26 Giugno Giu 2014 1615 26 giugno 2014

Perché si gioca in contemporanea?

Perché si gioca in contemporanea?

Brazuca

Forse alcuni di voi se lo saranno già chiesti (altri, invece, non se ne sono nemmeno accorti): ma perché alla terza partita del girone le squadre giocano contemporaneamente? Per capirsi, mentre l’Italia era in campo contro l’Uruguay, nello stesso momento si stavano sfidando anche Inghilterra e Costarica. Lo stesso capiterà anche per Usa e Germania, che giocheranno in contemporanea con Ghana e Portogallo, e così via per tutti i gironi.

La cosa, come spiega il New Yorker, può essere un disagio per i telespettatori, costretti a dover fare una scelta (o un fastidioso zapping), ma la regola della Fifa parla chiaro: le squadre non devono sapere il risultato delle altre partite in anticipo. Questo potrebbe influenzare in modo decisivo l’andamento della partita, soprattutto a danno di chi ha giocato prima.

Se la cosa può sembrare logica, sappiate che non è sempre stato così. Anzi. Le cose sono cambiate quando, nel 1982 (nel Mondiale spagnolo), c’è stato lo scandalo, anzi: la partita della vergogna.

Era il 25 giugno e a Gijon si affrontavano Austria e Germania dell’Ovest. Era l’ultima partita del girone, tutte le altre erano già state giocate. La situazione della classifica imponeva alla Germania dell’Ovest di battere l’Austria per passare. Se avesse vinto con meno di tre reti di scarto, va notato, sarebbe passata anche l’Austria, ai danni dell’Algeria. Nessuno sospettava che le squadre potessero mettersi d’accordo per un risultato che andasse bene a entrambe. La Germania dell’Ovest, pensavano i tifosi, doveva vendicarsi per la sconfitta del 1978, il “miracolo di Cordoba”. Insomma, saranno stati tempi più ingenui o più corretti, ma tutti pensavano che sarebbe stata partita vera. E invece.

Per i primi dieci minuti la Germania dell’Ovest attacca in modo genuino: aggressiva, ferma e ben disposta. Bel gioco che diverte, ma solo fino al gol di Hrubesch: insacca sul cross di Littbarski e beffa il portiere austriaco. È 1 a 0, e la partita finisce qui. Per tutti gli 80 minuti restanti, il gioco diventa accademia, la Germania dell’Ovest sembra più che soddisfatta del risultato e non morde più. L’Austria, dal canto suo, non ci prova nemmeno. Più che avversari sembravano compagni di squadra.

La reazione del pubblico è dura. Dagli spalti si alzano cori derisori: “Que se basen, que se basen” (“baciatevi, baciatevi”); in televisione il commentatore austriaco chiede ai suoi spettatori di spegnere la tivù; per quello tedesco è uno spettacolo “indecente” che “non ha nulla a che vedere col calcio”. E per la stampa spagnola la partita diventa subito “El Anschluss”.

E l’Algeria? Venne eliminata, e fu un peccato. Anche perché giorni prima era riuscita a stupire il mondo battendo proprio la Germania per 2 a 1 (i tedeschi non si erano nemmeno preoccupati di guardare le loro partite, per vedere come giocavano) e mostrando un gran bel gioco. La manovra di Gijon fu ancora più vergognosa per questo motivo. E visto che la richiesta di rigiocare la partita, lanciata da più parti, non fu ascoltata, si decise almeno di cambiare le regole. Da quel giorno, si gioca tutto in contemporanea. Per evitare che, pur essendo uno sport, le squadre cadano nella tentazione di fare cose molto poco sportive.

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