4 Dicembre Dic 2014 1245 04 dicembre 2014

Articolo 18 addio, ora le imprese possono crescere

Articolo 18 addio, ora le imprese possono crescere

Jobs Act Articolo 18

Un recente studio per la Francia ha riacceso l’interesse sui possibili disincentivi alla crescita che sarebbero causati da politiche o regolamentazioni che prevedono un trattamento di favore per imprese al di sotto di una data soglia dimensionale. In Italia un arcinoto esempio è l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, fulcro del dibattito politico sul job act, che si applica solo alle imprese con più di 15 dipendenti e prevede il reintegro nel caso di licenziamento senza giusta causa. Tuttavia, gli esercizi empirici che hanno provato a stimare l’effetto “soglia” hanno concluso che sia molto debole: le imprese appena al di sotto di 15 dipendenti presentano una probabilità di crescere solo di poco inferiore (circa il 2%) rispetto alle imprese appena sopra la soglia.

Un approccio alternativo, che ricorre anche ad algoritmi utilizzati in fisica per modellare la distribuzione dimensionale di sistemi complessi, rivelerebbe invece un effetto della regolamentazione piu’ sostanziale. Tale metodologia, piuttosto che testare se vi sia una riduzione delle probabilità di assunzione a ridosso della soglia, presuppone che l’effetto della politica sia distribuito lungo una parte più ampia della distribuzione di imprese. L’intuizione sottostante è che le decisioni strategiche su investimenti e crescita siano programmate nel medio-lungo periodo e che quindi anche le imprese non immediatamente a ridosso della soglia anticipino i maggiori costi di licenziamento e i rischi associati a un eventuale superamento dei 15 addetti.     

Per sottoporre a test questa ipotesi, lo studio utilizza due serie di dati. La prima  riguarda circa 250mila imprese italiane tra i 5 e i 25 addetti nel periodo dal 1986 al 1998, pubblicata da Schivardi e Torrini. La seconda serie di dati è costituita da tutte le aziende registrate nel 2014 alle Camere di Commercio [1], per un totale  di circa 350mila aziende sempre tra 5 e 25 addetti.

L’andamento delle due serie di dati è illustrato nella figura 1 in coordinate logaritmiche. Una variazione di tendenza nella curva che meglio replica la distribuzione dei dati attorno a  15 addetti appare evidente. 

Nota: L’andamento della curva tra 5 e 14 addetti appare molto ben descritto da una legge di potenza (che appare come una linea retta nel grafico)

La differenza tra andamento sopra-e-sotto-soglia è ancora più evidente nella figura 2, che riporta il numero complessivo di addetti per classe di addetti. Un formale test statistico rileva che vi è una flessione statisticamente significativa nella curva proprio in coincidenza dei 15 dipendenti.

In tempi di tasso di disoccupazione galoppante, è interessante provare a quantificare tale “schiacciamento” della distribuzione dimensionale delle imprese in termini di occupati.

Lo studio propone due scenari. Nel primo scenario, si assume che le aziende molto al di sotto dei 15 dipendenti, contrariamente a quelle al di sopra, non siano influenzate dall’articolo 18, e crescano quindi senza limiti fintantoché rimangano sotto soglia. In questo caso, si potrebbe ragionevolmente immaginare che in assenza dell’obbligo di reintegro l’andamento della distribuzione dimensionale delle imprese si potrebbe estendere inalterato fino almeno a 25 dipendenti. Assumendo che le imprese non nascano né cessino – ma semplicemente si ridistribuiscano – e che l’offerta di lavoro sia elastica, si può stimare un aumento di circa 130mila nuovi occupati, ovvero il 5% del campione (pari a circa 2 milioni e mezzo di dipendenti). Una stima più conservativa – basata sull’ipotesi che le aziende più piccole restino invariate in numero anche in caso di riforma dell’articolo 18 – colloca il numero di nuovi occupati teorici a circa 85mila, pari al 3,5% del totale. Questi valori sono superiori alla precedente stima di Schivardi e Torrini sugli stessi dati. Risultati molto simili, ma leggermente superiori, si ottengono con i dati del 2014. È interessante notare che le aziende agricole, alle quali l’articolo 18 si applica già a partire dai cinque dipendenti, non mostrano un effetto simile.

Perché l’articolo 18 sarebbe così importante per le imprese, in un contesto produttivo profondamente mutato rispetto all’epoca in cui lo Statuto dei Lavoratori fu proposto? L’obbligo di reintegro rappresenta un notevole rischio per l’impresa, in quanto la decisione del giudice è spesso difficilmente prevedibile in base a parametri oggettivi e trascorrono diversi anni prima che il procedimento giunga a sentenza. Aziende che operano in mercati particolarmente volatili, che esportano, e soprattutto che innovano hanno prospettive di crescita più rischiose e quindi sono più vulnerabili a regolamentazioni come l’articolo 18 che impongono un costo aggiuntivo al rischio. Queste sono anche le imprese più produttive e che potrebbero creare nuovi posti di lavoro, ma che spesso non trovano in Italia le condizioni per attrarre risorse e crescere.

Le implicazioni di politica economica che si possono trarre dallo studio trascendono il dibattito sull’articolo 18 e la riforma della regolamentazione del mercato del lavoro. Riguardano più in generale gli effetti indesiderati di politiche economiche che discriminano in base al numero di addetti, come nel caso dello studio per la Francia citato all’inizio. Pur motivate da (plausibili) ipotesi che le piccole imprese siano vulnerabili a diversi fallimenti del mercato (per esempio, le difficoltà di accesso al credito), tali politiche devono essere disegnate con attenzione affinché non si traducano in freni alla crescita delle imprese più produttive – delle quali l’Italia ha così disperatamente bisogno per rimettersi al passo con l’Europa.

* Ruprecht-Karls-Universität Heidelberg

** Ocse

Riferimenti

[1] Dati InfoCamere (si ringrazia Roberto Susanna, ufficio stampa infocamere.it)

Istat, Rapporto noi-Italia 2013, noi-italia2013.istat.it

Dossier lavoce.info, www.lavoce.info/eterno-dibattito-articolo-18/

F. Schivardi, R. Torrini, Identifying the effects of firing restrictions through size-contingent differences in regulation, Labour Economics 15 (2008) 482–511

Garicano, L.; Lelarge, C.; Van Reenen, J., Firm size distortions and the productivity distribution: Evidence from France, Discussion Paper Series, Forschungsinstitut zur Zukunft der Arbeit, (2013) No. 7241

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