28 Luglio Lug 2014 1815 28 luglio 2014

Le giravolte dei vicini di Israele

Le giravolte dei vicini di Israele

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La nuova fase del conflitto israelo-palestinese scoppiata nel luglio 2014 sta cambiando nuovamente le relazioni che gli Stati confinanti hanno con Israele e con la Palestina. Era già successo nel 2010, l’anno delle Primavere arabe che hanno investito il Nord Africa e il Medio Oriente. Questa serie di schede ripercorre i principali mutamenti - tra il 2000 e oggi - di uno scenario costantemente in trasformazione.

IRAN

Luglio 2014
Il legame tra Iran e l’organizzazione palestinese Hamas (che governa la Striscia di Gaza dal 2006) si è rafforzato con l’attacco Israeliano del 2014. Tuttavia, negli ultimi anni il supporto dell’Iran ad Hamas si è indebolito a causa della scelta di Hamas di schierarsi contro Assad (alleato di Teheran) in Siria.

Dopo le Primavere arabe del 2010
Dopo l’esplosione delle Primavere arabe e la scelta di Hamas di appoggiare le rivolte e il movimento sunnita dei Fratelli Musulmani al potere in Egitto, i rapporti con l’Iran si sono raffreddati ma non estinti, visto il comune interesse a combattere Israele.

Tra 2000 e 2010
Fino allo scoppio delle Primavere arabe, l’Iran è stato uno dei maggiori sostenitori di Hamas, specie in ottica anti-israeliana, anche tramite il gruppo sciita libanese Hezbollah. Con il surriscaldarsi del dossier nucleare iraniano si erano fatte a volte insistenti le voci di un possibile attacco all’Iran da parte di Israele, poi mai verificatosi.

SIRIA

Luglio 2014
Dopo lo scoppio del conflitto tra Israele e Hamas, la Siria non sembra né potere né volere – al di là delle dichiarazioni ufficiali - sostenere attivamente la causa palestinese. La guerra civile che imperversa nel Paese dal 2011 drena tutte le risorse economiche e militari dello Stato siriano.

Dopo le Primavere arabe del 2010
Dopo lo scoppio delle Primavere Arabe,il presidente siriano Assad chiude i rapporti con la palestinese Hamas. Il movimento estremista palestinese infatti ha scelto di appoggiare la rivolte popolari contro le dittature, tra cui quella di Assad, schierandosi coi Fratelli Musulmani – di cui alla nascita erano una costola, ma da cui si erano resi indipendenti negli anni ’90.

Tra 2000 e 2010
Storicamente la Siria è stata una delle maggiori sostenitrici dei gruppi dissidenti palestinesi (non di Arafat e Olp, almeno non fino alla seconda intifada). Molti leader di Hamas nel mirino del Mossad venivano spesso ospitati a Damasco e il flusso di armi e finanziamenti era costante (anche tramite Hezbollah).

LIBANO

Luglio 2014
Il Paese è in stallo: da mesi non riesce a eleggere il nuovo presidente. Imperversa lo scontro tra estremisti sunniti e sciiti. Hezbollah, già coinvolto in Siria e Iraq per sostenere i governi sciiti contro gli insorti sunniti, ha lanciato un appello per aiutare i palestinesi contro l’«aggressione sionista» (superando così le frizioni precedenti con Hamas).

Dopo le Primavere arabe del 2010
Dopo la degenerazione delle Primavere arabe in uno scontro tra sunniti e sciiti, il Paese è diventato teatro di attentati dei terroristi delle opposte fazioni. Hezbollah si è schierato con Assad in Siria, incrinando così il rapporto con Hamas. Le organizzazioni fanatiche sunnite hanno risposto con attentati a danno degli sciiti, libanesi e non.

Tra 2000 e 2010
Storicamente il Libano ospita diversi campi profughi palestinesi e ciò, unito al delicato equilibrio confessionale del Paese, ha dato luogo a tensioni e scontri (dalla strage di Sabra e Shatila operata dai cristiani nel 1982 fino all’attacco dell’esercito libanese contro il campo di Nahr el Bared, infiltrato da miliziani qaedisti di Fatah-al-Islam, nel 2007).

GIORDANIA

Luglio 2014
Il governo non sembra voler troncare le relazioni con Israele come ritorsione per l’attacco a Gaza, nonostante le manifestazioni popolari lo chiedano e i rapporti col governo Netanyahu siano “freddi”. Il Paese deve anche fronteggiare i guerriglieri dell’Isis (Stato islamico dell’Iraq e della Siria) vicini al suo confine con l’Iraq.

Dopo le Primavere arabe del 2010
Il Paese è rimasto immune alle rivolte della Primavera Araba, grazie al largo consenso che la monarchia ashemita gode tra la popolazione, garantito dai consistenti aiuti economici occidentali (5 miliardi di dollari da Usa, Ue e altri nel 2012), figli anche dei “buoni rapporti” col vicino Israele.

Tra 2000 e 2010
Nel Paese vivono, a seguito delle guerre arabo-israeliane del ’48 e del ’68, circa due milioni di arabo-palestinesi. Dopo gli accordi di pace del 1994 i rapporti tra Giordania e Israele si sono normalizzati e Amman ha da allora cercato di favorire una soluzione pacifica della situazione israelo-palestinese.

IRAQ

Luglio 2014
Il Paese in questo momento non è in grado di supportare la causa palestinese per via dello stato di caos in cui versa da quando l’Isis (gruppo di terroristi sunniti appoggiato da tribù sunnite), ha preso il controllo di Mosul e della provincia di Anbar e ha proclamato il Califfato islamico.

Dopo le Primavere arabe del 2010
Il presidente sciita Nouri al Maliki è sempre rimasto filo-palestinese anche dopo l’esplosione delle primavere arabe (prevalentemente filo-sunnite) e negli anni recenti l’Iraq ha più volte invitato gli Stati islamici a troncare i rapporti con Israele e a esercitare pressione tramite il petrolio sugli Usa.

Tra 2000 e 2010
Saddam Hussein e Israele hanno storicamente avuto pessimi rapporti: nel 1981 Tel Aviv bombardò un reattore nucleare iracheno sospettando fosse usato per scopi bellici e l’Iraq finanziava le famiglie dei “martiri” palestinesi. Dopo Saddam (2003) anche Allawi e Maliki hanno mantenuto l’ostilità verso Israele.

TURCHIA

Luglio 2014
Le relazioni tra il Paese e Israele sono a un nuovo minimo storico. Il premier turco Erdogan ha accusato lo Stato ebraico di perseguire il genocidio del popolo palestinese dopo l’attacco a Gaza (prima era in corso un riavvicinamento con Tel Aviv). Erdogan è considerato ideologicamente vicino ai Fratelli Musulmani, alleati di Hamas.

Dopo le Primavere arabe del 2010
Il deterioramento dei rapporti con Tel Aviv, già avviato dalla retorica anti-israeliana di Erdogan – il più filo-palestinese dei presidenti turchi finora - ha avuto una forte accelerazione in seguito al raid israeliano contro la Freedom Flottilla in cui morirono diversi attivisti turchi. Dopo le scuse di Israele del 2013 i rapporti stavano migliorando, visti anche i concomitanti interessi nell’esportazione di gas.

Tra 2000 e 2010
La Turchia è stato il primo Paese abitato a maggioranza da musulmani a riconoscere Israele nel 1949 e fino all’avvento di Erdogan ha mantenuto con Tel Aviv un rapporto di cooperazione militare e strategica. Erdogan ha imposto una nuova agenda, filo-araba e filo-Fratellanza musulmana, che ha però cozzato col fallimento delle primavere arabe.

QATAR

Luglio 2014
Il Paese mira a un ruolo di mediatore nel negoziato per la tregua tra Israele e Gaza, avendo stretti legami con Hamas da un lato e un rapporto non ostile con Israele dall’altro. In questa occasione il Qatar si è riavvicinata anche all’Arabia Saudita, che ne aveva espulso l’ambasciatore visto il rifiuto del Qatar di ritirare il proprio appoggio ai Fratelli Musulmani. Il Qatar, inoltre, sta provando a ostacolare “l’ingerenza sciita” dell’Iran su Hamas.

Dopo le Primavere arabe del 2010
Prima del collasso delle primavere arabe il Qatar si era ritagliato un ruolo di protagonista nell’appoggiare i Fratelli Musulmani nelle varie rivolte (Hamas ne fa parte). Il Paese è infatti molto ricco grazie al petrolio e, tramite la rete Al Jazeera, esercita una forte influenza nella regione. Un appoggio giudicato eccessivo da Riad (i Saud sono wahabiti, ostili ai Fratelli Musulmani) che ha quindi costretto Doha nelle seconde linee.

Tra 2000 e 2010
Dagli anni ’90 il Paese ha relazioni commerciali con Israele. I rispettivi leader si sono incontrati in svariate occasioni. Pur non facendo mistero del proprio appoggio – in primis economico – alla causa palestinese, il Qatar ha sempre cercato di mantenere aperto con Israele un canale di dialogo.

ARABIA SAUDITA

Luglio 2014
Il Paese è tra i più attivi, insieme a Qatar e Iran, nel sostenere la causa palestinese, anche economicamente. Sta cercando una mediazione per ottenere una tregua. Visto lo scontro per l’egemonia regionale con l’Iran – mediato nel conflitto tra sunniti e sciiti – Riad ha molte risorse impegnate in vari scenari (Siria, Iraq, Libano etc)

Dopo le Primavere arabe del 2010
Riad ha prima provato a sfruttare le primavere arabe ai propri fini (ad esempio per far cadere Assad, filo-sciita, in Siria), poi, quando ha intuito i pericoli rappresentati per il wahabismo dalla crescita della Fratellanza Musulmana, ha appoggiato le contro-rivoluzioni (ad esempio Al Sisi in Egitto), avvicinando la propria agenda a quella israeliana e riducendo il proprio interesse nella questione palestinese.

Tra 2000 e 2010
Il Paese non ha relazioni ufficiali con Israele, pur essendo entrambi alleati regionali degli Stati Uniti e avendo in comune il nemico iraniano. Ha storicamente supportato con finanziamenti, armi e intelligence la causa palestinese e svariati gruppi terroristi legati al fanatismo islamico sunnita.

EGITTO

Luglio 2014
L’Egitto si è fatto promotore di una proposta di pace tra Gaza e Israele ma Hamas ha rifiutato il tentativo di mediazione (accolto invece favorevolmente dal presidente palestinese Abbas). Il Paese ha aperto il valico di Rafah al confine tra Egitto e Gaza per consentire l’afflusso di aiuti alla popolazione e il deflusso di feriti e profughi. Con l’ascesa di al-Sisi al potere, diminuisce il supporto ad Hamas.

Dopo le Primavere arabe del 2010
Dopo la caduta di Mubarak e l’elezione dell’esponente dei Fratelli Musulmani Mohamed Morsi nel 2012, la relazione con Hamas si è fatta più stretta ma l’Egitto non ha mai troncato le relazioni con Israele. Nel 2013 un golpe ha deposto Morsi e al suo posto siede ora l’ex generale Al Sisi, che considera Hamas un gruppo terroristico.

Tra 2000 e 2010
Fino alla caduta di Mubarak, e fin dai tempi degli accordi di pace di Camp David del 1978, l’Egitto ha avuto relazioni pacifiche con Israele, secondo alcuni una “pace fredda” mentre per altri una reale partnership strategica che ha fatto del Cairo uno dei garanti della sicurezza di Israele nell’area.

PER APPROFONDIRE:

Il caos mediorientale da Bush a Obama - INFOGRAFICA

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