19 Dicembre Dic 2014 1615 19 dicembre 2014

Fondi europei, l’Italia rischia di buttare 14 miliardi

Fondi europei, l’Italia rischia di buttare 14 miliardi

Commissione Europea 1

«Il nostro obiettivo deve essere quello di perdere al massimo 4-500 milioni e non 4 o 5 miliardi». Insomma, l'obiettivo è limitare i danni, ma una perdita ci sarà sicuramente. Parole e musica(ccia) di Graziano Delrio sottosegretario alla presidenza del Consiglio, nel corso di un convegno dedicato allo sviluppo del Sud e organizzato a Palazzo Chigi dal ministro per gli Affari regionali, Maria Carmela Lanzetta, che si è tenuto il 18 dicembre scorso. Non è casuale l'uscita di Delrio che parla proprio nei momenti in cui viene discussa in Europa la proroga, che poi non verrà approvata dalla Commissione Europea, per l'impiego dei Fondi Strutturali Europei. Tuttavia lo stesso Delrio, a quanto si apprende, aveva manifestato la propria contrarietà a una proroga per evitare il lassismo sui programmi ancora da terminare.

Impiego dei fondi che vede l'Italia tra i Paesi fanalino di coda con Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania e Croazia. Dei circa 28 miliardi a disposizione ne sono stati utilizzati poco più di 17, e 14 miliardi, tenendo conto anche del cofinanziamento nazionale sono ancora da spendere. C'è tempo fino al 31 dicembre 2015. Sulla richiesta di proroga c'è stata contrarietà della Commissione: Slovacchia , Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Slovenia, Croazia, Bulgaria e Romania hanno provato a portare le proprie ragioni prima in Consiglio e poi davanti a Juncker, ma la Commissione non ha accolto il documento, a cui l'Italia non si era associata.

La situazione a livello nazionale non è omogenea e al sud come al centro nord ci sono esempi virtuosi e altri meno, soprattutto in virtù del fatto che spesso grandi dotazioni finanziarie arrivano dove si presentano le amministrazioni più deboli, e non sempre i progetti trovano la linfa e la capacità amministrativa necessaria. Basti guardare il numero di progetti ancora in bilico: Nei prossimi 12 mesi si dovranno impiegare risorse per circa 40 mila progetti. Una mission impossible, che fa capire il motivo per cui qualche danno arriverà certamente, e l'occasione di perdere miliardi è dietro l'angolo. La maggior parte delle risorse è concentrata tra Sicilia, Campania e Calabria, anche se appunto il ritardo riguarda anche progetti e programmi nazionali.

Dalla commissione rifiuto alla richiesta di proroga: niente modifica ai regolamenti dei fondi e nemmeno alla data di scadenza fissata per il 31 dicembre 2015

“La Commissione - si legge già nel documento conclusivo del Consiglio del 18 dicembre - lavorerà a stretto contatto con gli Stati membri interessati per trovare soluzioni al fine di ottimizzare l’uso degli impegni di cui al periodo del QFP 2007-2013 e riconosce che, negli anni a venire, è auspicabile realizzare progetti a lungo termine avvalendosi della flessibilità delle norme vigenti”. Tradotto dal legalese: niente modifica ai regolamenti dei fondi e nemmeno alla data di scadenza fissata per il 31 dicembre 2015. Questa è stata la richiesta del Consiglio Europeo alla Commissione Europea, che ha dunque respinto le richiesta di proroga: al 31 dicembre 2015 se i fondi non saranno impiegati arriverà la loro cancellazione.

Nei prossimi mesi dunque sarà necessario prevedere una azione forte di monitoraggio almeno per accelerare la spesa e provare a lasciare sul piatto meno risorse possibile: i soldi non spesi non saranno messi a disposizione dei programmi che andranno cancellati e non sarà possibile farli rientrare nella nuova programmazione prevista 2014-2020. Come ha di recente scritto Il Sole 24 Ore la decisione della proroga sarebbe stato un regalo ad almeno tre o quattro regioni italiane ma anche al governo che, nonostante i proclami del premier Matteo Renzi, sui fondi europei sembra aver smarrito il bandolo della matassa, proprio nel momento più delicato, quando bisogna chiudere al meglio il periodo 2007-2013 e far partire bene, e con i Programmi operativi e i Piani di rafforzamento amministrativo ben fatti, il 2014-2020. Nonostante il periodo natalizio però, niente regalo dalla Commissione Europea.

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