25 Settembre Set 2014 1100 25 settembre 2014

Come cambiano i salari in tempi di crisi

Come cambiano i salari in tempi di crisi

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La dinamica salariale durante gli anni di crisi ha avuto andamenti molto differenti nei paesi Ocse. In media il salario reale è rimasto in pratica invariato dalla fine del 2007, anche se la varianza fra Paesi è molta. I Paesi periferici della zona Euro, dopo una prima fase (durata almeno fino a fine 2009) di aumento consistente del salario orario reale - che è stato ben superiore alla crescita della produttività - hanno sperimentato una contrazione importante negli anni successivi, coincisa con la crisi specifica alla zona Euro. Non c’è da sorprendersi di questa dinamica, poiché l’alta disoccupazione in Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo, con molti disoccupati a competere per pochi posti di lavoro, ha causato la caduta del salario reale. È un meccanismo di aggiustamento prevedibile, in presenza di shock asimmetrici.

Da questo punto di vista, l’Italia è un caso intermedio. La spiegazione di una crescita quasi nulla del salario orario è da trovarsi nella rigidità reale, prima che nominale, dei salari italiani. Purtroppo, con salari che non si “aggiustano” adeguatamente a shock sul lato della domanda, ciò che si "aggiusta" è il prodotto, che, infatti, continua inesorabilmente il suo declino, a differenza del - pur lievissimo - aumento nei Paesi colpiti dalla crisi quanto il nostro. Se a ciò si aggiunge l’atavica assenza di crescita della produttività del lavoro, in modo particolare nel nostro Paese (terzo grafico), il quadro diventa ancora più fosco. Il costo unitario per unità di prodotto è cresciuto in italia sia nel periodo iniziale, che in quello successivo, a differenza di Spagna e Irlanda, per esempio. Un bel rebus, per la politica economica del governo e della Bce.

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