27 Giugno Giu 2014 1815 27 giugno 2014

Do Re Mi Fa Sax

Do Re Mi Fa Sax

Sassofono Invenzione

Chissà che musichetta fischiettava, il signor Adolphe Sax, quando il 28 giugno del lontano 1846 inventò lo strumento, che battezzò con il proprio cognome. E chissà se quella stessa musichetta la suonò poi, soffiando a pieni polmoni dentro il suo sassofono nuovo e luccicante. Fatto sta che, musichetta o no, da quel giorno abbiamo il sax e chi ha una melodia che ronza nel cervello può fischiettarla o suonarla ogni volta che gli va.

Il racconto

IL SASSOFONO SOTTO IL LETTO

Silvia suonava il sassofono: un sinuoso sax tenore, con le curve al punto giusto, i tasti a portata di polpastrello e l’ottone lucido e luccicante. Suonava il sassofono, Silvia, ma non bisogna dirlo troppo in giro, perché quello era il suo segreto.

Non solo nessuno la aveva mai vista esibirsi, né esercitarsi, ma nessuno sapeva nemmeno che ne possedeva uno, di sassofono, con le curve e tutto il resto.

Per lei quel pezzo di ottone era più di uno strumento musicale, come ce ne sono tanti in tutte le orchestre, sinfoniche o jazz. Era un rifugio, on’oasi nel deserto, un ombrellone sulla spiaggia, dove ripararsi dal troppo sole o dalle varie piogge che di tanto in tanto le bagnavano l’umore. Era una sorta di diario cui raccontare le proprie giornate, oppure un libro da cui farsi narrare qualche storia avventurosa o romantica.

Silvia ne andava ovviamente gelosa, di quell’amico segreto, e ogni sera, prima di coricarsi, controllava scrupolosamente che fosse ancora lì, ben nascosto dal caos di sotto il letto. Al mattino, appena sveglia, infilava una mano là sotto e lo toccava, carezzandolo. Da lì lo tirava fuori solo ed esclusivamente quando i suoi genitori non erano in casa e, siccome loro non c’erano praticamente mai, Silvia aveva tutto il tempo per suonare indisturbata. A volte aveva persino l’impressione di diventare bravina, soffiando a pieni polmoni un do o un mi bemolle, che se ne andava svolazzando nell’aria, riempiendo la stanza e il suo orgoglio.

Di tanto in tanto si chiedeva perché non lo dicesse a nessuno, del suo sassofono, delle sue scale più o meno intonate, di quello stacco che finalmente gli era venuto. Ma in fondo – sbottava sempre dopo pochi secondi – chi non ce l’ha un segreto? E il suo segreto, quella piccola cosa lucida e luccicante che nessuno conosceva e che si godeva solo lei, era giallo e aveva una bella voce. Davvero non c’era niente di strano. Poi, magari, un giorno, forse, chissà, le sarebbe capitata qualche altra cosa, magari una tresca (magari davvero) da tenere top secret e forse, magari, chissà, forse allora avrebbe svelato al mondo la sua anima jazz. Ma fino ad allora...

Però c’era un pensiero che a volte si infilava tra le note e le fantasie di Silvia incrinandole il sorriso:

«Metti che un giorno mi casca un vaso sulla testa...» Pensava.

«Metti che schiatto – continuava a pensare – con un vaso di gerani sulla fronte...»

«Metti che schiatto – si preoccupò – e che qualcuno si metta a rovistare tra le mie cose...»

Già il fatto di finire ammazzato da un geranio avrebbe messo a disagio chiunque... Figurati Silvia, con il pensiero che non poteva che andare, ogni volta, all’amato sassofono, alle sue curve al punto giusto, ai suoi tasti e al suo aspetto lucido e luccicante. Quel qualcuno, rovistando sotto il letto, lo avrebbe senz’altro trovato e di lei si sarebbe scritto:

Possedeva un sassofono e non lo sapeva nemmeno suonare.

Non era giusto. È così che si distorce la storia e la realtà e questo fatto a Silvia non andava proprio giù. Con tutte le ore trascorse a seguire il ritmo, a legare il re al fa, a prendere fiato al punto giusto, a soffiare fino a spremere i polmoni... Con tutti i pomeriggi impegnati a far proprie le melodie... Con tutte le sere a verificare che lì sotto fosse tutto a posto... Magari non era ancora pronta per esibirsi sul palco, ma affermare che non fosse capace di suonare era più falso che mai.

Silvia, allora, decise di lasciare un biglietto ben visibile all’interno della custodia. E mentre lo scriveva, in chiarissimo stampatello, le veniva quasi da ridere: LO SO SUONARE. Poi aggiunse un davvero, in corsivo arzigogolato, che non ci stava male, anzi, dava un tocco jazz anche a quel breve messaggio.

Chiuse la custodia con la solita cura, ripose l’amato sassofono sotto il letto e si sentì sollevata. Ma siccome Silvia non era il tipo da farsi troppe illusioni, in cuor suo sapeva che anche a quel biglietto in pochi ci avrebbero creduto.

Vabbè.

La fotografia

Passeggiando per le strade della cittadina di Dinant, in Belgio, prima o poi ci si imbatterà in un tipo seduto tranquillamente su una panchina, con un sassofono tenuto in grembo. A guardarlo da vicino si noterà in fretta che quel tipo è una statua di bronzo, raffigurante nientemeno che Adolphe Sax. Volendo ci si può sedere accanto, anche se quattro chiacchiere diventano difficili. Non è quello l’unico caso di statua colloquiale: a Lisbona, di fronte alla famosa Brasileira, c’è il bronzeo scrittore Fernando Pessoa che si gusta un caffè, metallico pure lui. E a Buenos Aires c’è addirittura la Mafalda, che sarà anche un personaggio disegnato sulla carta, ma su quella panchina non è meno bronzea di Sax. Ne conosci altre, di statue sedute in panchina? Scrivimi, che sono curioso!

Il video

Glasgow è davvero una gran bella città, con la Scozia tutto intorno, e se ti chiedi cosa questo abbia a che fare con il sassofono, beh, immagina di visitarla con una bella musica in sottofondo. Quale miglior strumento del sax? In questo video c’è pure un esecutore molto originale, animato lui, per animare il nostro giretto lassù. E ricordati di tenere una monetina in saccoccia, se un giorno capiti a Glasgow, da donare a qualche suonatore ambulante lungo la strada!

La pagina web

Sei un giovane talento del jazz? Bene! A Firenze c’è un’orchestra che fa al caso tuo. Ha sede presso il Teatro Puccini e si propone di dare spazio, visibilità e opportunità alle migliori leve del jazz italiano. Potrebbe essere una bella occasione, da condividere con altri giovani musicisti come te. Fai un giro sul sito e vedi un po’ se la cosa ti sfrizzola e al tuo primo concerto con l’Orchestra, ricordati di tenermi un posto in prima fila!

Ti consiglio un libro

Roberto Piumini e Claudio Comini – Il treno per Paradise – Curci

È stato uno dei maggiori interpreti del jazz, John Coltrane, con il suo fidatissimo sax, che in questo libro entra quasi in una fiaba, sempre con la musica in sottofondo, tanto che c’è pure allegato un CD. Un treno, il sassofono e un viaggio alla scoperta della musica jazz e dei suoi eroi, che furono eroi per davvero, magari non come Ulisse, ma se Ulisse avesse avuto un sassofono, forse il suo viaggio sarebbe stato tutta un’altra cosa...

I nostri eroi

Era un vero innovatore degli strumenti musicali, il belga Adolphe Sax, cui dobbiamo non solo la creazione del sassofono, ma anche il suo nome molto intrigante: più di controfagotto o clavicembalo senz’altro. Il suo chiodo fisso era di trovare soluzioni per migliorare i suoni e uno dopo l’altro depositò più di trenta brevetti. Nessun dubbio che qualsiasi concerto ti capiti di ascoltare debba oggi un po’ del suo fascino anche a questo inventore intonato. Un giorno Adolphe prese uno strumento in ottone e uno in legno: il primo parente del corno, il secondo un po’ flauto, un po’ clarinetto. Con abilità da vero artigiano unì le caratteristiche più efficaci dell’uno e dell’altro e se ne uscì con il suo primo, splendido sassofono, che luccicava come un ottone, ma fu subito classificato tra gli strumenti in legno. Se non è magico questo...?!

Il signor Charles Gerard Conn suonava la cornetta nella banda del paese. La cornetta, per intenderci, è lo strumento del trombettiere, per le cariche e le ritirate. Un giorno, uscendo da un bar dopo aver bevuto una birra di troppo, pare sia andato a sbattere contro la porta chiusa, infortunandosi gravemente al labbro. Difficile, in quelle condizioni, continuare a suonare soffiando. Ma il suo amore per la musica lo spinse a cercare una soluzione, modificando l’imboccatura. Immagina la sua gioia quando Adolphe Sax inventò il sassofono: si mise di gran lena nella sua fabbrica di strumenti musicali e cominciò a costruirne un esemplare dopo l’altro. Fu così che la C.G. Conn Ltd. Diventò una delle marche storiche, come la Steinway & Sons per i pianoforti. Il labbro di Conn certamente guarì e lui poté sfoggiare un sorriso da qua a là a ogni pezzo venduto a musicisti e musicanti del mondo intero.

L’invenzione del sassofono suscitò da subito l’interesse e l’entusiasmo dei musicisti e dei compositori dell’epoca, come Gaspare Spontini, Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi e Soprattutto Hector Berlioz. Tutti inserirono la nuova voce nei propri spartiti, ma Berlioz non ci pensò due volte e cominciò a scrivere melodie e interi pezzi espressamente per il nuovo strumento. Ma che dico, lo strumento... qui si deve assolutamente parlare al plurale, perché il signor Sax ci prese gusto e fatto il sax, subito ci aggiunse la versione sax tenore, il sax soprano, il sassofono soprano e il mezzo soprano. Oggi è persino possibile mettere insieme un bel gruppo, chiamarlo ensemble ed eseguire splendidi pezzi esclusivamente con i sassofoni di tutti i tipi, anche se in fondo, un solista con il sax, a luci soffuse e in una atmosfera intensa, resta quanto di meglio si possa desiderare.

Prendi un serpente, curvalo, attorciglialo, aggroviglialo, mettici dei tasti e delle chiavi, poi soffiaci dentro e vedi cosa succede. Oppure prendi un trombone, di quelli di ottone, allungalo, poi curvalo e attorciglialo come il serpente, quindi soffia forte anche in quello. Ecco, se le cose funzionano a dovere avrai costruito un oficleide, che altro non è se non l’antenato del sassofono. Il nonno, per la precisione, con un nome buffo, come a volte accade ai nonni. A guardarlo di lontano sembra proprio un sassofono, ma avvicinandosi si nota subito che è di molto più grande e chissà che polmoni servono, per farne uscire qualche nota. Anche l’oficleide ha a sua volta un antenato: un corno rinascimentale conosciuto proprio con il nome di serpentone, che quindi è i bisnonno o il trisavolo del nostro sax, senza necessità di prendere un serpente vero, con il rischio di finire inghiottiti.

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