intervista
1 Agosto Ago 2014 1345 01 agosto 2014

Perché Hamas non rispetta mai il cessate il fuoco

Perché Hamas non rispetta mai il cessate il fuoco

Hamas 2

È successo di nuovo oggi. Dopo sole 4 ore dall’accordo per una tregua umanitaria di 72 ore, Hamas ha interrotto il cessate il fuoco con un nuovo lancio di razzi. Così è successo anche nelle scorse settimane. Ogni volta che una tregua umanitaria tra Israele e l’organizzazione palestinese è stata accordata, Hamas l’ha violata con un lancio di razzi quasi immediato.

Tanto che di fronte al collasso di questo ennesimo cessate il fuoco, l’Egitto (Paese mediatore nel conflitto) ha cancellato i colloqui previsti tra i delegati israeliani e palestinesi per cercare un accordo duraturo a Gaza.

Perché Hamas non rispetta le tregue?
Ne gioverebbe la popolazione della Striscia (ricevendo le cure mediche e assistenziali necessarie, avendo sufficiente tempo per lasciare le abitazioni e cercare riparo altrove) ma anche la stessa organizzazione, che otterrebbe margini per riorganizzarsi.

Secondo Claudio Neri, direttore dell'Istituto italiano di studi strategici Niccolò Machiavelli, si tratta di un fenomeno tipico delle organizzazioni terroristiche, dove il fondamentalismo dei più giovani spesso prevale sulla parte razionale del gruppo.

Lo abbiamo intervistato.

Perché Hamas non rispetta mai il cessate il fuoco con Israele?
Non c’è una spiegazione logica sul piano militare. Credo che la risposta sia da cercare piuttosto dentro la stessa organizzazione, dove prevale, in questi casi, la linea estremista, di chi non vuole assolutamente un dialogo con Israele. È un fenomeno tipico dei conflitti in cui sono coinvolti gruppi di guerriglieri, spesso caratterizzati da linee strategiche rigide che impediscono di trovare una qualsiasi tregua.

Khaled Meshal, il leader politico di Hamas, appartiene alla linea meno oltranzista, ma deve cercare di non farsi superare e scavalcare dai giovani più estremisti. E per questo è costretto ad avere atteggiamenti fondamentalisti di cui farebbe a meno. Sono dinamiche tipiche di ogni gruppo terroristico. Meshal deve evitare il rischio di una spaccatura interna. Così è accaduto anche agli inizi della Olp, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina. Anche qui Arafat all’inizio è stato visto come troppo buono.

È possibile ipotizzare che Hamas, strategicamente, voglia aumentare il numero delle vittime tra la popolazione della Striscia per poter far crescere le pressioni internazionali contro la stessa Israele?
No, non può essere un’ipotesi, questa, e ce lo dice la storia. Israele non si ferma per le pressioni dall’esterno. L’unico che può fermare Israele è Washington, ma vedo che sebbene gli Stati Uniti abbiamo mostrato la loro contrarietà a questo conflitto, Tel Aviv sta continuando per la sua strada.

Negli ultimi giorni Israele ha accusato spesso Hamas di lanciare razzi sulla stessa popolazione di Gaza. È vero? Si tratta di errori o sono lanci voluti?
Credo di poter dire che si tratta di errori tecnici, già capitati in passato. Hamas non può voler bombardare la sua stessa popolazione, non ne trarrebbe alcun vantaggio. È impossibile però avere delle certezze e posso solo avanzare delle ipotesi. La prima è che quando lo scudo anti-missilistico di Israele (Iron Dome, ndr) intercetta dei razzi di Hamas, distruggendoli, poi alcuni pezzi del razzo cadano nel territorio della Striscia, facendo vittime. La seconda, sempre mia ipotesi personale, è che Hamas sta ormai finendo l’artiglieria di prima scelta, quella più capace ed efficiente, ed è costretta a ricorrere ad armi meno efficaci, aumentando le probabilità di errori tecnici. Israele ha “cinturato” tutta la Striscia e i rifornimenti di armi verso Hamas sono più difficili. Lo stesso sistema dei tunnel sotterranei attraverso cui entrano le armi a Gaza è bloccato, e sotto diretto attacco di Israele.

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