Quei soldati bambini costretti a combattere per l’Isis

Scuole coraniche e campi militari per addestrare i più piccoli. «Saranno i jihadisti di domani»

Islamic State Fighters
12 Ottobre Ott 2014 1500 12 ottobre 2014 12 Ottobre 2014 - 15:00

Era la metà di agosto quando alcuni miliziani dell’Isis hanno fatto irruzione nell’ospedale oncologico di Mosul, in Iraq. Dopo aver costretto un paio di piccoli pazienti a reggere le bandiere nere dello Stato Islamico, alcuni di loro hanno improvvisato un set fotografico e scattato alcune immagini. Pochi giorni dopo quelle scene sono finite su Internet, usate per rimpolpare la fiorente propaganda a favore del Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi.

Una vicenda simile - racconta ancora questo rapporto Onu – è avvenuta a fine agosto in un orfanatrofio di Mosul, dove 65 bambini dai 5 mesi a i 17 anni delle minoranze turkmena e yazidi erano stati rinchiusi dagli jihadisti dopo il massacro delle rispettive comunità. Lasciati con poca acqua, cibo e vestiti, molti di loro sono stati violentati dai miliziani. Quegli stessi jihadisti che pochi giorni dopo sono tornati per metterli in posa con le bandiere nere tra le mani, e scattare qualche fotografia.

La propaganda del Califfato si costruisce con i volti dei bambini. Ed è il segnale della minaccia più preoccupante, perché i miliziani stanno lanciando ami verso il futuro. Al di là delle immagini diffuse per fare proseliti, i rapporti periodicamente compilati dalle agenzie Onu vicine ai profughi in fuga raccontano di bambini-soldato e di donne rapite per diventare spose degli jihadisti. Le poche immagini che escono da città come Raqqa mostrano spesso numerosi gruppi di bambini raccolti attenti attorno allo jihadista di turno che detta loro i principi di Corano e Sharia.

I miliziani dell’Isis sanno che non basta conquistare territori e gestirne le risorse. Un Califfato va anche popolato e preparato a resistere nel tempo. I bambini di oggi devono diventare gli jihadisti di domani, divisi tra i soldati che difendono i confini dello Stato e gli amministratori che applicano ligi la legge islamica. Le giovani donne risparmiate ai massacri saranno invece le madri della futura gente dello Stato Islamico.

Miliziani jihadisti insegnano a pregare ai bambini in questo video-propaganda dell’Is (minuto 3:10)

Se di fatto l’isis è già composto da una nuova e giovane generazione di miliziani, combattenti provenienti da ogni dove e non solo reduci di Al Qaeda o della guerra in Iraq, occorre pensare a investire anche nel futuro.

«A differenza di Al Qaeda, movimento ormai globalizzato e privo di un vero territorio se non in Afghanistan, lo Stato Islamico sta mettendo radici», spiega Alberto Negri, inviato del Sole 24 Ore appena rientrato da Kobane. «E punta sull’educazione delle nuove generazioni attraverso le scuole coraniche aperte nei territori controllati». «L’investimento meno visibile ma il più preoccupante», spiega Negri.

Questo video diffuso dalla Cnn mostra alcuni bambini-soldato portati dai miliziani nella parata di un convoglio diretto verso Mosul, città irachena conquistata a inizio giugno

Nel Governatorato di Salah al-Din, racconta l’Unami, bambini-soldato vengono usati ai checkpoint lungo la strada che da Ninive porta ad al-Sharqat. Bambini armati sono stati visti a Mosul o a Tal Afar. Sempre a Mosul, la seconda città irachena, conquistata lo scorso giugno dall’Is, bambini tra i 12 e i 13 anni venivano avvistati dentro centri di addestramento militare, mentre in un altro report dell’Onu si parla di un servizio militare obbligatorio per tutti i ragazzi tra i 17 e i 37 anni della città di Mosul.

Da dove vengono i bambini-soldato e le donne mogli di jihadisti

I miliziani attingono a piene mani tra le famiglie dei villaggi conquistati e tra gli orfani delle minoranze religiose sterminate dai soldati. Usano la popolazione soggiogata come risorsa a disposizione del Califfato. 

Durante l’avanzata dell’Isis nella Piana di Ninive, lo scorso agosto, diversi bambini e ragazzi adolescenti sono stati arruolati dai miliziani. Quelli tra loro che sono riusciti a scappare, hanno raccontato all’Unami di essere stati messi a formare la prima linea per proteggere i miliziani dell’Isis, e sono stati poi costretti a donare il sangue per gli jihadisti feriti.

Giovani jihadiste di origine francese parlano con le famiglie via Skype in questo video girato da una donna di Raqqa. Si pensa che siano 150 le ragazze che dalla Francia hanno raggiunto i territori del Califfato per sposare gli jihadisti e generare figli

Il 3 agosto scorso, nel villaggio Yazida di Maturat sono state rapite 450/500 donne e ragazze, trasferite nella cittadella di Tal Afar, governatorato di Ninive. Due giorni dopo, 150 di loro, per lo più provenienti dalle comunità yazidi e cristiana, sono state trasportate in Siria, sia per diventare spose dei miliziani dell’Is, sia per essere vendute come schiave del sesso (malak yamiin, in arabo).

Verso la fine di agosto, l’Unami è stata messa al corrente di 2500 civili, per lo più donne e bambini provenienti dalle città di Sinjar e Tal Afar e delle province di Ninive e Shirk Han. Alcuni testimoni citati dall’agenzia Onu raccontano di essere stati portati nella prigione di Badoush, alle porte di Mosul. Alcuni ragazzi adolescenti, maschi e femmine, sono stati violentati dai miliziani. Quotidianamente, gli jihadisti prelevavano gruppi di ragazzi maschi per portarli verso destinazioni sconosciute. Le ragazze invece venivano indotte alla conversione. Quelle che rifiutavano erano vendute come schiave a Mosul o a Raqqa. Mentre quelle convertite venivano date in spose ai miliziani e trasferite in altre città.

Un gruppo di bambini figli di miliziani ceceni finiti tra le fila dell’Isis si allena con le armi

Le famiglie parte del gruppo che hanno deciso di convertirsi, invece, sono state trasportate in alcuni villaggi rurali sottratti ai turkmeni e rinchiuse nelle loro case, costantemente monitorate dai miliziani.

Donne e denaro, così si attirano i più giovani

E sempre all’Unami è stato raccontato di un ufficio aperto a Mosul per la vendita di schiave. Donne e ragazze vi arrivano con targhette che ne indicano il prezzo. Gli acquirenti – per lo più giovani delle comunità locali - possono negoziare. Secondo l’Unami l’Isis isa la vendita di donne schiave per convincere i giovani del posto ad unirsi ai ranghi dello Stato Islamico.

Ad attirare i giovani nei ranghi degli jihadisti è anche lo stipendio che viene loro offerto. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, un’ong vicina all’opposizione con sede a Londra, i combattenti siriani single guadagnano 400 dollari al mese. Ma ricevono qualcosa in più se sono sposati e hanno figli. 

«I militanti dell’Is pagano i combattenti stranieri mille dollari al mese, l’equivalente di uno stipendio della classe medio-alta in Giordania», ha affermato il re giordano Abdullah II intervenendo alla Clinton Global Initiative. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani ogni combattente straniero riceve 800 dollari.

«Molti dei nostri giovani di Raqqa si sono uniti all’Is o per paura o per il salario che ricevono, circa 400 dollari. È un salario molto buono per noi qui», ha spiegato un negoziante di Raqqa, Abu Mohammed, in un’intervista al Guardian. Il reddito pro-capite annuale in Siria è Secondo la Banca Mondiale di circa duemila dollari, poco più di 150 dollari al mese. Lo stipendio dell’Is è ancora più sostanzioso per chi fa lavoro d’ufficio. È il caso, ad esempio, di chi si occupa della propaganda del califfato.

L’ombra nera dell’oscurantismo

«Il Medio Oriente sta precipitando verso il peggiore oscurantismo», afferma Alberto Negri. «La violazione dei diritti delle donne e dei bambini è quotidiana e totale. Mi chiedo cosa ne sarà di queste terre dopo che Isis verrà sconfitto. Tornare allo status quo ante sarà difficilissimo. Intere città sono state distrutte e con loro l’economia, il commercio, ma anche principi di convivenza che il rientro dei profughi (9 milioni quelli registrati finora, su un totale di popolazione irachena di 23 milioni) non basterà a ripristinare».

In un contesto simile, il rischio di una deriva fondamentalista è per Negri già realtà. «La popolazione sarà sempre più povera e cadrà vittima dei gruppi religiosi meglio organizzati. I bambini figli dei profughi verranno educati nelle scuole coraniche. Saranno raccolti dai movimenti religiosi. E la prossima generazione sarà ancora più fondamentalista di quella attuale». Cosa accadrà quando in Iraq e Siria entreranno Ong finanziate dai sauditi e dai qatarini? Quale visione delle donne imporranno? Si chiede Negri. Ma è uno scenario – quello di un crescente oscurantismo - che riguarda tutto il Medio Oriente. Incastrato tra una Turchia sempre meno secolarista e desiderosa di giocare un ruolo di primo piano nell’area. E Paesi del Golfo esportatori dell’interpretazione integralista dell’Islam Wahabita.

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