8 Settembre Set 2014 1900 08 settembre 2014

Iran e Usa, gli alleati per forza nella lotta all’Isis

Iran e Usa, gli alleati per forza nella lotta all’Isis

Usa Iran2

Quando George W. Bush coniò l’espressione “Asse del Male” nel 2002, sicuramente non si sarebbe aspettato che dodici anni dopo il suo Paese si sarebbe trovato dallo stesso lato della barricata con Iran e Siria. Dallo stesso lato, non alleato ufficiale. Ricordiamo fin da subito che parlare di un’alleanza vera e propria per ora non è possibile. Ma possiamo sicuramente parlare di una convergenza d’interessi molto forte. Con l’Iran, in particolare quello di Ahmadinejad, le relazioni sono state molto tese per anni a causa del programma nucleare di Teheran e delle sanzioni economiche americane. Dal settembre 2013, il più moderato presidente Rohani aveva riaperto le trattative con l’America dando inizio a un periodo di speranza per una distensione dei rapporti. Nonostante le buone intenzioni dei presidenti, la trattativa ha subito diversi rallentamenti e intoppi, principalmente a causa delle fazioni conservatrici non moderate di entrambi i Paesi. Rohani aveva da accontentare tutta la complessa catena di potere iraniana legata all’Ayatollah Khamenei (la Guida Suprema iraniana), e Obama doveva regolarsi con tutta una serie di poteri forti, tra cui innanzitutto la lobby ebraica e la parte del Congresso che continua a vedere l’Iran come il pericolo numero uno in circolazione.

Gli eventi degli ultimi mesi in Medio Oriente potrebbero accelerare il risorgere di buoni rapporti tra Washington e Teheran in maniera fino a un anno fa impensabile. L’impressionante (è l’aggettivo giusto) scalata dell’Isis in Siria e Iraq, la decapitazione dei giornalisti americani, l’assedio di città abitate da cristiani hanno condotto Obama a una risoluzione forte contro quella che è ora considerata la minaccia più pericolosa. Al vertice Nato del 4-5 settembre, il presidente americano ha annunciato la creazione di una “Core coalition” formata da dieci Paesi (Italia inclusa) per contrastare il Califfato di al Baghdadi il prima possibile. Ed è qui che entra in gioco il vecchio nemico iraniano. L’Isis è, infatti, anche il primo nemico di Teheran. I jihadisti di al Baghdadi odiano, se possibile, gli Sciiti iraniani e iracheni ancor più di quanto odino gli occidentali, e li stanno combattendo ferocemente. L’odio religioso delle due grandi correnti del mondo islamico è antico, e si è rinfocolato in Iraq dopo che la maggioranza sciita è andata al governo in seguito alla caduta di Saddam, non lasciando alcuno spazio alla minoranza sunnita, esclusa da tutti i posti di potere. Anche per questo adesso l’Isis (sunnita) riesce a muoversi con tutta questa facilità in Iraq: perché una parte della popolazione, in cerca di rivalsa, lo appoggia apertamente.

Non è la prima volta che Usa e Iran si trovano a combattere lo stesso nemico: era già successo in Afghanistan nei primi anni della guerra contro Bin Laden. In quegli anni il Paese degli Ayatollah aveva fornito informazioni d’intelligence agli americani, portando alla vittoria l’alleanza del Nord contro i talebani e al Qaeda. Ora la situazione si sta ripetendo, con l’aggiunta che in questo caso Obama ha ancora più bisogno di Teheran in Iraq, perché non ha nessuna intenzione di effettuare un’invasione terrestre. Milizie sciite, controllate a distanza o quantomeno fortemente finanziate dall’Iran (a partire da quelle sotto la guida del leader radicale sciita Moqtada al-Sadr) sono già presenti nel Paese. Assieme ai guerriglieri peshmerga curdi sono gli unici che riescono a contrastare l’avanzata dell’Isis.

Per la regola che “i nemici dei miei nemici sono miei amici” non dovrebbe stupire, quindi, un riavvicinamento di due Paesi in lotta fin dalla rivoluzione iraniana del ’79, con una conseguente accelerazione anche delle trattative su nucleare-sanzioni. «La Guida Suprema dell’Iran ha approvato una cooperazione con gli Stati Uniti come parte della lotta contro lo Stato islamico (Is) in Iraq», ha fatto sapere la Bbc il 5 settembre, citando fonti di Teheran. Il report è stato poi in parte negato da fonti ufficiali iraniane (né Usa né Iran tengono a esplicite dichiarazioni di amicizia). La stessa amministrazione Obama, dopo l’appello alla nuova “coalizione dei volenterosi” rivolta ai Paesi arabi, si sono affrettati a smentire ogni ipotesi di collaborazione sul campo con il regime degli ayatollah. Le parti, se stanno collaborando, lo fanno sotto traccia. 

In Siria la situazione è, se possibile, ancora più complicata. L’8 settembre, tre giorni prima dell’anniversario dell’11 settembre e della presentazione di un piano ufficiale d’azione, il Wsj ha fatto sapere che all’interno del documento è presente il progetto di rifinanziare i ribelli filo-occidentali moderati, che hanno dato inizio alla guerra civile con il regime di Bashar Assad nel 2011. 500 milioni di dollari per armare e addestrare l’Esercito di liberazione siriana, che combatte sia Assad che l’Isis. Ma l’Els è molto indebolito, e il rischio di appoggiare i ribelli e di munirli di armi ad alta tecnologia è che come conseguenza l’Isis possa avventarsi su questi gruppi per impossessarsene. D’altra parte, sul fronte siriano l’altro attore che può opporsi all’Isis è lo sciita Assad. Neanche un anno fa le navi americane e francesi erano davanti alle coste siriane e minacciavano l’intervento nella guerra civile, poi non avvenuto anche a causa della mediazione russa. Oggi gli americani, anche se pure su questo fronte mai ufficialmente, vedono un vecchio nemico diventare un occasionale alleato. E Assad potrebbe segnare un bel punto a suo favore. «Ve l’avevo detto che sto combattendo il vero nemico» è il nuovo cavallo di battaglia del dittatore di Damasco. «La Siria sarebbe d’accordo con azioni militari, anche della Gran Bretagna e degli Usa sul proprio territorio contro l’Isis, ma solo con un pieno coordinamento con il governo siriano» ha detto il ministro degli Esteri di Damasco Walid al Muallim. Per ora sembra che Obama non voglia dargliela vinta, ma un giorno Assad potrebbe diventare un alleato fondamentale contro l’Isis.

Con un nemico comune come al Baghdadi tutti i vecchi contrasti, per ora, vengono messi da parte.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook