4 Novembre Nov 2014 1645 04 novembre 2014

Google e le nanoparticelle: un progetto credibile?

Google e le nanoparticelle: un progetto credibile?

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La scorsa settimana Google ha descritto il suo ambizioso piano per utilizzare nanoparticelle magnetiche da far circolare nel sangue così da intercettare e segnalare segni di cancro o un imminente arresto cardiaco. Alcuni esperti di nanotecnologia, però, hanno reagito chiedendo a Google se questo progetto non sia fantascienza piuttosto che una realtà medica.

«È emozionante vedere una società con il potenziale economico di Google che accoglie una sfida talmente grande», dice Chad Mirkin, che dirige l’International Institute for Nanotechnology della Northwestern University. Mirkin aggiunge però che quanto descritto da Google è più un «tentativo di fare qualcosa che una scoperta o un percorso per arrivarci». A questo punto, dice, la tecnologia è speculativa: in sostanza è «un bell’episodio di Star Trek».

L’idea di base di Google non è nulla di nuovo — i ricercatori lavorano da anni a trattamenti e diagnosi con nanoparticelle magnetiche. Nell’annuncio, Andrew Conrad, capo del team Life Sciences del laboratorio di ricerche Google X, ha detto che «l’idea è semplice in sostanza».
Il concetto potrebbe sembrare semplice, ma la sua esecuzione non lo è. La somministrazione di nanoparticelle nel corpo è molto complessa, ed è improbabile che la visione di Google venga realizzata nel breve termine.

Il problema principale per il gigante di ricerca sarà di natura biologica. Google intende produrre una pillola ingeribile di nanoparticelle. Da qui, le nanoparticelle dovrebbero entrare in qualche modo nel flusso sanguigno, qualcosa che secondo Mirkin necessita di “un importante balzo di fede”. Una volta nel flusso sanguigno, dovrebbero circolare, farsi strada fino a bersagli quali le cellule cancerogene, e quindi lasciare che vengano raccolte per le dovute analisi. Un magnete tenuto in prossimità dei vasi sanguigni superficiali del bolso, ad esempio, potrebbe concentrare le nanoparticelle in un unico punto. Google non ha descritto come farebbe a rilevare i segnali delle nanoparticelle.

Ciascuno di questi passaggi costituisce una sfida. Oltretutto, aggiugne Mirkin, le difese immunitarie del corpo sono progettate per eliminare i corpi estranei, per cui Google dovrà trovare una soluzione per aggirarle. Secondo Robert Langer, un professore del MIT, oltre alle sfide legate alla somministrazione delle nanoparticelle e alla lettura dei loro segnali, un altro quesito fondamentale è quello legato alla sicurezza del sistema. Difatti, come ci spiega John McDonald, un professore della Georgia Tech, «uno dei problemi più grandi incontrati con le nanoparticelle magnetiche era la loro tossicità». McDonald dice che «sebbene qualunque cosa sia possibile, ritengo che possano esserci sistemi più efficaci per rilevare il cancro ed altre malattie agli stadi iniziali rispetto all’approccio immaginato da Google».

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