Rubrica Scienza&Salute
13 Luglio Lug 2014 1030 13 luglio 2014

Sempre più donne congelano gli ovuli per motivi sociali

Sempre più donne congelano gli ovuli per motivi sociali

136331995

Spesso sono donne sopra i 35 anni, che non hanno ancora trovato un partner e decidono di affidarsi alle tecniche di preservazione della fertilità per rimandare la maternità a un momento migliore e in qualche modo fermare le lancette dell’orologio biologico. Altre volte sono donne sono 35 anni che hanno problemi di infertilità, o donne che devono affrontare pesanti trattamenti farmacologici, come nel caso della chemioterapia. O ancora coppie che vorrebbero avere dei figli ma non ne hanno la possibilità e congelano l’embrione, aspettando tempi migliori.  

Le donne che decidono di rimandare la maternità per motivi sociali sono sempre di più, come spiega anche John McBain, direttore di un centro di fecondazione in vitro di Melbourne, a The Age: «Il congelamento degli ovuli per molto tempo è stata un’opzione presa in considerazione solo dalle donne che volevano preservare la propria fertilità in vista  di cure oncologiche, oggi sono sempre di più quelle che lo fanno per motivi sociali, soprattutto le donne che non hanno ancora trovato un compagno quando l’orologio biologico inizia a suonare». Una madre che si è sottoposta alla tecnica presso lo stesso centro di Melbourne, ha spiegato di avere congelato i suoi ovuli a 38 anni, quando era ancora single. A 42 anni quando ha trovato il partner giusto e ha deciso di avere un bambino non aveva più ovuli vitali, perciò ha finito per utilizzare gli ovuli congelati in precedenza. «Ora ho un bambino di 18 mesi – ha spiegato la donna – che mi ha cambiato la vita. Congelare gli ovuli è stata la decisione migliore che abbia mai preso».

«La richiesta di preservazione della fertilità da parte della società è aumentata negli ultimi tempi, sia per ragioni sociali che mediche» spiega Giovanni Menaldo, del Centro Clinico San Carlo di Torino. «Si possono crioconservare gli ovociti, gli embrioni, o il tessuto ovarico. La crioconservazione degli ovociti, una scelta per le donne che non hanno un partner e che vogliono comunque mantenere una flessibilità riproduttiva, offre la possibilità di avere a disposizione una riserva ovocitaria per iniziare una procedura di fecondazione assistita e pianificare la gravidanza nei tempi ritenuti idonei. Mentre uno dei metodi più affidabili per la preservazione della fertilità è la banca dell’embrione: prima le pazienti sono sottoposte a stimolazione ovarica controllata per ottenere una crescita follicolare multipla. In seguito viene effettuato il recupero degli ovociti che vengono fecondati in laboratorio e gli embrioni sono poi crioconservati per un uso futuro».

Oggi grazie a una nuova tecnica di congelamento chiamata vitrificazione, (congelamento ultra rapido degli ovociti) la probabilità che gli ovuli sopravvivano al congelamento e allo scongelamento è cresciuta moltissimo, aumentando anche la possibilità di successo della fecondazione in vitro. Prima infatti la tecnica di crioconservazione, più lenta, poteva portare alla formazione di cristalli di ghiaccio in grado di danneggiare gli ovuli alterandone l’integrità, e per avere una buona probabilità di iniziare una gravidanza era necessario congelarne un numero molto elevato. Con la vitrificazione, invece, ne bastano molti meno.  Non solo, in un momento storico come questo, in cui le donne poco fertili si affidano alle banche degli ovuli, la tecnica della vitrificazione offre un vantaggio non a poco. McBain ha anche spiegato che in teoria le donne che vogliono preservare la propria fertilità dovrebbero congelare gli ovuli verso i 32 anni, età dopo la quale la fertilità inizia a declinare. Molte delle donne che si sono sottoposte a questo processo per cause “sociali”, secondo i dati di uno studio condotto nella clinica, aveva in media 30 o più anni, ma l’avanzare dell’età come ha spiegato il medico, potrebbe incidere in negativo sulla qualità e quantità degli ovuli disponibili. 

Nonostante questi notevoli passi avanti si sa ancora poco sulle quantità di ovuli necessari per portare a termine una gravidanza e sulla percentuale di successo. Per questo in alcuni centri, come la Valencia Infertility Institute (una delle poche cliniche al mondo ad aver introdotto una banca del seme per gli ovuli che vengono donati e i pazienti che si sottopongono alle tecnica di preservazione delle fecondità), sono partiti degli studi per valutare la tecnica. Lo studio condotto da Ana Cobo, uno dei medici della clinica di Valencia, per esempio, ha analizzato 3400 pazienti e più di 40 mila ovuli vitrificati, considerando come endpoint finale il numero di bambini nati vivi. Quello che è emerso è che i tassi di nascite aumentavano progressivamente in base al numero di uova utilizzate nei trattamenti, fino a raggiungere un plateau. Utilizzando dieci ovuli vitrificati, la percentuale di nascite era intorno al 39,4%, per poi salire a 75,9% con venti ovuli, 88,7% con trenta, e raggiungere il picco del 97,3% con l'uso di quaranta ovuli.

Cobo, ha anche spiegato che la tecnica di congelamento offre numerosi vantaggi, perché prima di tutto l’intera procedura in questo modo è più efficiente, e non è necessaria una sincronizzazione tra donatore e ricevente. Inoltre precedenti studi randomizzati hanno dimostrato che gli ovuli congelati forniscono la stessa possibilità di successo nella fecondazione in vitro (confrontati con tassi di gravidanza) rispetto gli ovuli non congelati. I dati sull’uso di ovociti vitrificati per la conservazione della fertilità, tuttavia, sono ancora pochi, ma questi primi forniscono una buona guida per le donne giovani che hanno scelto questa opzione per la conservazione della fertilità. «C’è anche la possibilità di avere una maggiore disponibilità di ovociti conservati ottenuti da donatori testati per una malattia genetica o per un gruppo sanguigno raro, e, soprattutto, la donazione eseguita in questo modo è più sicura a causa del periodo di quarantena» ha concluso la ricercatrice. 

Infine, secondo un sondaggio effettuato online in Regno Unito e Danimarca, da circa mille donne con un età media di 31 anni, l’83% delle intervistate ha dichiarato di aver sentito parlare della tecnica di congelamento degli ovociti; di queste, la quasi totalità (99,4%) la considera accettabile per ragioni mediche e quasi altrettante (89,1%), per ragioni sociali. Sempre secondo questi dati, la maggior parte delle donne considerano il congelamento degli ovociti un mezzo accettabile di pianificazione riproduttiva, ma solo una su cinque lo farebbe. In questi due Paesi, comunque, numerose cliniche hanno riportato un crescente interesse per la procedura. 

In collaborazione con RBS-Ricerca Biomedica e Salute

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook