9 Ottobre Ott 2014 1400 09 ottobre 2014

Cosa dice Patrick Modiano dei suoi romanzi

Cosa dice Patrick Modiano dei suoi romanzi

Patrick Modiano

Nel maggio del 2013 è stato pubblicato in Francia Romans, un volume edito da Gallimard che raccoglie 10 romanzi di Patrick Modiano. Una specie di versione economica dei nostri Meridiani con le opere più importanti dello scrittore. In occasione della pubblicazione, il quotidiano Libération ha chiesto a Modiano stesso di raccontare qualcosa sulle opere incluse. Abbiamo tradotto cosa dice delle cinque contenute nel volume che sono state pubblicate anche in Italia.

Riduzione di pena (1988)
Ed. Lantana

«È legato a un episodio della mia infanzia abbastanza enigmatico. Io e mio fratello eravamo in una casa vicino a Jouy-en-Josas, attorniati da gente strana, e finì in maniera brutale. Apparentemente erano amici di mia madre, tra cui almeno un paio che, come in un romanzo poliziesco, avevano commesso qualche cosa di grave. Io e mio fratello ci siamo ritrovati da soli in questa casa fino a che non è arrivata la polizia e mio padre è venuto a prenderci. L'atmosfera era tra Il grande Meaulnes e la Serie noir. A quei tempi i ragazzini vivevano in un mondo separato da quello degli adulti, la disciplina era molto rigida, non c'era la televisione».

Dora Bruder (1997)
Ed. Guanda 

«Avevo letto un annuncio di scomparsa su un Paris Soir durante l'Occupazione e per dieci anni mi aveva inseguito. È sempre impressionante, un annuncio di scomparsa. Ci ho messo molto tempo a identificare questa ragazza. All'inizio non sapevo nemmeno che fosse ebrea. E mi sono accorto che era stata presa, deportata. Gli annunci sui giornali mi hanno sempre scosso, ne ho ricopiati un sacco».

Un pedigree (2005)
Ed. Einaudi

«Non è veramente un'autobiografia. L'ho scritto piuttosto per sbarazzarmi di certe cose che mi erano state imposte, dei corpi estranei di cui non ero responsabile. Come il pedigree di un cane, in cui si vedono i suoi genitori. È brutto dire che si considerano i propri genitori come corpi estranei, ma... non scegliamo i nostri genitori. Ho voluto sbarazzarmi di alcune situazioni assurde che avevo vissuto durante la mia infanzia e la mia adolescenza. Per questo non ci ho messo veramente cose intime, ma cose obiettive. Solo dopo mi sono reso conto che questo libro è legato agli altri. Una cosa che mi fa pensare ai tabelloni luminosi che ci sono in metro, sui quali possiamo fare apparire i percorsi e tutti i cambiamenti del caso soltanto scegliendo il nome della stazione dove vogliamo andare. Mi sono reso conto che questo libro è quasi come un tabellone della RATP, sul quale appaiono elementi anche di altri libri.

Nel caffè della gioventù perduta (2007)
Ed. Einaudi

«Ricordi di infanzia, di una giovane studentessa di Belle Arti che si occupava di me, mi portava in questi café di rue du Four, dove lei frequentava gente della sua età, tra cui qualcuno che era del gruppo Guy Debord. Poi, quando ho visto le foto di Van der Elsken, ho riconosciuto un sacco di facce, erano gli amici di quella ragazza».

L'orizzonte (2010)
Ed. Einaudi

«Un giorno sono ripassato da rue Quatre-Septembre e mi sono ricordato di aver atteso qualcuno in quel quartiere, il quartiere della Borsa, verso le 7 di sera, quando la gente esce da lavoro. Quel giorno sono anche passato nei nuovi quartieri del 13° arrondissement, sul bordo della Senna. Era la prima volta che mi confrontavo con una Parigi veramente nuova, lontana dalla città fantastica della mia infanzia. Ho provato come uno choc, un corto circuito. Per la prima volta ho avuto la sensazione che ci fosse qualche cosa di romanzesco in questa nuova architettura e in quel che questa ricopriva. [...] È stata anche la prima volta che ho usato internet per fare delle ricerche».

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