è la cifra tuttora confermata per Mose e opere connesse. Tale cifra aggiornata compare per la prima volta nell'Allegato Infrastrutture del 2011. Il progetto Mose è interamente finanziato con risorse pubbliche statali.

Chi è coinvolto

Il Consorzio

Giovanni Mazzacurati

Chi è: Ex Presidente del Consorzio Venezia Nuova, che si occupa della realizzazione dell’opera faraonica

Come è coinvolto: Secondo le indagini è il «capo supremo» delle mazzette, il punto di contatto per i pagamenti, intorno a cui ruota l’inchiesta sul Mose. Attraverso di lui passano i soldi destinati a oliare la politica locale (in particolare Orsoni). Sotto la sua guida il Co.Ve.Co. finanziava “pensioni” anche a membri della Guardia di Finanza e al Magistrato delle Acque.

Franco Morbiolo

Chi è: Presidente del Consorzio Veneto Cooperativo - Co.Ve.Co. coop Spa, Cooperativa consorziata nel Consorzio Venezia Nuova

Come è coinvolto: Secondo l’accusa è stato «addetto» all’elargizione di mazzette e finanziamenti, anche leciti, a politici di centrosinistra, di centrodestra e persino alla Fondazione Marcianum dell’ex patriarca Angelo Scola, attuale arcivescovo di Milano.

Piergiorgio Baita

Chi è: Ex amministratore delegato della Impresa di Costruzioni Ing. E. Mantovani Spa, una delle principali imprese di costruzione del Nord-Ovest, consorziata nel Consorzio Venezia Nuova

Come è coinvolto: Assieme a Nicolò Buson, che lavorava sempre alla Mantovani, a Claudia Minutillo, imprenditrice ed ex segretaria personale di Galan, e a William Colombelli, broker attivo a San Marino, avrebbe creato, attraverso un giro di fatture false, fondi neri indirizzati poi su conti esteri, che sarebbero serviti, almeno in parte, per finanziare politici e partiti, di ogni schieramento, durante le campagne elettorali e ottenere il loro silenzio/consenso sul Mose.

La politica

Nel polverone finiscono esponenti di Forza Italia, ma anche del Partito democratico, fra cui:

Giancarlo Galan

Chi è: Presidente della Regione Veneto dal 1995 a 2010

Come è coinvolto: Accusato di finanziamento illecito ai partiti. Nell’ordinanza del Gip si legge che, dal 2005 al 2011, avrebbe ricevuto dal Consorzio Venezia Nuova uno stipendio annuo di un milione di euro. Sarebbe stato a libro paga di Baita per diversi anni, sin dal 2005, e il denaro sarebbe servito «per agevolare il Gruppo Mantovani nella presentazione e nell’iter burocratico relativi ai project financing che le società del gruppo Serenissima Holding presentavano in Regione». Fra le contestazioni a Galan ce n’è una particolare: aver ottenuto il pagamento della ristrutturazione della propria villa di Cinto Euganeo dalle parti di Padova.

Giorgio Orsoni

Chi è: Sindaco di Venezia dall’aprile 2010 (ora dimissionario)

Come è coinvolto: Accusato di finanziamento illecito ai partiti. Secondo l’accusa avrebbe ricevuto «tra i 400-500 mila euro» per la sua campagna elettorale. Per gli inquirenti sarebbe stato consapevole che i soldi che arrivavano sui conti correnti del comitato elettorale erano fondi creati grazie a false fatturazioni. Orsoni ha patteggiato con il Gip 4 mesi, ottenendo così la revoca dei domiciliari.
Orsoni ha recentemente chiamato in causa anche due deputati del Partito democratico di Venezia, Michele Mognato e Davide Zoggia (quest’ultimo è stato responsabile organizzativo del Pd nazionale sotto la segreteria Bersani) che lo avrebbero spinto a chiedere nuovi finanziamenti a Mazzacurati.

Altero Matteoli

Chi è: Ministro dell’Ambiente e delle Infrastrutture dal 2008 al 2011

Come è coinvolto: Avrebbe ricevuto denaro per alcune bonifiche ambientali dei siti inquinati di Mestre. Secondo quanto dichiarato da due imprenditori indagati da mesi, avrebbe affidato i fondi del ministero al Consorzio Nuova Venezia in cambio di una somma da versare all’azienda di Erasmo Cinque (la So.Co.Stra.Mo.), suo uomo di fiducia che poi girava a Matteoli una percentuale (il condizionale è d’obbligo poiché gli atti di queste dichiarazioni sono segretati). Grazie alle insistenze di Matteoli il costruttore sarebbe entrato nell’appalto per bonifiche nella zona di Porto Marghera. La presunta tangente all’ex ministro sarebbe anche legata al suo potere di controllo sul Magistrato alle Acque, che avrebbe favorito l’intervento del Consorzio Venezia Nuova. 

La cricca sul Mose si era mossa nel maggio del 2010 per ottenere una modifica al tetto del 15% al dello stanziamento dei fondi Fas (Fondo aree sottoutilizzate) per avere 400 milioni di euro per il sistema delle dighe mobili attraverso una delibera Cipe. In un interrogatorio del 28 maggio 2013 Baita dichiarò:

«Per alimentare il Consorzio ci vogliono 72 milioni di euro all’anno»
 

«(Il Consorzio, ndr) È una macchina che consuma un sacco di soldi all’anno, per alimentare il consorzio, spese proprie, ci vogliono 72 milioni di euro all’anno: quindi se sta fermo un giro il Cipe per i consorzianti è un guaio non da poco. Il Cipe si ferma, questa volta non riesce neanche il pellegrinaggio da Gianni Letta di Mazzacurati. Anzi, il dottor Letta dice: «Io non riesco a fare niente, anzi ci siamo scontrati in consiglio dei ministri con il ministro Tremonti che è stato anche particolarmente sgradevole, accusandomi di avere qualche interesse personale sul Consorzio Venezia Nuova».

Marco Milanese

Chi è: Ex braccio destro dell’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti

Come è coinvolto: E' stato arrestato con laccusa di avere intascato mazzette per 500mila euro per venire incontro alle richieste di Mazzacurati e del Consorzio; secondo quanto dichiarato dalla segretaria di Galan, Claudia Minutillo, la mazzetta sarebbe stata destinata a Giulio Tremonti.

Il Magistrato alle Acque di Venezia

Patrizio Cuccioletta (1999-2001, 2008-2011) e Maria Giovanna Piva (2001-2008)

Chi è: Il Magistrato alle acque è un organo decentrato del Ministero dei Lavori Pubblici diretto da un presidente nominato dal Capo dello Stato sentito il Consiglio dei ministri. Ha sede a Venezia e si occupa della gestione, della sicurezza e della tutela del sistema idraulico nel Triveneto; l’incarico è stato soppresso a partire dall’ottobre 2014.

«Il magistrato alle Acque era in subordine al Consorzio… gli comprava anche la carta igienica, non è una battuta»

Come è coinvolto: La nomina, a partire dalla fine degli anni ’90 in poi, è stata fatta sotto la supervisione di Mazzacurati. Secondo i magistrati che lo hanno interrogato, Mazzacurati avrebbe speso dal 1999 al 2011 quasi 4 milioni di euro per la presidenza del Mav. Avrebbe pagato prima Patrizio Cuccioletta, poi Maria Giovanna Piva, e infine di nuovo Cuccioletta. Secondo Mazzacurati:

«Il magistrato alle Acque era in subordine al Consorzio Venezia Nuova...cioè Venezia Nuova li comprava...sudditanza psicologica e anche operativa... Cioè gli comprava anche la carta igienica, è vero, non è una battuta».

La Corte dei Conti

Vittorio Giuseppone

Chi è: Magistrato della Corte dei Conti

Come è coinvolto: Secondo Mazzacurati, i pagamenti a Giuseppone iniziarono «poiché il Consorzio Venezia Nuova aveva ritardi a fastidi con la Corte dei Conti». I pagamenti che, a quanto pare, sarebbero stati a rate di 150mila euro all’anno (ma a si poteva arrivare fino a 400mila), servivano a velocizzare le procedure di controllo della Corte dei Conti. 
Mazzacurati spiega in un interrogatorio:

«Noi avevamo un problema principale che era quello della velocità. E doveva essere organizzato tutto, doveva essere seguito in modo che potessimo ogni anno avere la quota di registrazione».

La Guardia di Finanza

Emilio Spaziante

Chi è: Generale in Pensione della Guardia di Finanza

Come è coinvolto: Oltre a collaborare con Milanese per sbloccare i fondi del Cipe, teneva informati i sodali della cricca sulle indagini della Guardia di Finanza. Spaziante per «orientare le indagini» chiedeva una tangente di 2 milioni di euro. Di questi soldi Mazzacurati ne verserà solo un quarto in due tranche, nel 2011 e 2012. «Mi rifiutai di corrispondere altro denaro, anche per le difficoltà di reperire una somma quale quella richiesta» afferma durante l’interrogatorio del 9 ottobre del 2013.

Il legame con Expo

La marea rischia di arrivare fino alle guglie del Duomo, incrociando l’inchiesta sull’Expo 2015, altra indagine della magistratura che ha scoperchiato un sistema di corruzione e associazione a delinquere che spazia dal governo fino agli enti locali, dalla magistratura a pezzi delle forze dell’ordine. Sulle aree dell’esposizione universale 2015 ritroviamo infatti, fra le altre, la Mantovani spa di Mestre (che si è aggiudicato l’appalto per la costruzione della cosiddetta “Piastra” di Expo, cioè l’appalto più importante)la Co.Ve.Co e la So.Co.Stra.Mo. 

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook