12 Settembre Set 2014 1715 12 settembre 2014

Sui social la Crusca insegna a parlare e scrivere bene

Sui social la Crusca insegna a parlare e scrivere bene

Accademia Crusca

Nel mondo sbadato, spocchioso, arraffone e sgrammaticato dei social ogni tanto si vede una luce. Tra una “è” senza accento o un “perché” con l’accento sbagliato, di tanto in tanto intervengono loro, quelli dell’Accademia della Crusca. Per dare ordine al mondo (e alla lingua italiana). Quattrocentotrentuno anni di storia e un nickname non proprio diffuso tra i coetanei di Zuckerberg, non bisogna per forza essere un giovane nerd spocchioso e provocatore per avere successo su Facebook e Twitter. Il punto di riferimento della lingua italiana, nata a Firenze nell’anno di Cristo 1583, dimostra in effetti che con i social ci sa fare. Senza ovviamente dimenticare le regole del buon parlare e senza cedere a facili inglesismi e parole storpiate. Anzi, il segreto è proprio questo: nel regno delle frasi abbreviate e degli strafalcioni, intervengono loro. Non con l’aria della maestrina dalla matita rossa e blu, ma con uno spirito social che riesce a tener testa anche a Lercio.

(Un titolo del giornale satirico “Lercio”)

Lercio pubblica un articolo dal titolo L’Accademia della Crusca si arrende: “Scrivete qual è con l’apostrofo e andatevene affanculo”? Loro rispondo compìti dalla pagina Facebook: «L’esatta grafia di “qual è” non prevede l’apostrofo in quanto si tratta di un’apocope vocalica e non di un’elisione. E non ci arrenderemo mai». Con tanto di faccina che fa l’occhiolino. Non solo. Per spiegare l’esatto uso del congiuntivo, ricorrono a un meme in cui un Robin che dice “Se vorrei” viene schiaffeggiato da Batman che lo corregge urlando “VOLESSI!”.

(Immagine tratta dalla pagina Facebook dell’Accademia della Crusca)

La gestione dell’account Twitter, invece, come le regole del buon social media editor richiedono, non è mai uguale a quella di Facebook. Ma tra i due social c’è sempre molta interazione. Da Facebook, ad esempio, è partita la campagna #CartolinedallaCrusca, utili cartoline affrancate con una domanda su una regola della lingua italiana e una risposta da parte di uno degli accademici. “Si può usare la ‘e’ a inizio frase?”. “Si dice ‘mangiare o no’, o ‘mangiare o non’?”. Il profilo Twitter, da parte sua, annuncia l’avvio della campagna e rilancia le cartoline. Ben sapendo che un tweet con una immagine avrà più successo di un tweet senza immagine.

(Immagine tratta dalla pagina Twitter dell’Accademia della Crusca)

I due social dell’Accademia della “brigata dei crusconi” sono gestiti da due persone diverse: Stefania Iannizzotto su Facebook, Vera Gheno su Twitter. Entrambe ricercatrici all’Accademia, Stefania si è dilettata soprattutto a studiare la lingua del Cinquecento con qualche incursione nella comunicazione televisiva e amministrativa, mentre Vera è l’esperta della coppia, occupandosi di «comunicazione mediata dal computer» sin dagli anni Novanta. Dopo tanto studio, si sono gettate nel pericoloso (dal punto di vista della lingua) mondo dei social. E ci sono riuscite, collezionando più di 126mila fan su Facebook e oltre 17mila follower su Twitter.

L’Accademia ha inaugurato il suo nuovo sito nel 2012, in occasione dei festeggiamenti per i 400 anni della prima edizione del Vocabolario della Crusca del 1612. In quello stesso momento sono nati il canale Youtube ufficiale e le pagine ufficiali su Facebook e Twitter. «Il primo tweet dell’Accademia della Crusca risale al 7 novembre 2012», racconta Vera. «Siamo partiti letteralmente con una manciata, forse 20, follower, o scherzosamente seguitori». Facebook, invece, allora era più diffuso del suo concorrente e andò subito meglio. «Il giorno della presentazione aveva già più di 1.000 fan», dice Stefania.

Ma perché il “dannato” popolo dei social si è innamorato di una istituzione che ha l’obiettivo di separare il “fior di farina della lingua italiana dalla crusca” (tramite il frullone, che è simbolo dell’Accademia)? «Anche se è vero che nelle comunicazioni social prevale spesso il whateverismo linguistico teorizzato da Naomi Baron, ovvero un generalizzato scarso interesse per la forma a favore del contenuto», spiegano le due social media editor, «c’è anche molta “fame” di conoscenza linguistica. Usare il nome della Crusca per diffondere un po’ di norma da una posizione riconosciuta pressoché universalmente come autorevole può fare la differenza».

Nella cassetta della posta dell’Accademia, si accumulano ogni giorno domande da ogni parte d’Italia sul corretto uso di alcune espressioni. La Crusca, per giunta, ha un archivio di vocabolari e testi di grammatica che farebbero arrossire anche i server della Silicon Valley. Stefania e Vera fanno una selezione dei contenuti, anche in base ai messaggi degli utenti, e li ripropongono sui social.

«Grazie alla pagina Facebook», racconta Stefania, è anche «più facile dare un volto a “quelli della Crusca”», tra accademici (60 in tutto), dipendenti, collaboratori e i giovani del servizio civile. Ma anche alla villa Medicea di Castello, sede dell’Accademia, dove sono conservate anche le 153 pale da fornaio dipinte che rappresentano gli accademici delle origini e le loro imprese liguistiche.

Su Facebook la community è variegata. La maggior parte è composta da simpatizzanti, studiosi e studenti (molti stranieri). Ma ci sono anche molti ragazzi che altrimenti non avrebbero mai consultato gli accademici della Crusca, oltre agli immancabili «“ultratradizionalisti un po’ fanatici” che aspettano spesso l’occasione per polemizzare e dire la loro sulla presunta “purezza planetaria” della lingua italiana, sulle lotte da ingaggiare necessariamente per combattere gli atteggiamenti di sottomissione all’inglese o sull’impoverimento della lingua contemporanea causato dai media», racconta. Qualcuno di loro, addirittura, non gradisce l’uso degli emoticon da parte dell’Accademia, e ha polemizzato sulla condivisione di un contenuto della “troppo popolare” Radio 105 (che a sua volta aveva citato la Crusca). Loro, dalla villa medicea, rispondono sornioni: «Perplessità talvolta ce ne sono, ma diciamo pure che la Crusca è abituata a non poter accontentare sempre tutti».

Su Twitter, l’Accademia viene invece chiamata spesso a intervenire su questioni linguistiche di ogni tipo. «Sul nostro profilo», spiega Vera, «gli utenti troveranno link a schede di consulenza sul nostro sito, ma anche risposte brevi che rimandano spesso a siti autorevoli extra-Crusca come Treccani o Dizionario di Ortografia e Pronunzia, in modo da creare nell’utente una “rete di fonti” a cui affidarsi per i dubbi linguistici. Cerco, insomma, anche di insegnare agli utenti come trovarsi, poi, le cose da soli».

E come tutti i comuni mortali, anche i cruscanti, scesi negli inferi dei social, devono vedersela con utenti polemici di professione e troll di ogni tipo. «Anni di esperienza sui social network mi hanno insegnato a non “alimentare i troll”, quindi solitamente non rispondo alle critiche dirette o alle palesi prese in giro. Forse quello di non rispondere alle provocazioni è l’insegnamento più saggio da tenere a mente quando si gestisce il profilo social di un ente o un’azienda», spiega Vera. 

Nel successo delle pagine Facebook e Twitter, certo conta molto la fama della Crusca. «La maggior parte degli utenti è proprio contenta di “trovarci”, e di interagire con noi», spiegano le due social media editor. «Per esempio, attraverso i messaggi privati di Facebook, gli utenti riescono a stabilire un tipo di contatto diverso con l’istituzione, diciamo più a tu per tu: le conversazioni possono diventare abbastanza lunghe e articolate e tornare a ripetersi nel tempo, come se appunto ci si conoscesse! Gli utenti chiedono consigli o consulenze “immediate”, spesso le richieste iniziano con “sono in ufficio e devo scrivere… è meglio così o così” oppure “devo rifare l’insegna del mio negozio…”, “ho fatto una scommessa con gli amici… si dice così o così”; spesso ci scrivono studenti e studiosi (italiani e stranieri) per chiedere consigli bibliografici o informazioni su come accedere alle banche dati: insomma è bello trovare sempre chi ti risponde». Quasi una sorta di servizio linguistico 24 ore su 24. «Gestire bene l’enorme patrimonio in rete dell’Accademia è una sfida, ma anche un piacere intellettuale», ripetono. Qualcuno dedica ai cruscanti pure il Follow Friday : «#FF @AccademiaCrusa Io sono una barchetta nel mare di parole e regole. Loro sono il mio faro. (Grazie)».

È scritto in un altro modo ma vuol dire sempre la stessa cosa: separare il fior di farina dalla crusca, appunto. 

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