7 Dicembre Dic 2014 0000 07 dicembre 2014

Il grande complotto

Il grande complotto

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C’è il mondo di mezzo dell’inchiesta su Mafia Capitale, con il suo sottobosco di “mai morti” senza occhi, di omicidi ripuliti che gestiscono cooperative sociali, di misteri mai risolti come l’omicidio Pecorelli o la morte del banchiere Roberto Calvi, di entità mistiche, più che criminali, come la Banda della Magliana e, soprattutto, di legami con la politica ai più alti livelli istituzionali.

C’è un Patto – quello che le televisioni e i giornali chiamano «del Nazareno» -  tra il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi che di fatto sta tenendo in piedi la legislatura. Patto di cui, tuttavia, non si conosce nemmeno un rigo di contenuto e di reciproci impegni.

C’è Renzi che ha alle spalle Carrai, che ha alle spalle Michael Leeden e che quindi ha alle spalle i neo-con americani e i loro interessi imperialisti. Ci sono i Gufi (Renzi dixit) che lo stanno attaccando perché vogliono «il male dell’Italia», chissà per conto di chi. C’è l’Europa dei tecnocrati al soldo di elite come Bildenberg e Trilateral. E c’è la Germania, che usa l’Europa e l’Euro come armi non convenzionali per consolidare il suo dominio sul Vecchio Continente.

C’è chi dice che il destino del nostro paese, nel 1992, sia stato deciso dal gotha della finanza mondiale sul panfilo Britannia, attraccato al largo del porto di Civitavecchia. C’è chi sostiene che su quel panfilo ci fosse pure Beppe Grillo. Fondatore, a sua volta, di un movimento che nasce in contrapposizione ai poteri costituiti, opachi e occulti e interconnessi con le istituzioni.

Ci sono gasdotti e oleodotti che vanno da est a ovest e che scatenano guerre e fanno cadere governi. C’è un ex presidente del Consiglio che si chiama Silvio Berlusconi, convinto che la tempesta perfetta sul debito sovrano italiano del 2011 sia stata scatenata ad arte per farlo dimettere. E che la causa di quella tempesta fosse la sua amicizia con Putin e il suo avallo alla costruzione del gasdotto South Stream, che avrebbe tagliato fuori la Polonia filo-atlantica.

C’è chi sostiene che sia stato Putin stesso – o comunque qualcosa di russo – a far precipitare l’aereo di Stato polacco, nell’incidente in cui persero la vita il Presidente della Polonia Lech Kaczynski, sua moglie e un'altra dozzina di importantissime personalità istituzionali polacche. C’è anche chi sostiene che il volo della Malaysian Airlines precipitato sopra l’Ucraina fosse stato in realtà colpito per errore, laddove il bersaglio vero sarebbe stato l’aereo di stato dello stesso Putin, dai colori simili e peraltro in zona, in quel preciso momento.

C’è chi ha paragonato quell’incidente a Ustica e chi appena sente nominare Ustica, sciorina il rosario dell’eterodirezione della politica italiana, che parte da Portello della Ginestra e arriva alla trattativa Stato-mafia, passando per Capaci e per Palermo, per la Stazione di Bologna, per le bombe di Piazza della Loggia e Piazza Fontana, per la strage sul treno Italicus e per il golpe bianco di Edgardo Sogno, per la P2 e per Gladio e per Stay Behind.

Ci sono  gli americani e le multinazionali, che stanno dietro per definizione. E ci sono alcune persone morte per problemi cardio-vascolari dopo che è stato somministrato loro il vaccino anti-influenzale, cosa che ha generato una ridda di speculazioni e ipotesi – che a dire il vero riguardano i vaccini nel suo complesso – sull’interesse delle grandi case farmaceutiche a occultare le prove che i vaccini causino la morte o gravi malattie nelle persone cui sono inoculati. C’è «big pharma» e c’è pure «big tobacco».

Ci sono i social network su cui proliferano le teorie sulle scie chimiche e il fracking, i microchip sottopelle, i satelliti che generano i terremoti e i laboratori militari che sintetizzano le epidemie definitive come l’Aids, l’influenza aviaria, la Sars, Ebola. Quegli stessi social network dai quali la Agenzia Nazionale per la Sicurezza Americana (Nsa) ci ha spiato per anni senza che nessuno che se ne accorgesse.

Se dedichiamo questa domenica ai complotti, insomma, è perché viviamo circondati da cospirazioni o presunte tali.  Di fronte alle quali, c’è chi ci crede acriticamente arrivando a diventare «controfattuale» per dimostrarle e  per dare senso al caos del mondo. E chi altrettanto acriticamente rifiuta di discutere una versione alternativa a quella ufficiale, qualunque essa sia. A noi, che abitiamo il mondo di mezzo, non resta che coltivare l’arte del dubbio. 

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