26 Ottobre Ott 2014 2215 26 ottobre 2014

“Non è vero che le nostre banche sono messe così male”

“Non è vero che le nostre banche sono messe così male”

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«La nostra lettura è che da questi stress test escano molti messaggi positivi per il sistema bancario europeo, così come per quello italiano». È spiazzante la prima affermazione di Gennaro Casali, managing director per Boston Consulting Group, una delle più importanti realtà di consulenza aziendale al mondo. Nove banche italiane non hanno superato gli stress test della Bce e due tra loro, Monte dei Paschi di Siena e Carige, a differenza delle altre sette, dovranno varare importanti misure di rafforzamento del capitale. 

Secondo Casali, le cose stanno diversamente: «Innanzitutto è apprezzabile il metodo degli stress test – afferma -  che aumenta il livello di trasparenza, dirada le nubi e offre certezza al sistema». Va ricordato, in quest’ottica, che la mossa della Bce di mettere sotto esame 131 gruppi bancari per testarne la resistenza di qui al 2016, di fronte a uno scenario “normale” e a uno da apocalisse, non ha eguali nella storia del credito e nasce proprio con l'obiettivo di dare al mondo finanziario una prova della solidità del sistema del credito in Europa: «Anche in quest’ultimo scenario  - osserva ancora Casali - le banche italiane, nel loro complesso hanno mostrato di avere un’eccedenza di capitale di 25 miliardi di euro». La notizia non è quindi la cosiddetta “bocciatura” di Mps e Carige, ma che «anche queste due banche, nello scenario attuale, sono state ritenute solide».

Per i prossimi giorni sono previsti scossoni in Borsa, soprattutto se, come sembra, per entrambe le banche sarà necessario un aumento di capitale. Casali non se ne preoccupa granché. Secondo lui, al di là di fisiologici scossoni di breve periodi, l’orizzonte è molto più sereno di quanto si possa oggi immaginare: «Dopo gli stress test il credito alle imprese e alle famiglie potrebbe davvero ripartire, perché chiarezza e trasparenza hanno tolto incertezza al sistema del credito».

Una prima occasione per capire se Casali ha ragione sarà l’11 dicembre, quando ci sarà la seconda asta dei Tltro, il celeberrimo fondo di 400 miliardi cui le banche possono attingere a tassi vantaggiosi per i prossimi quattro anni per rifinanziarsi e per immetterli nell’economia reale senza doverli recuperare sul mercato. La prima asta si è tenuta il 18 settembre scorso ed è stata un mezzo insuccesso, a essere buoni: «È possibile che anche lo scarso successo del primo round di Tltro sia stato influenzato dagli stress test in arrivo – osserva Casali - Allo stesso modo, è possibile che il secondo round, fissato per dicembre, possa andare molto meglio».

Nel frattempo, osserva ancora Casali, «sta probabilmente per iniziare una nuova stagione di fusioni e acquisizioni di banche, a livello internazionale» e le più esposte, ovviamente, sono quelle che hanno faticato a superare lo scoglio degli stress test. Allo stesso modo, qualcosa cambierà anche all’interno degli istituti di credito che invece ne sono usciti con tutti gli onori: «Nei prossimi anni – spiega Casali – all’interno delle singole banche, ci sarà una distinzione più netta tra il core business bancario e il business più problematico, come hanno fatto, ad esempio, Rbs in Scozia e Ubs in Svizzera».

Una specie di bad bank interna, in altre parole, laddove di bad bank di sistema - che si fa carico degli asset "cattivi” di tutte le banche del paese - è un’idea ormai tramontata, nonostante si sia rivelata vincente laddove è stata utilizzata:«Le banche spagnole, che fino a un paio di anni fa erano messe molto peggio di quelle italiane, hanno passato molto bene gli stress test – spiega  ancora Casali - Segnale, questo, che quella di creare una bad bank pubblica, di sistema, è stata una scelta molto intelligente. Oggi una strategia simile non ha più senso, anche perché ormai si sa quali sono le banche a posto e quelle che lo sono meno». Le banche italiane - che pure i loro aiuti li hanno avuti - ne hanno fatto a meno. Un motivo in più per scommettere sulla loro solidità. E per augurarci, che dopo anni di credito a singhiozzo, questa sia davvero la volta buona. 

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