21 Novembre Nov 2014 1030 21 novembre 2014

Caro direttore, un fiore per mio zio, morto d’amianto

Caro direttore, un fiore per mio zio, morto d’amianto

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Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

Se volete veramente l’Unione Europea, fatevi pellegrini

Questo autunno mi trovavo in un piccolo paesino sulla via di Tours (cammino di Santiago in Francia) in un rifugio per pellegrini. Ho preparato per me e un occasionale compagno normanno la cena con spaghetti, insalata e formaggio. Abbiamo apparecchiato fuori con uno splendido tramonto. Poco dopo sono arrivati altri due camminatori, un belga e un inglese residente in Olanda. Li ho invitati a unirsi a noi e ho preparato altra pasta. Abbiamo passato la sera conversando di tutto, politica, economia, Europa, vini. Quella sera abbiamo fatto più noi per l’Unione dell’Europa, che i leader in decine di incontri inconcludenti. Provocatoria proposta: tutti i candidati a posizioni in Europa debbono dimostrare di aver percorso a piedi e con lo zaino (non con l’autista), condividendo rifugio e cibo con altri camminatori, almeno uno dei tanti itinerari europei di interesse culturale.

Giuseppe Sala, Varese, la Repubblica, 21 novembre

Un fiore colorato per mio zio, morto d’amianto, contro il grigio della Legge

Sono il nipote di una delle vittime provocate dall’amianto negli stabilimenti di Casale e Cavagnolo. Non so quali siano i sentimenti che prevalgono in me. Forse rabbia, forse delusione, certamente la consapevolezza di una giustizia italiana non adeguata, incapace di affrontare una problematica complessa come il disastro ambientale e le migliaia di morti dell’amianto. La prima immagine che ieri mi è comparsa davanti agli occhi è stata quella di mio zio Giovanni, le sue ultime notti all’ospedale attaccato all’ossigeno, il suo desiderio di rimanere vicino ai suoi cari ma nel contempo di porre fine alle sofferenze che lo hanno costretto, per 30 anni, a dormire con tre cuscini dietro la schiena. Me lo rivedo a miscelare a mani nude, senza mascherine, quell’impalpabile polvere che si portava anche a casa, sulle tute blu con la scritta Saca prima, Eternit poi. Oggi porterò un fiore sulla tomba di mio zio, un fiore colorato, di speranza, che contrasti con il grigio della polvere che per anni ha respirato e con il grigio, nebuloso incedere della giustizia italiana.

Giulio Bosso, Brusasco (To), la Repubblica, 21 novembre

Le emergenze e il vizio di ricominciare da zero

Anni fa sono stato capogruppo Pds in Commissione Ambiente e Territorio del Senato. Credo d’aver svolto una buona attività per la difesa del suolo. Mi chiedo oggi con inquietudine perché, fra gli argomenti toccati in relazione alle frane e alluvioni che ci flagellano, è sempre come se dovessimo partire da capo. Dimentichiamo per esempio la Commissione De Marchi dopo l’alluvione di Firenze del 1966, la legge n. 183 del 1989 sulla difesa del suolo, le direttive europee (non ancora recepite). Abbiamo derubricato la materia affidandola alla Protezione Civile, cioè vedendola solo in chiave post emergenziale. C’è stata una resa a mani basse di fronte alla miriade di soggetti che hanno titolo in materia, alla molteplicità di permessi e visti contemplati per eseguire un’opera, all’abbandono della pratica della pianificazione. Si parla solo di risorse finanziarie, che sono certo necessarie, al pari però della semplificazione, del coordinamento con la comunità scientifica che ha dato interessante risultato in termini di previsione di eventi estremi, del lancio di un “nuovo patto” che chiami a raccolta per questa vera e propria emergenza.

Massimo Veltri, veltri.massimo@gmail.com, la Repubblica, 21 novembre

E alla Rai si finirà per licenziare

Si sta procedendo a una vera e propria amputazione della storica società Rai ad opera dell’attuale premier Matteo Renzi. Nonostante la Rai sia in credito verso lo Stato ogni anno di circa 450 milioni di euro a causa dell’evasione fiscale del canone (circa il 27%), il governo attuale ha messo in condizione questa prestigiosa società, con il pretesto della spending review, di subire un ulteriore esborso con il contributo coattivo di 150 milioni di euro cedendo una parte di un settore strategico, ossia quello di Rai Way. Una richiesta assurda, secondo la logica delle compensazione dei crediti. Non solo, ma il paradosso continua imperterrito: è stata varata sempre dal governo la Legge di Stabilità, che prevede dal 2015 un taglio sul canone del 5%, ossia per la Rai un mancato introito che si aggira intorno a 85 milioni di euro ogni anno. Non ci vuole mago Merlino per comprendere che in un breve lasso di tempo la Rai dovrà affrontare una seria crisi economica e tutti i relativi risvolti negativi, coinvolgendo probabilmente e purtroppo anche il posto a tempo indeterminato dei lavoratori. Si ricorda, infatti, come dovrebbe funzionerebbe l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori dopo la riforma: per motivi economici, il lavoratore sarebbe licenziato e potrebbe contare, dopo un ricorso, solo sull’indennizzo. Un sicuro campanello d’allarme che occorre considerare con la dovuta e massima urgenza per salvaguardare il diritto e la dignità di ciascun lavoratore Rai.

Antonella Marazza, Roma, Il Messaggero, 21 novembre

Incomprensibili gli scioperi politici

Non comprenderò mai gli scioperi come manifestazioni di dissenso nei confronti del governo per provvedimenti ritenuti sgraditi. Se non si gradiscono le posizioni del governo e della maggioranza parlamentare, perché si sciopera danneggiando il datore di lavoro e se stessi, in un momento in cui le difficoltà degli uni e degli altri vanno a braccetto? Se si vuole far sentire a chi governa la propria contrarietà , perché non si organizzano manifestazioni nei giorni festivi? È forse colpa degli imprenditori, che ne hanno già tante di loro, se chi governa non viene ritenuto capace di tutelarci? Gli scioperi politici sono utili solamente a chi li organizza e a chi sta dietro il sipario del teatro politico.

Giuliano Sassa, Milano, Corriere della Sera, 21 novembre

Morti Eternit: chi ha avuto...

Il picco dei morti per amianto (non solo a casale Monferrato) si stima verrà raggiunto nel 2030. Ma il reato è prescritto già oggi. Qualcuno vuole cambiare la norma. Meglio abolire la Cassazione: due gradi di giudizio se concordanti possono bastare. Se non finisse come il finto addio al Senato, i benefici sarebbero certo superiori ai costi.

Paolo Melzi, ItaliaOggi, 21 novembre

Il processo Eternit è un lavoro non terminato

Se un dipendente terminasse in ritardo il proprio lavoro e questo causasse la consegna del prodotto oltre i tempi stabiliti, l’azienda pagherebbe le penali e il dipendente subirebbe un’ammonizione. Il secondo ritardo comporterebbe un aggravio delle penali e un richiamo scritto verso il dipendente. Al terzo ritardo, il cliente sarebbe perso e il dipendente disoccupato, senza poter invocare il vecchio art. 18 (sussisterebbe la giusta causa). Considerando che ogni procedimento giudiziario che si concluda con una prescrizione dei termini è un lavoro non terminato nei tempi previsti, mi chiedo: in magistratura come ci si comporta? E, purtroppo, la risposta la so già: non è colpa di nessuno, nessuno rischia il posto e neppure una piccolissima ammenda. 

Paolo Maffei, Torino, La Stampa, 21 novembre

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