27 Novembre Nov 2014 0945 27 novembre 2014

«Se ascolti la Rai dimentichi il buon italiano»

«Se ascolti la Rai dimentichi il buon italiano»

Canone Rai

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

Repubblica 27 novembre

Dibattito su classico e scientifico: basta legare passato e presente

Il dibattito classico o scientifico si apre in ogni casa dove ci sia uno studente che sta per finire la terza media. Ho fatto il liceo classico a Genova Pegli, (1962-67). Ebbi la fortuna di un giovanissimo professore di latino e greco che ci fece non solo imparare ma amare le due “lingue morte”. Le insegnava con il ragionamento. Spiegava la logica della consecutio temporum e nelle versioni di greco non ci faceva aprire il vocabolario a caso, dovevamo ricostruire il periodo partendo dal verbo, risalendo al soggetto e così via. Si può dire che usasse un metodo scientifico e che, mentre ci faceva conoscere le radici della nostra cultura, ci induceva a diventare logici e, sì, matematici. In compenso ci permetteva di conoscere in originale testi che restano per me fondamentali, come l’Iliade e l’Odissea, L’Edipo re e a Colono, Gli uccelli, le “cronache” di Cesare. Chi e cosa impedisce di far fare agli studenti stage estivi (come negli Usa), nelle aziende, nel campo dell’economia, del marketing, della comunicazione, dell’editoria. Perché non legare passato e presente, scoprendo che certi antichissimi strumenti sono utili per capire il presente?

Cipriana Dall'Orto, cipriana.dallorto@gmail.com

Io, precario all’università e i prof planati dall’alto

Io dal farmacista: «Mi dà per favore uno sciroppo per la tosse?». «Ecco, ne ha bisogno, questi sono mali professionali». «No... è una tosse da frescata». «Ma come, non insegna all’università?». «Sì, una volta». Ieri ho dovuto spiegare perché non insegno più all’università di Firenze. In silenzio ho accettato di non partecipare a concorsi, non ho preteso il mio nome su testi in cui c’era la mia mano. Dopo 15 anni, ho avuto il ben servito. Grazie ai concorsi a livello nazionale, qualcuno era più preparato di me. Insegnavo Urbanistica e conosco benissimo il mio territorio, la Toscana. Vengo “stoppato” perché la mia esperienza è priva dei principi dei bandi: le smisurate bibliografie (potrei annoverare mie cose fatte a nome d’altri), i convegni (sono sempre gli stessi che se le cantano e suonano) e nessun riferimento all’esperienza didattica (chiedete a un docente ordinario quante volte è presente alle lezioni del suo corso). Si fanno planare docenti dall’alto che hanno l’interesse di far carriera e si auto-escludono dall’esperienza didattica che compete ai precari come me.

Un precario, Firenze

Corriere della Sera 27 novembre

L'astensionismo dice che la democrazia è malata. Parola di Tocqueville

Tocqueville affermava che quando «il cittadino è passivo, la democrazia è malata». Di fronte al recente astensionismo elettorale penso che difficilmente si possa, ancora oggi, scrivere qualcosa di più esatto, almeno per quanto riguarda il nostro Paese.

Piero Campomenosi, pierocampomenosi@ libero.it

Un po' strana l'aritmetica di ebola

Da sempre la matematica inizia le numerazioni dal numero 1: il primo uomo sulla Luna, il primo gol di Baggio, la tessera numero 1 del partito... Tuttavia ora sembra che inizi da zero: ad esempio, il «paziente zero» di Ebola. Ciò significa che il secondo malato sarà il numero 1, il terzo sarà il numero 2 eccetera... Che aritmetica davvero strana!

Alberto Fumagalli, albfum@yahoo.it

ItaliaOggi 27 novembre

Ascolta Radio Rai e dimenticherai il buon italiano

Nel giugno del 1933 cominciò a diffondersi Radiorurale, il ricevitore a prezzo imposto e con caratteristiche standardizzate promosso dall'Ente Radio Rurale, grazie al quale oltre tre milioni di scolari hanno incominciato a conoscere la lingua italiana. Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti e in Rai devono aver dimenticato la funzione anche sociale della radio pubblica. La quale, se oggi non può insegnare l'italiano, certamente non dovrebbe neanche farlo disimparare a chi ascolta. Non pochi brividi, dunque, devono essere corsi lungo la schiena degli ascoltatori che il 25 novembre hanno seguito la diretta di Radio1 sulla visita del Papa al Parlamento europeo. Una diretta nel corso della quale sono state inanellate perle quali “Il Papa abbraccia la donna tedesca DOVE visse molti anni fa durante la sua permanenza in Germania” oppure “Ora il papa ha di fronte una grande libro bianco che fa CONTRASTO con il suo abito bianco”. I padri fondatori inorridiscono. E con loro i pochi che ancora sembrano avere a cuore la parola “qualità”.

Amanda Chiegni

Stampa 27 novembre

L'astensionismo italiano è come quello Usa, inglese, olandese...

Nelle democrazie consolidate l’astensionismo elettorale rientra nella consuetudine; non è considerato un fatto gravissimo come alcuni lettori paventano. L’Italia si sta semplicemente adeguando a questo fenomeno. Certamente mostrare interesse per la politica diretta e condizionare le decisioni dei detentori del potere partecipando con il proprio voto è un comportamento lodevole e responsabile. Alcuni allarmismi e timori, però, sono ingiustificati anche perché le ultime elezioni europee e quelle americane del Midterm sono in linea con le due nostre elezioni regionali di domenica. Infatti negli USA a novembre hanno votato soltanto il 36,4% e nella UE mediamente il 42%, con la Gran Bretagna al 36% e l’Olanda al 37%. 

Nino Bruno, Milano

I popoli sfruttati presentano il conto  

Spregiudicati e disonesti politici cavalcano i disagi e le ingiustizie della migrazione,ma non tengono presente le cause: sono secoli che il continente africano viene saccheggiato aizzando i governi tra di loro e corrompendoli, per meglio sfruttare il petrolio. Una giusta e onesta politica di investimenti dell’Europa e America in Africa eviterebbe le future transumanze, dando la dignità del lavoro in questi immensi territori finora in buona parte sfruttati e delusi nel loro futuro. Sta arrivando il conto dei popoli dell’Africa e lo presenteranno speriamo senza violenze, e le migrazioni di oggi sono solo l’inizio. 

Giuseppe Cappellin, Treviso  

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