20 Agosto Ago 2014 2000 20 agosto 2014

Food, la via svizzera per aggirare le sanzioni russe

Food, la via svizzera per aggirare le sanzioni russe

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La Svizzera ha bloccato i tentativi di alcuni produttori di beni alimentari europei e di altre nazioni occidentali di aggirare il blocco alle esportazioni verso la Russia. La notizia è stata riportata dal Wall Street Journal. Il divieto è stato imposto come ritorsione dopo le recenti sanzioni europee. A riferirlo, lo scorso martedì, è stato l’Ufficio federale svizzero per l’agricoltura. I funzionari hanno fatto sapere di aver rifiutato le richieste di esportazione da parte di produttori di frutta, verdura e altri beni alimentari, ma non ha fornito ulteriori dettagli. La Svizzera, ha spiegato al quotidiano statunitense il portavoce dell’ufficio, deve certificare le esportazioni alimentari per ragioni igieniche, cosa che non può fare se la lavorazione è effettuata all’estero. 

In precedenza le autorità elvetiche si erano impegnate a prevenire analoghi tentativi di aggiramento del divieto da parte dei russi. La Confederazione è stata esclusa dalle sanzioni russe perché non sta partecipando alle sanzioni decise dall’Ue. Ha però vietato ai suoi intermediari finanziari di creare nuovi affari sia in Russia che in Ucraina.

Il Wall Street Journal ha anche contattato un esportatore svizzero di formaggio, l’InterCheese AG. La società ha detto di essere stata contattata da clienti russi che cercavano fornitori di formaggio, in particolare la mozzarella italiana e l’olandese Gouda. Le esportazioni di beni alimentari dalla Svizzera alla Russia valgono 200 milioni di franchi svizzeri, il 2,4% del totale delle vendite di food all’estero. 

Cominciano intanto a farsi sentire sulle aziende europee gli effetti delle contro-sanzioni volute da Vladimir Putin. Secondo una stima della Coldiretti, citato da Reuters, potrebbero costare ai produttori italiani svariati milioni di euro. Nei giorni scorsi la Russia, ha rispedito in Italia diversi container di Grana Padano e sono stati cancellati degli ordini per le pere di Modena. «A rischio ci sono spedizioni di ortofrutta per un importo di 72 milioni di euro nel 2013, le carni per 61 milioni di euro, latte, formaggi e derivati per 45 milioni di euro mentre è ancora incerta la situazione della pasta esportata nel 2013 per un valore di 50 milioni di euro ma in aumento del 20 per cento nel primo quadrimestre», ha spiegato la Coldiretti.

I problemi riguardano però anche le aziende del centro e nord Europa. Carlsberg, ha spiegato la Reuters, ha annunciato che quest’anno l’utile operativo sarà inferiore a quello del 2013 a causa del peggioramento delle attività in Europa orientale e soprattutto in Russia, uno dei suoi principali mercati. L’utile operativo scenderà presumibilmente del 5%, mentre in precedenza le previsioni parlavano una crescita dello stesso ammontare. Nel solo mercato russo le vendite dovrebbero diminuire di una quota tra il 5 al 10%, e come conseguenza la Carslberg potrebbe chiudere degli stabilimenti in Europa orientale. Anche il produttore di birra olandese Heineken ha registrato un calo dei volumi delle vendite in Russia "a bassa doppia cifra", ma gli effetti sono stati ridotti a causa della minore esposizione verso l’Europa dell’Est. A causare il crollo delle vendite in Russia non ci sarebbe solo l’embargo commerciale ma anche, e soprattutto, la crisi dei consumi interni in Russia derivante dalle sanzioni europee. 

I problemi potrebbero aumentare se il bando alle esportazioni si estendesse, come ipotizzato nei giorni scorsi, anche al settore auto. Le esportazioni tedesche verso la Russia, soprattutto quelle di auto e macchinari, nel primo semestre sono scese del 15,5%, secondo i dati diffusi dall’ufficio di statistica tedesco. E metà delle società finlandesi hanno risentito delle sanzioni incrociate, secondo quanto emerso nei giorni scorsi da un sondaggio delle Camera dicommercio locale.

Altre aziende che hanno risenttito della situazione in Russia sono l’utility tedesca E.ON, il cui utile core del primo semestre è sceso del 12%. Il gruppo tedesco Henkel ha previsto che i prossimi sei mesi saranno più difficili, con le vendite colpite dalle tensioni in Russia e dal tasso di cambio volatile.

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