28 Ottobre Ott 2014 1715 28 ottobre 2014

La guerra Malagò-Tavecchio dietro ai finanziamenti Coni

La guerra Malagò-Tavecchio dietro ai finanziamenti Coni

Malago 0

Aveva promesso di farsi carico di una grande riforma dello sport italiano. E così è stato. Per volere di Giovanni Malagò, la Giunta nazionale del Coni ha approvato il nuovo sistema di ridistribuzione dei contributi statali alle federazioni sportive. Un sistema basato su parametri oggettivi e uguali per tutti, ma destinato ad alimentare polemiche. Perché il gettito di denaro pubblico allo sport italiano, rimodulato per favorire molte attività che rientrano nel programma olimpico in vista di Rio 2016, penalizzerà altre federazioni. Una coincidenza, certo. Eppure a pagare il conto saranno le federazioni guidate da personaggi poco graditi a Malagò (vedi Tavecchio, -39%) o che del numero uno del Coni sono stati pubblicamente avversari nella corsa alla poltrona di capo dello sport italiano, appoggiando Raffaele Pagnozzi (vedi Pancalli, +10% ma sotto la media di altre federazioni che raggruppano discipline olimpiche). A guadagnarci, nel mezzo, ci saranno sia i suoi grandi elettori, sia gli ex nemici ravveduti.

1. Come funziona il nuovo sistema

Nel 2014, i contributi che lo Stato ha girato al Coni sono stati di 411 milioni di euro. Di questi, 150 milioni sono stati divisi tra le federazioni affiliate al nostro comitato olimpico per la parte sportiva (escluse le spese destinate ai dipendenti). A usufruirne in maniera maggiore è stato il calcio. La Figc ha incassato 62 milioni di euro, contando su una maggiore fetta di tesserati (460mila, il 25% del totale Coni) e di eventi sportivi organizzati. Tre le voci che pesano di più: settore giovanile scolastico, giustizia sportiva ed arbitri. Le sole giacchette nere hanno visto destinarsi 42 milioni di euro, di cui 32 a quelli che fischiano tra dilettanti e giovanili. A livello di contributi, dopo l’inarrivabile pallone, nel 2014 ci sono state la Federatletica con 5 milioni di euro, La Federnuoto con 4,7 milioni, la Federscherma con 3,8 milioni e, pari merito con 3 milioni pallavolo, basket e canottaggio.

Con il nuovo sistema, ci saranno un po’ meno soldi, ma più equilibrio. Il contributo dello Stato allo sport italiano si ridurrà di 7 milioni, secondo quanto scritto nella bozza del budget 2015 del Coni. Una sforbiciata lieve, dell'1,84%, rispetto all'anno precedente, con lo Stato che darà al comitato olimpico 405 milioni. Di questa somma, 129 milioni andranno alle varie federazioni. A subire il calo più importante è il calcio, che secondo il nuovo sistema prenderà 42 milioni di euro. Un sistema che d’ora in avanti distribuirà i contributi statali valutando i criteri in questo modo: al 40% varranno i podi olimpici disponibili, al 40% federazioni  affiliate e internazionali, al 15% la visibilità sui media, e al 5% i tesserati agonisti. E a contare saranno anche i risultati raggiunti anno dopo anno. Se si guarda il criterio delle medaglie olimpiche potenziali, il calcio ne porta solo due potenziali (tra nazionali maschile e femminile), mentre altri sport come atletica e nuoto molte di più, se non altro per una maggiore presenza di diverse discipline.

2. Chi ci guadagna

Il tutto è stato quindi studiato per favorire l’avvicinamento dello sport azzurro ai Giochi di Rio de Janeiro 2016, con l’obiettivo di migliorare le 25 medaglie complessive di Londra 2012 (due in meno di Pechino 2008) e di dare spazio ai ragazzi più promettenti con l’avvio del progetto “Promesse Olimpiche” grazie ai nuovi fondi statali. Ma chi ci guadagna, quindi? In primis, i grandi elettori di Malagò, alcuni dei quali già all’epoca della sua elezione erano stati compensati con cariche al Coni. A cominciare dal Badminton: lo sport è specialità olimpica dai tempi di Barcellona ’92 e il presidente della Federazione, Alberto Miglietta, è diventato amministratore delegato di Coni Servizi. E poi c’è la Federgolf, il cui sport tornerà ai Giochi proprio nel 2016 (dopo essere stato sport olimpico solo nel 1900 e nel 1904) e che godrà di un corposo +27%. E il cui numero uno, Franco Chimenti, è presidente sempre della Coni Servizi.

Ma c’è anche chi, da “nemico” di Malagò, ci ha guadagnato. Appoggiandolo successivamente. Soprattutto Gianni Petrucci e Renato Di Rocco. I capi di Federbasket e Federciclismo sono stati elettori di Raffaele Pagnozzi, ma negli ultimi tempi hanno caldeggiato pubblicamente il nuovo sistema voluto da Malagò, che privilegia un po’ di più gli sport da loro comandati a scapito del calcio. Una posizione politica che ha pagato: le tabelle del Coni rivelano che il basket avrà 600mila euro in più, così come il ciclismo (che però rispetto alla media prenderà meno).

E poi c’è il caso Barelli. Con il presidente della Federnuoto, dire che i rapporti sono tesi è un eufemismo. Malagò è stato inibito per 16 mesi dalla Fin (in quanto numero uno del Circolo Canottieri Aniene) lo scorso 29 settembre, per "mancata lealtà" e "dichiarazioni lesive della reputazione" nei confronti di Barelli. Tutto era nato perché Malagò denunciato il numero uno della Fin per alcune fatturazioni fasulle, nell’ambito di 2,1 milioni di euro erogati dallo Stato nel 2005 per le piscine dei Mondiali di Roma di nuoto del 2009. Il gip aveva chiesto l’archiviazione, da cui era nata poi la squalifica a Malagò. La Fin riceverà 1 milione di euro in più rispetto al 2014, ma di mezzo ci sono gli atleti illustri iscritti al Circolo Aniene, come Federica Pellegrini e Valerio Clerici. Non solo. La Commissione d’appello della Fin, che dovrà decidere sulla riduzione della squalifica a Malagò, ha rinviato (per l’ennesima volta) la riunione proprio il giorno dopo la Giunta del 28 ottobre. Nella quale Malagò ha ottenuto uno sconto di 8 mesi.

3. E i paralimpici?

Il nuovo corso di Malagò secondo molti rumors prevedeva che, nel 2015, a non godere di più soldi ci sarebbero state 5 federazioni. Cronometristi, Federazione Medico Sportiva, Automobile Club, Aero Club e Comitato Italiano Paralimpico (Cip) avrebbero preso gli stessi soldi dello scorso anno. Una scelta che non avrebbe mancato di scatenare polemiche, soprattutto riguardo il Cip, che come gli atleti normodotati sarà a Rio con i propri tesserati. A guidare il Cip è Luca Pancalli, ex atleta paralimpico che nel 2013, all’epoca della campagna elettorale per la corsa alla presidenza del Coni, voltò pubblicamente le spalle a Malagò, che gli aveva offerto in maniera altrettanto pubblica la poltrona di segretario del Coni in caso di elezione.

«Sono sorpreso. A suo tempo ho fatto una scelta e su questa posizione rimango, nel rispetto di quei principi di coerenza e trasparenza che hanno sempre contraddistinto le mie azioni ed il mio operato nel mondo dello sport. Sostengo Raffaele Pagnozzi alla Presidenza del Coni e farò il Segretario Generale solo se Pagnozzi me lo chiederà», aveva risposto Pancalli all’invito lanciatogli da Malagò durante un incontro con la stampa in un liceo romano. Alla fine, secondo la tabella dei contributi Coni, i paralimpici si sono "salvati" con 100mila euro in più. Un +10% che comunque non colloca i paralmpici lontanissimi da molte disicpline olimpiche come le arti marziali (+22%), atletica (+19%), tennis (+25%) e tiro con l'arco (+20%).

4. La sfida di Malagò a Tavecchio

Lo stesso Pancalli ricopre anche la carica di presidente del settore giovanile scolastico della Figc, uno dei comparti che verrebbero più colpiti dal taglio del Coni.Ed è proprio dalla Figc che emergono i malumori più rumorosi. Ad alzare la voce è stato soprattutto Michele Uva, nuovo direttore generale della Federcalcio dopo aver svolto lo stesso ruolo alla Coni Servizi. E proprio nella sua precedente esperienza lavorativa, Uva aveva imposto il pagamento di 5 milioni di euro di mutualità da parte della Figc al Coni, secondo quanto stabilito dalla Legge Melandri. Una somma che, ora che Uva è passato dall’altra parte, potrebbe non essere più versata in segno di protesta contro Stato e Coni.

«Il calcio è l'unico sport che ha sempre fornito e continua a fornire soldi alle casse dello Stato ed allo sport italiano e una eventuale riduzione dei contributi statali, di cui al momento non abbiamo comunque dati ufficiali, andrebbe a colpire le principali attività della Federcalcio», ha spiegato Uva in un comunicato ufficiale nel quale ribadisce la centralità calcio italiano, che «attraverso il Totocalcio, ha finanziato lo sport del nostro Paese dal 1948 al 2003, generando 18 miliardi di euro per il Coni e altri 18 miliardi per l'erario e contribuendo così alla conquista di 422 medaglie olimpiche in quei 55 anni».

Da questo orecchio, però, il Coni non ci sente. E la Giunta del Coni ha deciso per il taglio. Una scelta che sa di sfida, perché arriva dopo un’estate che ha visto Carlo Tavecchio diventare presidente della Figc (rischiando il commissariamento dopo la famosa frase su Optì Pobà) e Malagò che davanti ai microfoni dichiarava di non credere molto nel programma dell’ex capo della Lnd. Lo scorso 5 agosto, nei giorni precedenti all’elezione del capo della Federcalcio, Malagò rispondeva così alle domande su Tavecchio: «Il suo programma è coraggioso e innovativo. Io però gli ho detto che non riuscirà ad attuarlo. Gli ho detto che ha troppe cambiali da pagare». Mentre sulla possibilità del commissariamento in caso di non elezione, si era così espresso: «Sarebbe un'ipotesi positiva perché potrebbe realizzare cose che un presidente eletto non riuscirebbe nemmeno a proporre. Sarebbe invece negativa perché creerebbe un precedente pericoloso nel non rispettare l'autonomia della Federazione».

Ecco, l’autonomia. La Federcalcio dovrà mantenerla con 20 milioni in meno. Un taglio che, non a caso, arriva quattro giorni dopo il Consiglio Federale, che ha sancito il primo progetto di riforma del sistema-calcio, che coinvolge tra le altre cose il tesseramento degli extracomunitari con obbligo di curriculum per uno dei due tesserati, come già avviene in Inghilterra e sul quale Tavecchio aveva puntato già in fase elettorale, quando venne fuori con l’infelice frase su Optì Pobà. Una situazione che aveva irritato Malagò, già caustico nei confronti del calcio ancora prima di essere eletto («la sua sottocultura negli ultimi vent’anni ci ha creato enormi danni d’immagine»).

Ora il calcio questa immagine la deve ricostruire. E potrà farlo partendo dal settore giovanile. In Germania, dopo la prematura uscita della nazionale da Euro 2000, lo Stato elargì alla Federcalcio tedesca 50 milioni di euro, a patto che venissero investiti in progetti sui giovani. L’Italia dovrà farlo con molto meno. Ma se le premesse sono quelle del presidente della Lega Pro Mario Macalli («Dobbiamo finanziare la federazione delle palline e delle piumette»), la strada è ancora lunga.

5. La Figc pensa alle scommesse?

La prossima data cruciale, che definirà la nuova puntata dei rapporti tra Figc e Coni, è il 14 novembre. Ovvero il giorno in cui Tavecchio ha convocato il nuovo Consiglio Federale «dove insieme alle leghe e alle componenti, valuteremo compiutamente la questione, scevri da ogni rivalsa e considerazione di parte».

Il punto caldo dell’ordine del giorno darà quello delle scommesse. Tavecchio avrebbe nel cassetto un progetto per ricavare da quel comparto i soldi tagliati dal Coni, arrivando quindi a prendere dallo Stato quei contributi che Malagò, con il nuovo sistema, ha decurtato al pallone: «In Francia il contributo scatta sulle scommesse,  perché qui è sempre la stessa storia. I fondi vengono dal governo, il governo ottiene i fondi attraverso le scommesse e le tasse imposte che applicano anche alle società sportive. Il miglior contribuente è il calcio, altre situazioni non sono paragonabili a noi».

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