27 Luglio Lug 2014 1615 27 luglio 2014

Brebemi, il lusso di un’autostrada nel deserto padano

Brebemi, il lusso di un’autostrada nel deserto padano

Brebemi 0

L’Italia è uno strano Paese dove ci si mette quasi vent’anni per costruire un’autostrada e quando si inaugura lo si fa sempre troppo in fretta. Senza viabilità secondaria e svincoli ultimati, senza segnaletica, senza piazzole di sosta, senza autogrill e persino senza pompe di benzina.

L’aeroporto di Malpensa e la nuova Fiera di Milano evidentemente insegnano nulla (entrambi "cattedrali" inaugurate senza collegamenti, terminati anni dopo), tanto c’è sempre spazio per una seconda inaugurazione – un nuovo cavalcavia o una nuova uscita -, poi una terza e magari una quarta sotto elezioni...

La nuova autostrada direttissima Milano-Brescia (Brebemi per tutti), inaugurata in pompa magna dal premier Matteo Renzi e dal governatore lombardo Bobo Maroni qualche giorno fa, rientra perfettamente nell’italianissimo cliché. Concepita nel lontano 1996, inaugurata nel 2014. 

Per arrivarci da Milano devi letteralmente trovarla, mettendo in conto di sbagliare strada. È come zigzagare su una cartina magica, non c’è Gps che tenga. 

Per guardare il grafico ingrandito cliccare qui

Il nostro viaggio alla scoperta della Brebemi comincia dal parcheggio di Cascina Gobba (sulla linea verde della metropolitana), dove arrivano e partono le corriere per l’Est Europa e ti capita di incrociare famiglie rom che stendono i panni davanti al gabbiotto della posta.

Da qui si prende la provinciale Cassanese, lo stradone che insieme alla Rivoltana (più a sud) collega Milano all’imbocco della nuova autostrada A35, incrociando un’altra delle grandi arterie (in costruzione) che verranno pronte per Expo 2015, la mitica Tem (Tangenziale est esterna Milano).

In realtà la Cassanese fino a Cassina de’ Pecchi e Gorgonzola è una lunga via crucis di capannoni in disuso, rotonde infinite, negozi sfitti, autosaloni e centri del mobile semi abbandonati, fabbrichette in cassa integrazione e centri commerciali mezzi vuoti.

In Italia c’è una crisi conosciuta e rappresentata fatta di grandi numeri, disoccupazione, credit crunch, ritardi di pagamento, suicidi, licenziamenti, proteste eclatanti, aziende che chiudono e fanno rumore; poi c’è una crisi probabilmente più lancinante ma silenziosa - riassunta nell’estetica degradata di questi vialoni commerciali antropizzati -, fatta di cartelli divelti, parcheggi mal tenuti, aiuole piene di sterpaglie, erba incolta, cancelli arrugginiti, lavatrici abbandonate a bordo strada e vetrine sporche. Siamo alle porte di Milano, cuore della ex Padania felix, ma sembra di attraversare la cintura urbana di Napoli.

Intanto di cartelli "Brebemi" nemmeno l’ombra. Verso Inzago ci perdiamo, classico. La prima indicazione che troviamo sbuca nei pressi di Cassano D’Adda, appena dopo il ponte sul fiume. Nei paraggi passerà la futura connessione con l’A4 (Milano-Venezia) e la Pedemontana che correrà più a nord. Per ora c’è solo un pezzetto di strada che porta giù alla grande rotonda che immette finalmente sulla Brebemi, svincolo di Treviglio. Al casello, sovrastato da un tettuccio verde ondulato, un vocione automatico ti invita a prendere il biglietto augurandoti buon viaggio.

Sarà pure il secondo giorno di apertura ma sulla strada fresca di asfalto incrociamo pochissime auto e camion. La Brebemi è una specie di deserto dei tartari nonostante sia un venerdì di fine luglio, la vigilia del primo grande esodo vacanziero. 

Per questo si capisce bene l’entusiasmo dei primi pendolari che postano su twitter i tempi di percorrenza record:

Stamattina provato #brebemi! #castrezzato #brescia in 22 minuti, 13 in meno del solito. #grazie #nonmisembravero #sivola 

e i primi dati forniti dalla società concessionaria: 

«A35 – BREBEMI, prime 48 ore: 36.033 utenti, accessi confermati. Terminato l’effetto del dopo Premier Matteo Renzi, gli utenti certificano funzionalità e convenienza della direttissima Brescia – Milano, twitter e facebook demoliscono la propaganda dei competitor (...) Del resto questa nuova via di comunicazione che da Milano Linate porta alla tangenziale di Brescia e viceversa, in poco più di mezz’ora, è motivazione di forte attrattività proprio per un deciso risparmio di oltre il 15%, sulla lunghezza del tracciato e sui tempi di percorrenza grazie alla migliore fluidità del traffico rispetto ai tradizionali  percorsi».

Tra Caravaggio, Bariano, Romano di Lombardia, Calcio e Chiari si fila che è un piacere, placidi e isolati come su una pista ciclabile. Sembra di guidare in piena notte e i fari di quei pochi Tir che incrociamo si notano a grande distanza come se sbucassero da un buio lontanissimo.

Tutto intorno al grande nastro d’asfalto c’è pochissima segnaletica e tantissimo provvisorio, di non concluso: erba alta sulle rotonde, gru in movimento, blocchi di cemento da sistemare, guard rail, svincoli e sottopassi ancora a metà o semi-chiusi. Dopo Treviglio, parallelo all’autostrada, corre invece il cantiere dell’Alta Velocità ferroviaria Milano-Verona (decisamente una bella notizia).

Nelle piazzole di sicurezza incrociamo gente che piscia per strada: non ci sono aree sosta attrezzate. Finora le gare per gli autogrill sono andate deserte perché i grandi operatori non capiscono la redditività di una grande arteria che non promette tutti ’sti transiti lungo i suoi 62 chilometri. Ad esempio vicino all’uscita di Caravaggio abbiamo fatto alcune foto paradossali. Tutto è predisposto: spazio parcheggi, posti riservati a portatori di handicap, segnaletica, aree camper ma niente area ristoro, niente gabinetti, niente pompe di benzina. Aprire l’autostrada in autunno, con tutti i servizi in funzione, cosa cambiava? Boh.

La futura area di sosta di Caravaggio (Giulia Ticozzi / Linkiesta)

In sostanza sulla Brebemi puoi solo viaggiare senza fermarti, almeno per ora. Il pedaggio invece è salatissimo dal primo giorno: il tratto Treviglio-Brescia in auto costa 7,10 euro. L’intero pedaggio Brescia-Milano 10,50 euro. Vuol dire che un pendolare che fa andata-ritorno può arrivare a spendere 21 euro al giorno solo di casello (sic!). Per ripagare l’investimento la società concessionaria è costretta a tenere i prezzi molto alti... 

Questo è il vero paradosso di un’autostrada che corre persino troppo veloce nel deserto padano: dopo vent’anni non capisci più se serva davvero, se sia arrivata fuori tempo massimo, se sia effettivamente un volano per la ripresa economica come dice Renzi (lo speriamo tutti) oppure un lusso che questo paese (in teoria) non potrebbe più permettersi (ma anche in pratica).

Arrivati a Brescia l’autostrada sbatte sulla vecchia tangenziale, tra nugoli di auto incolonnate e camioncini che ti suonano. Rieccoci nella cara vecchia Padania ingolfata.

Facciamo il giro della rotonda e puntiamo verso Milano. Anche qui nessun cartello o quasi a indicare l’imbocco dell’A35. Uno a uno ripercorriamo al contrario il rosario degli svincoli: Chiari est, Chiari ovest, Calcio, Romano di Lombardia, Bariano, Caravaggio, Treviglio, Liscate. Stessi cantieri aperti, stesso deserto di auto.

All’altezza di Bariano incontriamo un furgoncino parcheggiato in corsia di emergenza. L’autista è appoggiato al guardrail intento a fissare un laghetto di acqua verde attraversato da un grande cavalcavia.

Ci fermiamo a fotografare e ci racconta affabile che anche per lui è la prima volta sulla Brebemi. «Si va veloce, non c’è nessuno...», sorride con inflessione inconfondibilmente bergamasca, distante anni luce dalla bulimia tipica dei padroncini padani, abituati ad imprecare ore e ore su strade perennemente trafficate, intasate, ingolfate.

Solo che quella nevrosi dei tempi d’oro era l’ossessione di un’economia certo disordinata ma che girava a mille. Oggi le corsie vuote della Brebemi sono desolanti tanto quanto il carico del suo furgoncino: «due miseri scaldabagno, devo consegnarli a Varese», indica il pianale, quasi giustificandosi. «Purtroppo è tutto fermo, non si muove niente...».

L’interno semi-vuoto di un furgone parcheggiato a Bariano (Giulia Ticozzi / Linkiesta)

L’economia padana è piatta come le giornate di lavoro del nostro amico bergamasco. «Nella mia azienda siamo rimasti in 120 dopo una prima raffica di licenziamenti due anni fa. A settembre ne lasciano a casa altri 60. Io mi divido i turni con altri due autisti, lavoriamo una settimana a testa...».

Capita di essere così in anticipo sulle (poche) consegne da fare da prendersi il lusso di fermarsi a guardare il laghetto con l’acqua verde sotto il cavalcavia della Brebemi. «Guardate lì», dice toccandosi i capelli castano chiari un po’ impiastrati di gel, «dove si formano i mulinelli prima ho visto dei bei pesci...».Dalla nevrosi alla meditazione c’è tutto il segno di questa lunga crisi padana...

Più avanti all’uscita Liscate la Brebemi finisce. Scegliamo di entrare in Milano da sud con la Rivoltana, per par condicio rispetto all’andata. Fino a Linate è un cantiere unico. Stanno trasformando queste due provinciali (Rivoltana e Cassanese) in stradone a scorrimento veloce, due corsie per ogni direzione di marcia. L’effetto è devastante perchè i cavalcavia, le rotonde e gli scivoli di immissione entrano direttamente nei paesi, sventrando quel poco di paesaggio agricolo sopravvissuto. Intorno a Rodano la campagna urbanizzata si sta mangiando tutto in pochissimi anni: dalla splendida villa Invernizzi ormai soffocata da asfalto e guardrail alle villette anonime con vista piloni di cemento dove i bambini possono giocare direttamente a muretto col pallone.

Cambia così potentemente l’estetica di due stradone fatte decine e decine di volte da non riconoscerle più.

Villa Internizzi, nel comune di Rodano (Milano), lambita dalla Rivoltana (Giulia Ticozzi / Linkiesta)

Un pilone della Rivoltana davanti a una villetta (Giulia Ticozzi / Linkiesta)

Nel frattempo siamo già arrivati a Segrate, sulla sinistra sfila palazzo Mondadori, la giostra panoramica del Luna Park e le prime acque dell’Idroscalo. Cioè Linate, viale Forlanini, Milano città. La fine del viaggio.

Riassumendo: la Brebemi ti porta da Milano a Brescia (e viceversa) davvero in pochissimo tempo; si paga decisamente troppo il pedaggio; s’incontrano così poche auto da dubitare dell’effettiva urgenza di costruirla (ma è naturalmente presto per un vero giudizio); rischi come sempre di imbottigliarti su Cassanese, Rivoltana e viabilità secondaria e non riconosci più interi paesi. Domanda (a risposta aperta, non abbiamo una tesi): sicuri che spendere 2,3 miliardi di euro di questi tempi non sia (stato) un lusso insopportabile?

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