Inchiesta Crema
30 Giugno Giu 2014 1745 30 giugno 2014

Per la Chiesa il “custode dei segreti di Cl” è pedofilo

Per la Chiesa il “custode dei segreti di Cl” è pedofilo

Don Mauro Inzoli

«Don Mauro Inzoli conosce tanti peccatori e forse anche tanti loro peccati...». C’è una storia che in questi giorni sta mettendo in serio imbarazzo il mondo di Comunione e Liberazione, da Crema passando a Milano per arrivare fino a Roma. Non sono le solite inchieste della magistratura sull’ex presidente di Regione Lombardia Roberto Formigoni, ma qualcosa di più profondo che rischia di segnare per molti anni il movimento fondato da Don Luigi Giussani. È la storia di un prete condannato per pedofilia dal Vaticano, una persona che per tanti anni ha vissuto a stretto contatto con le anime di Cl. Ne ha ascoltato le confessioni, ha tenuto battesimi e messe, partecipando alla vita della comunità ciellina. Ne parlano in pochi. Anzi, i ciellini si chiudono a riccio quando si nomina l’ex vicepresidente della Compagnia delle Opere, fondatore del Banco Alimentare, figura di riferimento dei frequentatori del Meeting di Rimini. Mauro Inzoli, infatti, non è un personaggio qualunque. Originario di Torlino Vimercati, è stato ordinato sacerdote nel 1976. È stato vicario parrocchiale, insegnante al seminario vescovile di Crema, rettore dell’istituto Santa Dorotea di Napoli, quindi cappellano a Ricengo e Bottaiano, e poi parroco della Santissima Trinità di Crema fino al 3 ottobre del 2010. 

Oltre a Cl, Inzoli ha passato una vita a stretto contatto con l'infazia. È stato fondatore e presidente dell'Associazione Fratenità di Crema, già rettore della Fondazione Fides et Ratio di Lodi che «svolge la sua opera educativa attraverso diversi livelli di istruzione, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado».  Lo hanno soprannominato il prete con la Mercedes, quello con il sigaro Montecristo in bocca, una via di mezzo tra un boss della mala e Umberto Bossi. C’è chi lo paragonato a «Marcinkus» o al Padre Des interpretato da Roberto De Niro nel film “L’assoluzione”. Eppure Inzoli, come si ricorda dentro Cl, ha fatto tanto per i poveri e per la comunità. Anche per questo motivo ancora adesso c’è chi lo difende, perché si fidavano di lui, non solo nella preghiera. L'impressione è che Inzoli sia stato in questi anni qualcosa di più per il movimento di Don Giussani, forse uno degli anelli più importanti che ha tenuto insieme un movimento che negli ultimi cinque anni si è visto  in prima pagina sui quotidiani per questioni non tanto legate alla fede, ma per affari economici poco chiari soprattutto nella sanità lombarda. 


Comunicato della Diocesi di Crema

La condanna e l'esposto in procura

«In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza». Non solo: «Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui  inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale. Don Mauro non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’Eucaristia e gli altri Sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l'Eucaristia privatamente. Non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano. Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo. Non potrà  dimorare nella Diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale. Dovrà inoltre intraprendere, per almeno cinque anni, un’adeguata psicoterapia», c’è scritto questo nel comunicato della diocesi cremasca dove si dà conto del volere di Papa Francesco.

Si tratta di una vera e propria bomba per la città, con il sindaco Stefania Bonaldi che ha già chiesto un’indagine sull’«Associazione Fraternità, affidataria di minori in difficoltà» dove Inzoli è stato presidente per decenni, sin dal 1984, anno della fondazione. Del resto, la "condanna" per Inzoli è solo l’ultimo atto di un processo ecclesiastico iniziato nel 2012 con la riduzione allo stato laicale da parte di Papa Ratzinger, prose Il gruppo di Sel, capitanato dal deputato Franco Bordo, ha presentato un esposto in procura allegando diversi documenti, chiedendo di «valutare se i fatti e gli elementi sopra esposti siano meritevoli di approfondimenti investigativi, e, qualora dall’esito degli stessi, dovessero emergere ipotesi di reato, che sia esercitata l’azione penale nei confronti di chiunque li abbia commessi o, a qualsiasi titolo, abbia concorso alla loro commissione». Il Vescovo Oscar Cantoni ha scritto che «in nome della verità, in questi anni, sono state eseguite rigorose ricerche, che hanno comportato pazienti e sofferti confronti con le persone che hanno riferito i fatti. La Chiesa ha preso atto della situazione, ha condiviso le sofferenze riportate, ha aiutato le vittime a ritrovare serenità e speranza, e ha concluso che don Mauro potesse riparare responsabilmente le ferite causate dal suo comportamento attraverso “una vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”.


Esposto in procura del gruppo di Sel

L'addio e i misteri durante gli scandali dentro Cl

Per capire la vicenda di Inzoli bisogna ritornare all’ottobre del 2010. Dopo anni da protagonista intorno a «Don Mauro» succede qualcosa. Si parla di un malore, ma è tutto avvolto nel mistero. Scompare. Le persone che lo circondano a Crema dicono che voglia andarsene dalla parrocchia. Così accade. «Anno sabbatico» scrivono i giornali locali. Lui lo ammette durante l'ultima messa: «Ho nel cuore la speranza che accoglierete chi prenderà il mio posto come è stato per me. Io ho solo da ringraziare». Cosa sta succedendo a Inzoli? Nessuno lo sa. C'è chi dice voglia trasferirsi ad Haiti. Di certo in quel periodo c’è la procura di Milano ha iniziato da qualche mese a occuparsi del caso San Raffaele. I segugi della polizia giudiziaria indagano su Pierangelo Daccò, faccendiere della sanità lombarda vicino a Cl. È solo la prima pietra che inizia a scricchiolare in Lombardia, per una frana che travolgerà Formigoni e tutto il movimento ciellino. A livello giudiziario di collegamenti con Inzoli non ce ne sono. Ce ne sono di relazione invece, perché nella fitta rete della Cdo alla fine ci si conosce un po’ tutti. Sarà proprio Daccò in uno dei tanti interrogatori dopo l'arresto a parlare di Claudio Gogorno, altro imprenditore ciellino, con cui il faccendiere aveva investito negli anni '90 in alcune case per anziani. E Cogorno è uno che a Crema conoscono tutti, anche perché presidente della squadra di volley locale e soprattutto perché da sempre amico di Inzoli. 

In ogni caso il prete di Cremona, mentre la casa ciellina brucia per gli scandali, continua a non mostrarsi troppo in giro. Ricompare a Marsala in occasione della giornata del Banco Alimentare il 19 novembre del 2011: è una delle ultime riprese video che lo ritraggono. Perché poi scompare di nuovo. Riappare solo sui giornali un anno dopo, nel dicembre del 2012 quando la Diocesi di Crema scrive. «In data 9 dicembre 2012 - si legge - il Vescovo di Crema ha emesso un decreto, su mandato della Congregazione per la Dottrina della Fede (Santa Sede), che dispone la dimissione dallo stato clericale del reverendo Monsignor Mauro Inzoli al termine di un procedimento canonico a norma del canone 1720 del Codice di Diritto Canonico. La pena è sospesa in attesa del secondo grado di giudizio. Ogni altra informazione in merito al provvedimento di cui sopra è riservata all’autorità della Congregazione per la Dottrina della Fede». In città e in Vaticano ci si domanda cosa sia successo. Ci si arrovella sui delicta graviora. Pedofilia? Sì, no, forse. A Crema scoppia pure una polemica su una presunta detenzione agli arresti domiciliari: ci sarebbe in ballo un processo per appropriazione indebita. Non è chiaro, c'è chi dice e chi non dice. Ora però tocca alla procura decidera. E l'inchiesta, se partirà, non sarà questa volta solo su reati finanziari.

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