5 Dicembre Dic 2014 0730 05 dicembre 2014

Fondi neri all’estero, approvato il “condono penale”

Fondi neri all’estero, approvato il “condono penale”

Euro Denischarlet

La legge per il rientro dei capitali dall'estero, per l'emersione del nero “domestico” e per il potenziamento della lotta all'evasione fiscale è stata definitivamente approvata il 4 dicembre dal Senato, senza modifiche al testo che già era stato approvato alla Camera dei Deputati, con 119 sì, 61 no e 12 astenuti. Come spiega il Sole 24 Ore «chi aderirà alla nuova voluntary disclosure – e potrà farlo entro il 30 settembre dell'anno prossimo per violazioni commesse prima del 31 dicembre 2013 – oltre a non rispondere dei reati fiscali (a parte ipotesi di gravi condotte fraudolente, per le quali comunque la pena è diminuita) andrà immune anche dal nuovo illecito di autoriciclaggio, che può comportare un aumento di pena fino a 8 anni (4 se il reato all'origine del lavaggio non è particolarmente grave)». Questo il nostro articolo che riepiloga di cosa si tratta, scritto quando ancora la norma era prossima all'esame della Camera dei Deputati.

Si chiama voluntary disclosure, che in italiano si potrebbe tradurre in “dichiarazione volontaria” o, se preferite “auto-smascheramento”. È il nome tecnico-giornalistico di una norma che, dopo essere stata approvata dalla Commissione Finanza della Camera dei Deputati, è ormai prossima a passare l’esame dell’Aula, pare nel giro di una settimana. Di che si tratta? In burocratese è una procedura per la riemersione dei capitali occultati, per incentivare la quale è previsto uno scudo penale piuttosto ampio. Traduzione: il Governo vuole riportare a casa circa 250 miliardi di euro che cittadini e imprese italiane hanno nascosto al fisco, depositandoli su conti stranieri.

Come si creano i fondi esteri?

No, niente valigette piene di contanti sotto il sedile dell’auto alla frontiera di Chiasso. Oggi i metodi per portare i soldi all’estero sono essenzialmente due. Il primo è quello della sotto-fatturazione: un’impresa italiana che produce graffette – così nessuno si sente chiamato in causa - le vende a prezzi molto bassi a a una società anonima lussemburghese, il cui proprietario – sotto qualche strato di prestanomi – è il medesimo. Il quale, ça va sans dire, le mette sul mercato in Italia, realizzando ingenti profitti senza pagare imposta alcuna. Il secondo metodo è quello dell’emissione di fatture false: sempre la stessa impresa che fa graffette, paga per servizi e consulenze inesistenti la solita società anonima lussemburghese, così da ritrovarsi senza utili al momento della dichiarazione dei redditi. 

Perché chi ha accumulato capitali all’estero dovrebbe avere improvvisamente voglia di riportarli in Italia?

La motivazione più ovvia è la paura di essere beccato. Dal 2009, infatti, la vita per chi ha fondi neri all’estero si è fatta più dura, in virtù di numerosi accordi internazionali per la lotta all’evasione fiscale. L’ultimo dei quali è stato firmato da 34 paesi aderenti all’Ocse  impegnandoli a implementare il nuovo standard globale unico per lo scambio automatico delle informazioni di natura finanziaria. Udite, udite hanno firmato anche Singapore e Svizzera, quest’ultima tuttavia solo in caso di inchiesta giudiziaria o di indagini dell’autorità finanziaria. Insomma, avere fondi all’estero non è più così semplice e le pene sono piuttosto severe. 

A cosa andrà incontro chi si autodenuncia al fisco?

Con la nuova normativa, chi ha portato i soldi all’estero entro il 30 settembre del 2014, avrà tempo per autodenunciarsi al fisco fino al 30 settembre 2015. L’autorità fiscale si metterà a spulciare i conti e i movimenti per assicurarsi che sia tutto in ordine. Se lo è, lo Stato condonerà all’evasore in questione il reato di frode fiscale, così come sarà condonato il reato di riciclaggio alla società estera d’appoggio. L’evasore, dal canto suo, dovrà pagare le imposte non pagate e gli interessi di mora, in un'unica rata, entro quindici giorni.

C’è chi parla di scudo o condono fiscale: ha ragione?

No, ha torto. Chi si autodenuncia al fisco, infatti, è tenuto a pagare tutte le tasse non pagate sui capitali evasi. Solo sugli ultimi dieci anni, però, perché il resto è considerato caduto in prescrizione. Non si può dire sia un condono fiscale, quindi, perché nessuna tassa evasa  (non caduta in prescrizione) è di fatto condonata. Nemmeno si può parlare di scudo fiscale, peraltro, perché in quei caso – parliamo dei provvedimenti varato dal Governo Berlusconi nel 2001-2002 e nel 2009-2010 – era l’anonimato a garantire l’impunità. Sarà anche un termine che fa inorridire i giuristi, però, visto che alla fine sono condonati solo i reati, potremmo chiamare questa norma “condono penale”.

Cosa c’entra l’autoriciclaggio con questa norma?

L'autoriciclaggio è il riciclaggio di denaro di provenienza illecita, compiuto dalla stessa persona che ha ottenuto tale denaro in maniera illecita. Ricordate l’esempio di prima, quello dell’azienda che faceva graffette e della società lussemburghese che ne riciclava i fondi neri? Ecco, quello è un esempio di autoriciclaggio.  Oggi però il reato di autoriciclaggio non è previsto dall’ordinamento italiano. Quindi, se fossero state beccate, l’azienda di graffette sarebbe stata accusata di frode fiscale, mentre quella lussemburghese avrebbe scampato l’accusa di riciclaggio semplicemente dimostrando di sottostare alla medesima proprietà. Secondo Antonio Martino, responsabile dell’Ufficio centrale per il contrasto agli illeciti fiscali internazionali (Ucifi), senza una norma contro l’autoriciclaggio, il condono penale è una «tenaglia monca».  Buona idea quella del Governo, quindi, di inserire l’introduzione del reato di autoriciclaggio dentro la norma sulla “volountary disclosure”. 

Perché Pd e Ncd stanno litigando sull’autoriciclaggio?

Il Pd e il governo, inizialmente, avrebbero punito l’autoriciclaggio con una pena che andava dai tre agli otto anni e una multa da 10 a 100mila euro. La mediazione tra le forze politiche, in commissione Finanze della Camera, aveva fatto scendere la pena da due a otto anni, con multa da 5mila a 25mila euro. Fin qui tutto bene. I guai sono cominciati quando si è trattato di discutere dell’autoconsumo, che è il riciclaggio di denaro di provenienza illecita per godimento personale. Contro la punibilità dell’autoconsumo del denaro sporco si sono pronunciati gli avvocati penalisti dell'Ucpi e il presidente dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Nicola Marino. Sostengono sia una norma illiberale,: se vengono spesi e non investiti, è il loro ragionamento, i soldi illeciti non producono altri soldi e quindi si colpisce due volte la medesima condotta. Nuovo Centro Destra e Forza Italia hanno annunciato emendamenti contro l’autoconsumo. Staremo a vedere chi l’avrà vinta tra loro e il Governo.

Quanto si aspetta di recuperare lo Stato con questa nuova normativa?

Dicevamo che il patrimonio di fondi esteri occultati al Fisco italiano è stato stimato in 250 miliardi circa. Ovviamente, il Governo non si aspetta di recuperarli tutti. Diciamo che le migliori previsioni possibili sono di portare a casa almeno 80 di miliardi, più o meno un terzo del totale. Con un’aliquota media attorno al 15-20%, sono dai 12 ai 16 miliardi di gettito fiscale. Gettito che, a quanto sembra, andrà a pagare parte dei debiti che la Pubblica Amministrazione ha verso le imprese. 

Quanto recupererà?

Difficile dirlo. Secondo la Cgia di Mestre, trent’anni di condoni edilizi e fiscali hanno portato nelle casse dello stato 104,5 miliardi di euro, che sembra una cifra roboante, ma che è in realtà l’equivalente dell’evasione fiscale di un anno.. Con l’ultimo scudo fiscale, quello del 2009, sono rientrati in patria solo 9 dei 67 miliardi accertati in Svizzera. Di diverso c’era che quei provvedimenti avevano una carota molto lunga – condono fiscale, anonimato – e un bastone molto corto, visto che non c’era alcun accordo internazionale per contrastare l’evasione fiscale. Oggi la carota è un po’ più corta e il bastone più lungo e robusto. Basterà?

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook