25 Giugno Giu 2014 0800 25 giugno 2014

Ogni volta che la Bce decide, la Germania gode

Ogni volta che la Bce decide, la Germania gode

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LONDRA – Vince sempre la Germania. Nel mondiale brasiliano è tutto da vedere, nei mercati comunitari la coppa è stata assegnata senza giocare. Le nuove misure sulle cartolarizzazioni introdotte dalla BCE favoriscono in primis la Kfw, la Cassa depositi e prestiti tedesca che ha sede – come Eurotower – a Francoforte. «L’Eurosistema considererà l’acquisto di Abs semplici e trasparenti, aventi come sottostante asset legati al settore privato non finanziario europeo», si legge nel discorso pronunciato da Mario Draghi a inizio giugno.

Le Asset backed securities (Abs) sono obbligazioni con sottostante portafogli di prestiti, mutui o altri asset impacchettati (cartolarizzati) come delle salsicce in diverse tranche, che offrono un rendimento parametrato al differente grado di rischiosità. Per Draghi, appoggiato dal Governatore della Bank of England Mark Carney, la mossa dovrebbe consentire agli istituti di credito di poter liberare capitale, grazie agli acquisti di questi strumenti da parte della Bce. Come evidenziano i dati Afme raccolti dal Bruegel Institute (qui sotto), le cartolarizzazioni non legate a mutui immobiliari in Eurozona ammontano a 140 miliardi, con l’Italia in pole position a quota 51 miliardi. Le Abs già utilizzate come collaterale presso la Bce sono 324,8 miliardi nominali su un potenziale da 761,1 miliardi.

La merchant bank federale tedesca, la cui controllata Kwf Ipex – specializzata nell’assistenza all’internazionalizzazione delle imprese – è finita nel novero degli istituti sotto lo scrutinio Bce nonostante i mal di pancia di Berlino, può portare come collaterale per finanziarsi al rubinetto di Francoforte soltanto gli asset che rientrano nel suo portafoglio più liquido, come si legge nel sito. Per questo, l’acquisto di Abs «semplici e trasparenti» offre una gradita stampella, considerando che Kfw Ipex è esposta per 14 miliardi di euro verso il settore navale, che ha risentito pesantemente della crisi globale. Le sofferenze bancarie legate allo shipping, che hanno affondato i conti di Commerzbank, Hsh Nordbank e WestLB, sono il segreto di Pulcinella del sistema finanziario teutonico. Ciò nonostante, Kfw Ipex è comunque stata in grado di contribuire per un terzo, esattamente 473 milioni di euro, al risultato netto 2013 della sorella maggiore, pari a 654 milioni di euro.

Oltre alla convenienza per Kfw, le cui passività – in base alle regole Eurostat – non finiscono nel conteggio del debito pubblico tedesco, l’acquisto di Abs da parte della Bce pone un altro quesito, che attiene al ruolo di una banca centrale: sicuri che la mission di Eurotower sia fare il market maker, ovvero stabilizzare un mercato dando trasparenza ai prezzi? Se nello statuto dell’istituto centrale comunitario la missione è la stabilità dell’inflazione, una strada per raggiungerla, assieme al tasso di rifinanziamento negativo, è quella di spingere le banche a liberarsi di tutte le esposizioni che assorbono capitale per aumentare i prestiti alle Pmi.

Oltreoceano, tramite il Troubled asset relief program (Talf), dal 2008 la Federal Reserve di New York ha prestato 71 miliardi di dollari a banche e imprese accettando titoli cartolarizzati come collaterale. Sebbene il meccanismo prevedesse un indennizzo da parte del Tesoro Usa sulle perdite, con soldi dunque del contribuente americano, se il titolo cartolarizzato diventava problematico non rimaneva nel bilancio della Fed ma veniva trasferito a un Spv (Special purpose vehicle), ovvero ad un’entità legale separata che si sobbarcava le eventuali perdite. In ogni caso, la garanzia è stata eliminata nel gennaio 2013 poiché l’ammontare delle commissioni guadagnate dal Talf dalla sua introduzione nel novembre 2008 – 743 milioni di dollari – ha superato il valore dei prestiti rimanenti, 556 milioni di dollari.

Secondo le indiscrezioni che circolano a Francoforte, Draghi vedrebbe di buon occhio l’utilizzo delle targeted longer-term refinancing operations (TLTROs) – prestiti triennali all’1% vincolati al credito a famiglie e imprese – da parte della Banca europea per gli investimenti (Bei) e delle Casse depositi e prestiti dei Paesi membri. D’altronde, dal 2009 al 2013 il 25% dei prestiti concessi dalla Bei è andato alle piccole e medie imprese. Propositi che tuttavia non risolvono il problema di come evitare che la Bce diventi un market maker, distorcendo il mercato e aumentando ulteriormente il suo sconfinato bilancio.

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