10 Dicembre Dic 2014 0030 10 dicembre 2014

A Milano nei mercati delle biciclette rubate

A Milano nei mercati delle biciclette rubate

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«Ehi amico, queste ne hanno fatta di strada vengono da lontano. Così è la vita». Questa è la risposta che mi ha dato un venditore con tono piccato, quando dopo una serie di informazioni di circostanza ho deciso di andare dritto al nocciolo della questione e chiedergli da dove provenissero le biciclette in vendita accanto alla sua bancarella. Una decina di mountain bike seminuove di cui si affretta a snocciolarmi dettagli tecnici per convincermi a comprarne una.

Al di là del telaio in alluminio, le ruote da 26 pollici e le forcelle ammortizzate, è il prezzo la carta vincente che ogni venditore gioca per conquistare chi lo ascolta, convincendolo soprattutto che in negozio una bicicletta simile costerebbe il doppio se non di più. «85 euro e ti porti a casa quella che vuoi. Questi prezzi non li trovi da nessuna parte» insiste sicuro il mio interlocutore, prima che io mi mostri scettico e gli porga la domanda che manda a monte l’“affare”.

Mi trovo alla Fiera di Sinigaglia il primo sabato di dicembre. In realtà lo storico mercato milanese dei Navigli si è ridotto ad una schiera di gazebo disposti lungo le sponde di Ripa di Porta Ticinese — da via Paoli a via Barsanti — da quando lo scorso ottobre il Comune ha deciso di spostare il mercato dai parcheggi della stazione di Porta Genova, realizzando così due mini fiere all’aperto. Una in via Mario Pagano e l’altra proprio lungo il Naviglio Grande.


Mountain Bike in vendita alla Fiera di Sinigaglia

Da qui parte il mio reportage alla ricerca dei luoghi di Milano in cui si possono acquistare bici a prezzi molto bassi, dei veri e propri mercati clandestini delle due ruote, dove ad essere venduti sono nella maggior parte dei casi prodotti rubati. È così radicato il fenomeno delle bici rubate nello scenario milanese, e non, che c’è chi ha pensato bene di realizzare un sito per venire incontro alle esigenze di chi subisce un furto. Sul sito, dal nome emblematico rubbici.it, oltre ad alcuni consigli forniti agli utenti, e un form di segnalazione da completare dopo il furto, c’è una mappa dettagliata dei “luoghi sospetti” in cui è possibile ritrovare le bici rubate.

Uno di questi luoghi è proprio la Fiera di Sinigaglia, dove al di là di bancarelle con oggetti usati e cianfrusaglie varie, ci sono numerosi gazebo che espongono in bella vista le proprie bici. Mi fermo di fronte ad uno stand che propone solo modelli da passeggio, alcuni anche molto vecchi, ma tutti con un cartello celeste con su scritto il prezzo a penna dentro il cestino. La scelta è ampia e i prezzi variano dai 40 agli 85 euro, e se si è fortunati si riesce anche a portare a casa modelli di marchi storici come Taurus, Bianchi, Frejus e Legnano.

Chi si ferma però lo fa soprattutto per curiosità e più che alle bici molti sembrano interessati ad accessori come manubri, selle, campanelli, lampadine vintage, esposti in un banco a fianco. Il titolare è un anziano signore con un cappello da pesca, seduto su uno sgabello a cui tutti si rivolgono con l’appellativo di boss — se bonariamente o per puro caso non è dato saperlo —, anche se è una donna molto più giovane a svolgere le trattative cercando di propinarmi un manubrio in ferro, che adocchiavo da qualche minuto, alla modica cifra di trenta euro. Più in là ne dovrei addirittura sborsarne ottantacinque per portare a casa quello che apparentemente sembra un rottame, vecchio, cigolante, completamente arrugginito e che invece — come mi fa notare, quasi redarguendomi, il titolare di un’altra bancarella — è una Taurus degli anni Cinquanta, vale quel prezzo lì e non ci sono margini di trattativa.


Bici da passeggio in vendita con cartello del prezzo (Fiera di Sinigaglia)


Ancora una bancarella con bici da passeggio in vendita lungo il Naviglio Grande

Scene come queste dalle parte dei Navigli si ripetono continuamente, e c’è chi dice che i migliori affari si fanno a fine giornata quando il mercato sta per chiudere, intorno alle 18 per intenderci. Ma soprattutto, fatto più interessante è che qui tutti sanno dell’esistenza di un mercato delle bici rubate. Anche la polizia. E quindi perché non chiedere proprio a loro? Mentre continuo il mio giro tra le bancarelle mi accorgo che alla fine della via una pattuglia della polizia municipale presidia la zona, principalmente per non permettere ai veicoli di accedere alla zona del mercato. Mi avvicino e chiedo maggiori dettagli al riguardo: la risposta è un manifesto di impotenza e impossibilità ad intervenire nei confronti di fenomeni come questi.

Nonostante gli agenti siano ampiamente a conoscenza che tra le bancarelle sorvegliate ci sono oggetti che con ogni probabilità sono stati rubati, non possono far niente per impedirlo. Il paradosso sta tutto nell’incapacità di verificare con certezza che quel dato modello di bicicletta sia stato rubato, considerato che non ci sono elementi a sufficienza per stabilire chi sia il proprietario del mezzo. In sostanza segnalare il furto di una bici serve a poco. Certo le denunce non mancano, ma spesso cadono nel dimenticatoio e nella maggior parte dei casi il proprietario è costretto a farsene una ragione. Alla domanda poi «sapete se il Comune sta intervenendo in tal senso?», il volto dei due agenti si irrigidisce e la discussione termina con un «non siamo le persone adatte a dare queste risposte». Adieu.


Una bici senza manubrio, forse abbandonata, legata alle ringhiere del Naviglio Grande

La marcia tra i mercati prosegue di domenica mattina e seguendo la solita mappa dei “luoghi sospetti” di cui sopra, decido di far visita al mercato di piazzale Cuoco, nel quartiere Corvetto. Nel caso non ci foste mai stati, prendetevi una domenica libera e andate a visitarlo, anche solo come esperienza di vita. Si tratta di un vero e proprio mercato delle pulci, un enorme suk metropolitano dove disordine e anarchia la fanno da padroni. Tra ammasso di furgoni, gazebo e bancarelle viene esposto praticamente di tutto. Si cammina attraverso un percorso affollato di gente su terra battuta mista a fanghiglia, e tra un banco e un altro c’è persino chi vende salmone affumicato e tonno in scatola direttamente dalle buste del supermercato.

Per gli appassionati di tecnologia ci sono anche gli ultimi modelli di iPad, l’iPhone 6 (ancora cellofanato al prezzo di 600 euro), Macbook Air a 450 euro e un portatile Toshiba ultimo modello che il tizio dietro la bancarella voleva comodamente concedermi a 1.600 euro. E vista la mia faccia sbalordita ha pensato bene di urlarmi in faccia con un linguaggio da impiegato di un negozio di elettronica del centro commerciale «QUESTO È UN I7, STAI SCHERZANDO?», riferendosi ovviamente al modello di ultima generazione del processore di cui è dotato il portatile.


Nei pressi di Piazzale Cuoco

E non è tutto, perché qui si possono acquistare anche piani cottura, autoradio degli anni ’80, consolle per videogiochi, vinili, sanitari e persino tosaerba. E le bici? No quelle no, sembra strano ma all’interno di quest’area è vietato entrare con le bici a meno che non si abbia la necessaria autorizzazione. All’esterno però la musica cambia e seppur in tono minore rispetto agli altri mercati, c’è qualcuno che prova a piazzare i propri modelli a due ruote.

Mi avvicino ad uno di loro: tra le mani ha una mountain bike, e dietro qualche altro modello. Gli chiedo il prezzo e informazioni più dettagliate: con uno scarso italiano mi fa capire che ci vogliono 150 euro per i modelli più nuovi mentre 40 per gli altri. I margini di trattativa però ci sono e alla fine riesco ad arrivare a 30 euro per una bici da passeggio in condizioni decenti, il mio giro nei mercati non è finito e quindi con la solita scusa del “ripasso tra un po’” riesco a dileguarmi. Ma intanto con trenta euro sarei potuto tornare a casa in bici. Da tenere a mente.


I venditori di biciclette appostati fuori dal mercato di Piazzale Cuoco

Le prossime tappe sono San Donato, Cascina Gobba e Bovisa. Del primo so già che è stato chiuso da tempo e dunque non vale la pena perderci tempo. Mi dirigo dunque verso Cascina Gobba. Nel parcheggio accanto alla metro — così come indicato dalla mappa — non vedo nulla. Provo a chiedere e la risposta è che il mercato “degli ucraini” — così lo definisce la titolare di una tavola calda, tra l’altro con vago accento dell’Est — si è trasferito a Corvetto. Ho già dato, grazie. Si va a Bovisa. Il mercatino si tiene in piazza Emilio Alfieri, all’interno di un parcheggio a due passi dalla fermata del passante ferroviario.

In termini di dimensioni è molto più piccolo rispetto agli altri due, ma l’impressione è che il rapporto tra qualità e prezzo delle biciclette sia superiore se confrontato con quanto visto finora. In certi casi poi ci si trova davanti a delle vere e proprie officine, con tanto di riparazioni in tempo reale (vedi foto in basso), e una vasta scelta di accessori e ricambi in mostra. Ruote, camere d’aria, catene, selle, forcelle, corone, freni, manubri, c’è di tutto e nulla è lasciato al caso.


Il mercatino di Bovisa


Le riparazioni in tempo reale al mercato di Piazza Emilio Alfieri

Il rituale è sempre lo stesso: una volta individuato il modello che preferisco chiedo informazioni sulle caratteristiche, sul prezzo e insieme al venditore do il via alla contrattazione. Solitamente la tendenza di chi vende sembra essere quella di assecondare quasi tutte le richieste del cliente, come se l’unica cosa che importa fosse quella di vendere, e forse è proprio così.

Tanto che anche qui dopo qualche scambio di battute riesco a far scendere il prezzo fino a 30 euro per una Taurus da passeggio. Non mancano poi i modelli professionali e nel caso anche i veri appassionati del settore possono togliersi qualche sfizio a buon prezzo: per capirci con 350 euro, al netto di qualsiasi trattativa, sarei potuto tornare a casa con una Atala Slr 200, prezzo di listino 859 euro.

Ricapitolando, sono stato in tre mercati e in tutti e tre, seppur con diverse modalità, c’è la possibilità di acquistare delle biciclette che con molta probabilità sono rubate. E tutto ciò sotto gli occhi della polizia municipale che assiste alle scene impotente a causa delle difficoltà oggettive di poter accertare la provenienza di quei mezzi. Si articola così un mercato parallelo che se da un lato avvantaggia, o dovrebbe farlo, chi preferisce comprare una bici a prezzi stracciati, dall’altro danneggia i titolari di negozi incapaci di competere con un mercato di questa portata.

Se a Milano la media è di trenta furti giornalieri, e solo uno su cinque di questi viene denunciato, significa che chi subisce un furto preferisce rivolgersi al mercato nero per riacquistare una bici, dato che è praticamente impossibile rintracciare il mezzo anche rivolgendosi alle autorità preposte. La soluzione? C’è chi parla di targhe sulle bici, e chi pensa a incorporare il codice fiscale del proprietario sul mezzo stesso. Qualche esperienza fuori Milano e in varie città tra Emilia-Romagna e Toscana è già partita. Ma a Milano la discussione nelle sedi competenti langue, i tempi si allungano e allora forse è meglio tornare a fare una salto ai mercatini clandestini alla ricerca di un affare a due ruote.       

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