22 Settembre Set 2014 2100 22 settembre 2014

Debiti Pa, una montagna da cento miliardi l’anno

Debiti Pa, una montagna da cento miliardi l’anno

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«Il 21 settembre, a San Matteo, ultimo giorno d’estate, se abbiamo sbloccato tutti i debiti della Pubblica Amministrazione, lei va in pellegrinaggio a piedi da Firenze a Monte Senario». Così Matteo Renzi a Bruno Vespa, il 19 marzo scorso, durante una puntata di Porta a Porta, registrata poche settimane dopo la sua ascesa a presidente del Consiglio, al posto di Enrico Letta.

Era l’altro ieri, il 21 settembre, ed è da due giorni che politici e giornalisti – compresi i due diretti interessati – si chiedono chi abbia vinto la scommessa e a chi tocchi, passo dopo passo, la scarpinata di venti chilometri al santuario dei Sette Padri Fondatori.

Ce lo siamo chiesti anche noi, sia chiaro. Tuttavia, piuttosto che arrovellarci su questioni di stretta e formale contabilità ed esegesi dei termini – “sbloccare” che non equivale a “pagare”, per dire – abbiamo rivolto l’attenzione su alcune altre questioni relative a questa tematica,  talvolta poco conosciute ai più, da cosa abbia generato questo problema, al caos contabile che rende difficile quantificarne l’importo complessivo o le procedure a causa delle quali diventa ostico, per le imprese, ottenere ciò che spetta loro.

Cosa sono i debiti della Pubblica Amministrazione di cui tutti parlano

Ogni anno la Pa spende per beni e servizi 100 miliardi di euro, circa il 15% del Pil italiano

Partiamo dall’inizio: quando parliamo di Pubblica Amministrazione (Pa, per gli amici) parliamo di ministeri, regioni, province, comuni, ma anche, ad esempio, di università, camere di commercio, ospedali. Ognuno di questi enti, ogni anno, compra un’ingente quantità di beni e servizi da imprese e professionisti privati. Ogni anno, più o meno, la somma dovuta per tali acquisti è pari a circa 100 miliardi di euro, una somma che si aggira attorno al 15% del Pil italiano. Regola vuole – parliamo della Direttiva Comunitaria 2011/7 – che tali pagamenti siano pagati entro 30 giorni, al massimo 60, in particolari situazioni. In Italia, questa regola non è mai stata recepita. Prima della crisi, la prassi era di pagare entro 90 giorni. Dal 2012 in poi, tuttavia, i tempi medi di pagamento delle Pa alle imprese si sono impennati, arrivando a metà 2012 a superare i 210 giorni. 

Perché la Pa ci mette così tanto a pagare le imprese

Il debito della Pa, se contabilizzato ma non pagato, è calcolato nel deficit, ma non nel debito pubblico

Il motivo per cui gli enti pubblici non pagano è piuttosto semplice, ancorché complicato da raccontare. Facciamo un esempio: se un Comune vuole acquistare dieci matite dal costo di 1 euro l’una, deve inserire nel suo bilancio previsionale un impegno di spesa di 10 euro. L’importo è contabilizzato come debito commerciale. Per pagare una parte di quel debito, di solito, quel Comune deve chiedere denaro allo Stato, che per dargliene, di solito, deve aumentare il proprio indebitamento pubblico. Con lo spread alle stelle - tra il 2011 e il 2012, soprattutto - recuperare denaro in questo modo era parecchio costoso. Lo Stato, quindi, decide di non dare i soldi al Comune, che di conseguenza non paga le imprese. In questo modo, il debito delle pubbliche amministrazioni è calcolato nel deficit – la differenza tra uscite ed entrate - ma non nel debito pubblico.

Quanto costa questa scelta alle imprese

Nel 2009 il Governo britannico decise di ridurre i tempi di pagamento alle imprese da 30 a 8 giorni

Nel 2009, per venire incontro alle imprese cui le banche, nel pieno della tempesta finanziaria, non prestavano più denaro, il governo britannico decise di ridurre i tempi di pagamento alle imprese da 30 a 8 giorni. Lo stesso, anche se in misura minore, è accaduto in Germania o in Francia. Il fatto che in Italia sia avvenuto l’opposto dà una misura della nostra complessiva perdita di competitività. Secondo la Cgia di Mestre, degli oltre 52.500 fallimenti d’imprese registrati tra il 2008 e il 2012 circa 15mila (pari al 28%) sono stati causati dai mancati pagamenti da parte della pubblica amministrazione. Magari, paradosso fra i paradossi, strozzate dal fisco e da una pressione fiscale in continua ascesa. A farne le spese sono state soprattutto le piccole imprese e, in particolare, quelle appartenenti ai settori farmaceutico, biomedicale, edilizio e dei servizi. Peggio ancora, se localizzate al Sud, dove a fine 2013 gli enti pubblici locali non avevano pagato addirittura il 79,6% delle fatture scadute. Secondo un articolo de Lavoce.info, il ritardo dei pagamenti del settore pubblico genera una domanda di credito da parte delle imprese di circa 67 miliardi di euro, pari a quasi un quarto del totale degli impieghi a breve erogati dalle banche alle imprese.

Come mai il debito della Pa verso le imprese si può solo stimare

Il 95% dei debiti è stato contratto dalle amministrazioni periferiche

A quanto ammonti il debito della Pubblica Amministrazione nei confronti dei suoi fornitori privati è uno dei segreti meglio custoditi della Repubblica. Per dire, Secondo il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, la «cifra da aggredire è 60 miliardi». Matteo Renzi invece parla di 68 miliardi.  Allo stesso modo, riferendosi alle fatture non pagate emesse prima del 31 dicembre 2011, Bankitalia aveva dapprima parlato prima di 71, poi di 90, infine di 75 miliardi in occasione della Relazione annuale del 2013. Tutte stime, tuttavia, visto che non si dispone di dati ufficiali. Soprattutto, tutte cifre che riguardano solo gli arretrati: secondo Cerved alla fine del terzo trimestre del 2013 non erano state pagate il 44,6% delle fatture scadute nel trimestre. Nello stesso anno, peraltro, solo il 25% circa delle fatture risultava pagato nei tempi. Anche se non galoppa più come negli anni precedenti, quindi, il debito della Pa pare continui a crescere, ma nessuno sa dire di quanto.  Sempre secondo la Cgia di Mestre, quelli accumulati tra il 2012, il 2013 e i primi mesi del 2014, sarebbero pari almeno a 90-100 miliardi di euro. La causa di questa incertezza va ricercata soprattutto nel fatto che il 95% di quei debiti è stato contratto dalle amministrazioni periferiche e a quanto pare la contabilità periferica è di difficile lettura da parte del ministero dell’Economia e Finanze.

Come hanno fatto i governi di Letta e Renzi a pagare parte dei debiti della Pa

I Governi Letta e Renzi hanno reperito circa 56,5 miliardi per pagare i debiti

L’abbiamo già spiegato al punto 1, ma vale la pena di ribadirlo. I debiti della Pa, se sono stati contabilizzati, già rientrano nella spesa pubblica e, quindi, nel deficit dello Stato. In altre parole, pagarli non farebbe aumentare il rapporto deficit/Pil nemmeno di un millesimo di punto percentuale. Allo stato attuale, si stima che l'80% circa dei debiti sia stato contabilizzato.  Rimane il problema che per pagarli bisogna contrarre altro debito pubblico, ma il calo dello spread (ossia il tasso d’interesse attraverso cui lo Stato vende i suoi titoli e riceve in prestito del denaro) ha reso meno costosa questa operazione. È stato soprattutto il Governo Letta a darsi da fare, in questo senso, reperendo risorse per il pagamento di circa 47,2 miliardi, coi Decreti 35 e 102 del 2013. Renzi ci ha messo il carico di ulteriori 9,3 miliardi con il Dl 66/2014. In tutto, fanno 56,5 miliardi di Euro, dei quali, al 21 luglio scorso, 30 miliardi sono stati resi disponibili agli enti debitori e 26,1 miliardi sono stati effettivamente pagati. A occhio e croce, fino a qualche mese fa, mancavano da pagare ancora circa 31 miliardi. Avviso ai naviganti: si parla sempre dello stock di debito accumulato al 31 dicembre 2011. Tutto quel che è successo dopo è un'altra storia.

Perché il Governo Renzi dice di poter pagare tutti i debiti alle imprese

Non pagare i debiti alle imprese potrebbe costare allo Stato italiano 3-4 miliardi di multa dall'Ue

Matteo Renzi, sin dal suo insediamento, non ha fatto mistero di voler pagare tutti i debiti che la Pa doveva alle imprese. Non è solo una questione di mero marketing politico, intendiamoci: di mezzo, il 18 giugno scorso, ci si è messa anche una procedura d’infrazione della Commissione europea, che potrebbe costarci una multa di 3-4 miliardi. Nota di colore: ad avviare la procedura è stato un italiano, Antonio Tajani di Forza Italia, cosa che ha scatenato le ire di Renzi, Padoan e Delrio, che lo hanno accusato molto poco velatamente di aver strumentalizzato la questione per motivi di bassa cucina politica. Torniamo a noi. La strada imboccata da Renzi per accelerare il pagamento dei debiti della Pa è frutto di un espediente contabile che prende il nome di pro soluto e che coinvolge, oltre allo Stato, la Cassa Depositi e Prestiti e le banche commerciali. Funziona così: queste ultime anticipano – tenendosi per loro il 2% dello stesso - il credito dovuto alle imprese e la Cdp fa da garante di ultima istanza se poi le amministrazioni pubbliche non lo pagano. Nel frattempo, la Pa trova i soldi per pagare davvero i crediti alle banche che se li sono comprati.

Perché Renzi ha perso la sua scommessa (e la strada è ancora in salita)

Di oltre 70 miliardi di debiti, il Governo ne ha messi a disposizione 56 e pagati 32

Questa mossa, che secondo Renzi, avrebbe dovuto accelerare i pagamenti, ha funzionato solo a metà. I dati, come al solito, sono confusi: dei 60  - o 68, o 71, o 90, o 75: fate voi - miliardi di debito, il ministero dell’Economia e delle Finanze ha affermato il 22 settembre di averne pagati 32 dei 56 e rotti messi a disposizione. Il più inguaribile dei renziani potrebbe dire che il presidente del Consiglio aveva parlato di risorse sbloccate - gran parte da Letta, peraltro - ma questo porterebbe solamente a rendere il passivo della sconfitta meno pesante. Per le imprese, infatti, anche il tempo ha un valore e l’elefantiaca procedura di certificazione del debito, necessaria per «venderlo» alle banche, di certo non aiuta a fare in fretta. Certo, meglio di niente, direte voi. Ma con il Pil stagnante, il debito che corre e il fiscal compact che incombe, il problema è ben lontano dall’essere risolto. 

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