17 Luglio Lug 2014 1130 17 luglio 2014

Come controllare la tecnologia digitale

Come controllare la tecnologia digitale

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La potenza delle tecnologie digitali cresce di pari passo con le potenziali problematicità che da esse possono scaturire e gli effetti collaterali che continuamente generano. Più una tecnologia è potente, più cela al suo interno dei lati oscuri, che vanno innanzitutto conosciuti e, idealmente, dominati. Questo è sempre stato vero per ogni tecnologia potente (il nucleare docet). Il digitale pone due ulteriori sfide.

Innanzitutto la sua diffusione e dispersione, che vanifica ogni tentativo di controllo (o di linea guida) centralizzata. Il comportamento “corretto” (posto che ve ne sia uno desiderabile) o, meglio, i comportamenti sicuramente dannosi vanno compresi e assimilati dai singoli. La seconda sfida è che il digitale, essendo essa stessa una potente tecnologia cognitiva e “identitaria”, rende molto difficile renderci conto delle trasformazioni in cui ci sta coinvolgendo.

La vera questione è, quindi, come possiamo “alzare la guardia” senza trasformarci in luddisti? Come applicare con pienezza e profondità il “principio di responsabilità” enunciato dal filosofo Hans Jonas senza cadere nell’anti-tecnologia o rifugiarsi in un difensivo “primitivismo”?

Il problema è serio e la sua dimensione problematica aumenta di giorno in giorno. La stessa Sherry Turkle ha fortemente cambiato punto di vista sul tema. Come non ricordare l’ottimismo che sprizzava dal suo libro del 1996, Vita sullo schermo. Le nuove identità e relazioni sociali nell’epoca di Internet? Ma nel frattempo il sistema si è fortemente complicato, anche perché le sue proprietà o, meglio, i suoi comportamenti non sono derivabili analiticamente, ma emergono e vanno dunque osservati e letti mano a mano che il sistema evolve.

Una ricostruzione efficace della Gemeinschaft nell’Era della Rete richiede di tenere presente quanto ha messo rilievo il sociologo Bauman in una recente conferenza: le comunità virtuali e quelle reali sembrano simili, ma si assomigliano come il gesso e il formaggio. Il problema non è necessariamente stabilire se una è meglio dell’altra, ma ricordarsi che, nonostante le apparenze, sono molto diverse, si comportano in maniera differente. Il vero rischio, dunque, è l’analogia: è il dedurre meccanicamente i comportamenti e le proprietà dell’una dall’altra.

Servono dunque le scienze umane per dominare una tecnologia digitale sempre più potente, invasiva e apparentemente “incomprensibile”. E allora dobbiamo ritornare alle fondamenta del pensare, del ragionare, del comunicare. Dobbiamo tornare alle arti liberali e al trivio, considerato nell’antichità il fondamento di ogni pensiero.

Solo potenziando gli strumenti del nostro pensare, solo avendo maggiore consapevolezza di come ragioniamo, cerchiamo le informazioni, costruiamo discorsi convincenti, ci fidiamo di idee e concetti, riusciremo a cogliere tale suggerimento. Altrimenti il timore paventato da Erich Fromm — «Il pericolo del passato era che gli uomini diventassero schiavi. Il pericolo del futuro è che gli uomini diventino robot» — sarà molto più reale di quanto non pensiamo.

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