7 Luglio Lug 2014 1830 07 luglio 2014

Il baratro dell’economia del Sud in 12 grafici

Il baratro dell’economia del Sud in 12 grafici

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Nel 2013 il Pil è sceso in tutte le aree del Paese, ma il calo è stato drammatico al Sud: il -4% è stato il dato peggiore dall’inizio della crisi, superando in negativo il -2,9% del 2012. Né il 2014 sta dando segnali di inversione di tendenza. A certificarlo è stato uno studio della Banca d’Italia sull’economia delle regioni italiane. Il rinvio dell’attività delle regioni centro-settentrionali, ha spiegato lo studio, non si è ancora esteso a quelle meridionali, riflettendo anche la loro minore apertura agli scambi internazionali. 

Sull’economia meridionale, per Bankitalia, ha inciso sia il peggior andamento dell’export, comunque meno rilevante in queste regioni, sia una più forte contrazione della domanda interna. Se nel biennio 2008-2009, in corrispondenza della forte contrazione del commercio mondiale e della brusca caduta degli investimenti, il Pil si è ridotto di più nel Nord, a partire dall’estate del 2011 la crisi ha colpito più nel Sud. 

«Il prodotto del Mezzogiorno, più dipendente dalla spesa pubblica e poco reattivo alle altre componenti, in particolare a quella estera, ha sostanzialmente ristagnato - si legge nello studio -. A partire dall’estate del 2011 l’acuirsi delle tensioni sul debito sovrano e i successivi interventi di consolidamento fiscale sono sfociati in una rilevante flessione della domanda interna, che ha contribuito a deprimere la dinamica del prodotto soprattutto nel Mezzogiorno».

Ma l’analisi della Banca d’Italia tocca anche una serie di tematiche che si potrebbero definire le “occasioni perdute”: dallo scarso utilizzo dei Fondi strutturali Ue al calo del turismo. Nel Mezzogiorno nel 2013 i flussi turistici diretti sono diminuiti del 18,7%, ed è poco consolatorio constatare come a livello nazionale il calo sia stato superiore, addirittura del 21,3% (-51,1% dal 2008). Quanto ai fondi strutturali, l’Italia, nonostante dei miglioramenti riguardo alle risorse impegnate, rimane uno dei Paesi europei con maggiori ritardi di attuazione. La spesa certificata per regione mostra come l’utilizzo sia stato più intenso in Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia e decisamente inferiore nelle regioni meridionali. Questo, spiega Bankitalia, anche perché al Sud una maggiore quota di investimenti è destinata alle infrastrutture, che hanno una velocità di attuazione inferiore.  

Quanto alle esportazioni, sul calo al Sud (-8,7% nel 2013) hanno pesato gli andamenti dei prodotti petroliferi raffinati, concentrati soprattutto nelle Isole e interessati dalla flessione dei consumi europei di carburanti. Al netto di tale componente, le esportazioni meridionali si sarebbero contratte del 3,2%, risentendo del contributo negativo delle vendite all’estero di prodotti siderurgici e di macchinari, soprattutto dalla Puglia. Eccezioni positivie ci sono in determinati distretti, come quello dell’aerospazionale di Napoli, dell’agroalimentare in Campania, della componentistica elettronica in Sicilia e della farmaceutica e meccatronica in Puglia. 

Completa il quadro la flessione dei prestiti bancari, seppure più accentuata al Nord. I risultati sono i dati sulla disoccupazione: nel 2013 il tasso è stato del 19,7% nel Meridione e il 9,1% al Centro Nord; per i giovani fino a 29 anni è rispettivamente pari al 43 e al 23 per cento.

La sintesi dello studio, in 12 grafici:  

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