28 Ottobre Ott 2014 1345 28 ottobre 2014

Cinque cattivi pensieri dopo gli stress test

Cinque cattivi pensieri dopo gli stress test

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È andata come doveva andare, a dispetto di chi ha voluto minimizzare l’impatto dell’esame Bce sulle nostre banche i mercati finanziari hanno picchiato duro con ribassi del 20% o giù di lì per le due banche bocciate senza mezzi termini (Mps e Carige) e ribassi su tutto il fronte del settore bancario, forse per la paura che qualche banca si debba digerire i due bocconi indigesti, visto che già ieri il tam-tam delle fusioni aveva cominciato a battere.

Ricordiamo per onestà intellettuale che lo stress-test serviva proprio a valutare la capacità di tenuta del sistema bancario in situazioni estreme di mercati finanziari negativi e di economia al ribasso per capire che non avremo certo fatto una bella figura, ma almeno teoricamente sappiamo che le nostre navi possono reggere la tempesta. ‘Teoricamente’ perché tutti i precedenti stress-test non hanno impedito le note crisi finanziarie in Irlanda e Spagna.

Sistemati i buonisti superficiali, constatato che la solidità delle banche è un problema serio se c’è chi si spaventa o chi da istruzioni su come abbandonare la nave, mi restano cinque cattivi pensieri, perdonatemi ma mi è difficile non pensarli adesso:

I salvataggi degli altri Paesi sono il nuovo alibi italiano

In quanti, a partire dall’Abi, hanno difeso la linea delle banche italiane, con il classico impeto di orgoglio nazionalistico che esce solo quando perdiamo, ricordando anche con i grafici che gli italiani non hanno contribuito di tasca propria al salvataggio delle banche, mentre Spagna e Germania hanno versato rispettivamente 60 miliardi e 250 per coprire i buchi delle proprie banche? Tutto vero, ma nessuno si ferma a dire che l’Italia, con le sue finanze pubbliche scardinate non avrebbe potuto permettersi un esborso di nemmeno la metà senza fare saltare i rapporti di debito/Pil che oggi saltano per manovrine di pochi miliardi. Se gli altri paesi lo hanno fatto bene, è perché il sistema di finanza pubblica e privata se lo poteva permettere. Noi no e le nostre banche sono state tenute in piedi per anni consapevolmente con bilanci poco adeguati. Gli italiani non hanno pagato il conto delle banche, hanno contribuito a mantenere ben altro che le banche. O uno o l’altro.

La Bad bank spagnola e le lacrime di coccodrillo

Adesso qualcuno folgorato sulla via di Damasco comincia a dire a voce alta che avremmo dovuto fare come la Spagna che si è fatta finanziare il risanamento del proprio sistema bancario dalla EU. Eh, certo avremmo dovuto, ma non lo abbiamo fatto non tanto perché ce lo abbiano vietato, ma perché nessuno voleva scaricare sofferenze immobiliari (e scheletri negli armadi) in una banca pubblica. Andiamo indietro a leggere i commenti di chi ha sempre bocciato e boicottato l’idea, poi forse possiamo tornare a parlare della Spagna e del perché nessuna banca spagnola sia nell’elenco dei cattivi.

Gli aumenti di capitale del 2014 e Banca d’Italia

Qualcuno potrebbe scomodarsi a ringraziare la Banca d’Italia che con pazienza e atti ripetuti di convincimento -a volte respinti come intrusione- ha spinto gran parte del sistema a fare accantonamenti corretti e a varare aumenti di capitale nel 2014? Aumenti di capitale scomodi, dovendo andare davanti agli azionisti a chiedere denari con quotazioni iper-svalutate, senza i quali oggi la situazione sarebbe drammatica. Può essere che la Banca d’Italia sia stata in passato troppo lenta o difensiva, ma non è stato questo il caso per quanto posso giudicare da esterno.

Il piatto della redditività piange

Fare aumenti di capitale, invitare a tavola soci esteri istituzionali, raccogliere risparmi di clienti correntisti non è una cena gratis. Adesso questi fiduciosi azionisti, prima diluiti abbondantemente poi chiamati al tavolo della buona beneficienza vogliono qualcosa in cambio, che si chiamano prima di tutto dividendi e poi apprezzamento del titolo. Ci sono le circostanze per farli felici? Ancora non sembra e la redditività sul capitale delle banche italiane è assai decaduta in questi anni. Concentriamoci sull’effettiva capacità di rigenerare profitti. 


fonte: KPMG

Mps e Carige: quando la politica locale fa danni

Entrambe scontano pesanti interferenze della macchina politica locale assommate a pesanti violazioni dell’etica professionale da parte dei rispettivi vertici ora pesantemente inquisiti. Cosa si poteva sperare, che i nuovi vertici raddrizzassero la nave, o meglio il tanker, in pochi mesi o trimestri? Con quei buchi e quella modalità di fare banca neppure il mago Merlino avrebbe potuto fare il miracolo. E questo, diciamolo sul serio, era prevedibile. Ecco perché comprendo forse più lo sfogo triste dell’ad di Mps Fabrizio Viola che ci stava provando che l’euforia di chi ha passato il test di esame con il 6 meno

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