9 Ottobre Ott 2014 1700 09 ottobre 2014

«Volevo ripulire Finmeccanica, me l’hanno fatta pagare»

«Volevo ripulire Finmeccanica, me l’hanno fatta pagare»

Giuseppe Orsi

Correva l’anno 2012, 25 aprile, giorno della Liberazione. E l’Italia si svegliò con una raffica di indagati per lo scandalo Finmeccanica. C’era di mezzo una vendita di 12 elicotteri di Agusta Westland al governo indiano, per una commessa da più di 560 milioni di euro. Indagato per corruzione internazionale finì l’allora amministratore delegato Giuseppe Orsi, che in Agusta c’era stato per quasi vent’anni. Nel 2011 era approdato alla casa madre in piazzale Montegrappa a Roma, al posto di Pierfrancesco Guarguaglini, finito pure lui indagato insieme alla moglie in altre inchieste. Ci fu una guerra interna, accuse e veleni. Le accuse a Orsi partirono dalle dichiarazioni di Lorenzo Borgogni, ex capo delle relazioni esterne, braccio destro proprio di Guarguaglini, che aveva raccontato ai magistrati di come Orsi avesse girato una parte dei soldi di quella commessa indiani ai partiti politici italiani, in particolare alla Lega Nord di Roberto Maroni.

Dopo due anni e mezzo, tre mesi di carcere preventivo, dibattiti politici di ogni tipo, una spy story tra Svizzera, Tunisia e Dubai, intercettazioni compromettenti, querele, persino una polemica internazionale sui Marò - i due marinai italiani ancora fermi in India - i giudici del tribunale di Busto Arsizio hanno in sostanza sancito che la corruzione, su quella commessa, non c’è mai stata. Orsi e Bruno Spagnolini, ex ad di Agusta, vengono condannati a due anni per false fatturazioni (ci sarà il ricorso in appello ndr), ma vengono appunto assolti sul piano corruttivo, «perché il fatto non sussiste», spiega il presidente del collegio giudicante Luisa Bovitutti, dopo circa quattro ore di camera di consiglio. In aula ci sono la moglie e i figli di Orsi. L'ex ad ascolta in silenzio per poi concedere qualche battuta ai giornalisti. Ma intanto il suo avvocato Ennio Amodio non risparmia bordate alla magistratura: «È sorprendente che gli inquirenti abbiano potuto chiedere ed ottenere misure cautelari basate sul nulla, decapitando sue grandi imprese e facendole precipitare nell’abisso delle black list internazionali. Fino a quando il Paese dovrà tollerare i guasti delle approssimazioni investigative delle Procure?». 

Questa sentenza sancisce in modo definitivo che questa inchiesta è nata perché c’è stata una guerra senza esclusione di colpi dentro Finmeccanica? 
Certamente. Io non ho mai avuto dubbi su quello che è successo. Poi non so perché sulla base di questi elementi suggestivi il procuratore ha deciso di portare avanti questa cosa. Devo ammettere che non l’ho capito, ma questa è stata una sua scelta. Poi però il tribunale ha deciso che non era vero niente.

Parla delle dichiarazioni di Borgogni? Perché è successo tutto questo allora?
Io volevo cambiare le cose dentro Finmeccanica. Volevo farlo in modo radicale, cambiando il sistema e soprattutto su un’area di grigio che c'era. Volevo farlo in un modo corretto. Non ho portato la mia squadra, non volevo privare Agusta del management. Ho cercato di mantenere le persone che c’erano dentro Finmeccanica, ma alcune hanno reagito in un altro modo. Così si è arrivati a tutto questo.   

A due anni di distanza si sente in qualche modo risarcito?
Sono stati due anni difficili, per me e la mia famiglia, ma soprattutto per l’Agusta. Io credo che la sofferenza maggiore sia stata per la società, per quello che ha dovuto sopportare. Si è dovuta privare di un manager valoroso come Spagnolini, questo credo sia l’aspetto più difficile da sopportare.

È una liberazione?
Sì, la definirei una liberazione. Resta la condanna a due anni per frode fiscale che ora valuterò con il mio avvocato e per cui faremo appello. Ho sempre avuto la coscienza a posto, sapevo di non aver corrotto nessuno e il tribunale l’ha riconosciuto. 

Secondo lei ha influito anche il dibattito politico nel suo caso? I giornali hanno scritto molto di questa vicenda.
Servirebbe una riflessione, magari a freddo, anche da parte di voi giornalisti per come vengono trattate queste notizie. Ci sono state paginate infinite...

Il suo nome è stato accostato più volte a quello di Roberto Maroni.
Io Maroni l’ho conosciuto solo da ministro, quando è venuto a visitare l’Agusta. Quando queste cose vengono enfatizzate si colpiscono anche le aziende, per fortuna ci sono dei giudici sereni che hanno valutato i fatti e non le suggestioni

Anche in India ne sono successe di tutti i colori.
Questa sentenza dimostra che abbiamo sempre operato onestamente, dimostra che abbiamo avuto e spero avremo anche in futuro ottimi rapporti con l'India

Cosa farà adesso?
Una vacanza con mia moglie e i miei figli

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