22 Giugno Giu 2014 1145 22 giugno 2014

Se in Italia le donne non lavorano è colpa delle tasse

Se in Italia le donne non lavorano è colpa delle tasse

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La scarsa presenza delle donne sul mercato del lavoro è (anche) colpa delle tasse; o meglio del sistema di tassazione. Un’analisi di Fabrizio Colonna e Stefania Marcassa, infatti mostra come il nostro sistema di tassazione del reddito da lavoro disincentivi l’offerta di lavoro, in generale, e di quello femminile, in particolare.

In Europa, se si guarda alla fascia di età 26-54 anni, la media di partecipazione delle donne alla forza lavoro è pari al 76 per cento, mentre in Italia è poco sotto il 70 per cento. Se si affina l’analisi, tale partecipazione scende al 62 per cento per le donne sposate con figli, contro il 69 della media europea per lo stesso gruppo di donne. I due autori notano, inoltre, che in Italia la partecipazione femminile alla forza lavoro cresce al crescere del reddito del marito, mentre negli altri paesi europei non esiste una relazione, negativa o positiva.

La loro conclusione è che il sistema italiano di alte aliquote e detrazioni per figli e coniuge a carico grava soprattutto sulle famiglie bi-reddito e soprattutto su quelle con redditi bassi, con gravi conseguenze sul numero di persone che si trovano sotto la soglia di povertà. Per correggere questo sistema viziato, lo studio propone un set di riforme del sistema di tassazione del reddito con l’obiettivo di incrementare la partecipazione femminile al mercato del lavoro.

Tra le varie proposte avanzate, suggeriscono di introdurre un’imposta negativa sul reddito da lavoro che sia individuale e crescente al crescere dei carichi familiari. In pratica, si ipotizza che i lavoratori sotto un certo livello di reddito non solo non sarebbero tenuti a pagare imposte, ma potrebbero ricevere un trasferimento di denaro (da qui l’espressione imposta negativa) dallo Stato. Tale trasferimento potrebbe essere crescente al crescere del numero di figli a carico. Nei calcoli degli autori, questa modifica potrebbe essere fatta a gettito invariato, se venisse contestualmente abolita la detrazione per coniuge a carico, e potrebbe far aumentare la partecipazione femminile alla forza lavoro di ben 3 punti percentuali, riducendo così il numero di donne che si trovano al di sotto della soglia di povertà di 2 punti percentuali.

Tale articolo è il più recente di una lunga serie di contributi (1,2,3 e 4) che nel tempo hanno ricordato alcuni dati fondamentali da tenere a mente quando si disegna una riforma della tassazione del reddito in Italia. Il primo è che nelle famiglie italiane la probabilità che nasca un secondo bambino/a cresce se entrambi i genitori lavorano (4). Il secondo è che le famiglie monoreddito si concentrano nelle fasce di reddito o molto basse o molto alte. Il terzo è che anche le famiglie italiane molto numerose si concentrano nelle fasce di reddito o molto basse o molto alte.

Ne segue che, se si intende supportare le coppie italiane nella formazione della loro famiglia, è necessario ridurre il carico fiscale sulle famiglie con redditi molto bassi e sulle famiglie bi-reddito, favorendo la partecipazione femminile al mercato del lavoro. Proprio come nella proposta appena discussa.

Peccato quindi che nella settimana appena trascorsa la Camera abbia votato la conversione in legge del D.L. 66 del 2014, meglio noto come il Decreto Irpef delle 80 euro al mese, e che all’articolo 1 sia stata inserita questa frase “in attesa dell'intervento normativo strutturale da attuare con la legge di stabilità per l'anno 2015, nel quale saranno prioritariamente previsti interventi di natura fiscale che privilegino, con misure appropriate, il carico di famiglia e, in particolare, le famiglie monoreddito con almeno due o più figli a carico”.

Detto altrimenti, il legislatore italiano si propone di andare nella direzione opposta a quella qui auspicata. Speriamo che il tempo porti consiglio e che il Governo Renzi ci ripensi: per aiutare la famiglia in Italia bisogna eliminare, e non aumentare, la detrazione per il coniuge a carico, impiegando le risorse per ridurre il carico fiscale delle famiglie dove entrambi i genitori lavorano.

Per saperne di più:

Fabrizio Colonna & Stefania Marcassa, 2013. Taxation and labor force participation: the case of Italy, Bank of Italy, Economic Research and International Relations Area

Aassve, A., Pazienza, M., Rapallini, C.,2010. Family taxation and labour market participation incentives in Italy , Economia Pubblica, volume 1-6

Colombino, U., Del Boca, D., 1990. The effect of taxes on labor supply in Italy. Journal of Human Resources 25, 390–414.

Alesina, A., Ichino, A., Karabarbounis, L., 2011. Gender-based taxation and the division of family chores. American Economic Journal: Economic Policy: Vol. 3 No. 2 (May 2011)

Audizione Senato della Repubblica – Commissione Finanze e Tesoro, Dott.ssa Chiara Rapallini Febbraio 2012,

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