19 Dicembre Dic 2014 1045 19 dicembre 2014

Stadio Milan, la partita se la giocano Comune e Regione

Stadio Milan, la partita se la giocano Comune e Regione

Casa Milan

La partita per il nuovo stadio del Milan se la giocheranno Comune di Milano e Regione Lombardia. Con il club rossonero che spinge per avere un impianto di proprietà il prima possibile. Una partita dunque economica e politica allo stesso tempo. Da una parte Roberto Maroni, che spera di assegnare alcuni lotti dell’area Expo al Milan, all’interno di un progetto di riqualificazione e destinato allo sport. Dall’altra il Comune milanese, che vorrebbe dal canto suo dotare il Milan di parte della Fiera Campionaria della zona del Portello, quindi di fronte a Casa Milan.
 

Il Quartiere Milan al Portello
Che in Italia le infrastrutture siano lunghe da completare, è storia nota. Non è un caso che la stessa società rossonera stia sondando il terreno con l’amministrazione comunale di Giuliano Pisapia per avere lo stadio nuovo vicino la nuova sede, per creare un vero e proprio Quartiere Milan basato sulla zona del Portello. Nasce così l’indiscrezione della Gazzetta dello Sport dello scorso 11 dicembre e che vorrebbe il Milan già pronto con un progetto di stadio nuovo nel cassetto. Un progetto che prevede uno stadio da 42mila posti, su un’area di 60mila metri quadrati e che sarebbe pronto nel 2020 anche grazie all’apporto ecnomico del partner commerciale Emirates.

Diversi gli aspetti innovativi del nuovo impianto. A cominciare dal fatto che sarà interrato di circa 15 metri (per non superare in altezza i palazzi circostanti), fino alla presenza di pannelli fonoassorbenti attorno alla struttura, che avranno il doppio compito di arginare il possibile inquinamento acustico che infastidirebbe i residenti e di creare all’interno dello stadio una sorta di “effetto bolgia”.

L'area milanese dove dovrebbe sorgere il nuovo stadio del Milan (immagine da Google Maps)

E poi, c’è l’aspetto puramente strategico del progetto. Il nuovo stadio sorgerebbe di fronte Casa Milan, la nuova sede della società rossonera inaugurata lo scorso anno che comprende il museo del club e che a dire di Barbara Berlusconi avrebbe fruttato dalla sua apertura due milioni di euro. Si verrebbe così a creare una sorta di “Quartiere Milan”, integrato con il tessuto urbano grazie sia alla futura apertura della fermata “Portello” della nuova linea metropolitana M5 (e con le già presenti fermate della M1 di Lotto e Amendola), ma anche al sottopasso di via Gattamelata. Quest’ultimo è la chiave di volta che spinge il Comune di Milano a “tifare” per lo stadio in città.

Sì, perché con l’impianto al Portello si ridarebbe senso ad un’opera urbanistica giudicata inutile anche dall’ultima Giunta, nonostante i 200 milioni di euro spesi negli anni per realizzarla. I lavori per il sottopasso di via Gattamelata risalgono al cosiddetto “Progetto Portello” firmato nel 2000 dall’amministrazione Albertini. L’idea era quella di collegare con un tunnel le vie Gattamelata e De Gasperi, per creare un accesso privilegiato per la Fiera cittadina e allo stesso tempo far defluire il traffico attorno al Portello. Negli anni, però, la Fiera ha via via traslocato verso Rho, depotenziando quella cittadina. I lavori per il sottopasso, nel frattempo, hanno seguito lo schema tipico all’italiana: apertura del cantiere, inizio lavori, stop, revisioni continue al progetto, lievitazione costi (da 60 a 200 milioni di euro), contenzioso in tribunale con l’azienda appaltatrice, lavori finiti ma senza alcuna utilità per la comunità.

Inoltre, al Comune lo stadio farebbe comodo proprio perché così verrebbero assegnati al Milan buona parte dei lotti della vecchia Fiera. I cui padiglioni 1 e 2 saranno inglobati nel progetto (perché quelli indicati dal bando di Fondazione Fiera per la riqualificazione dell’area), ma con l’opzione di comprendere anche il 3 e il 4. Il tutto grazie al bando di manifestazione d’interesse per l’area emesso dalla Fondazione Fiera (proprietaria dei terreni) e che scade il 15 gennaio. Insomma, tutti contenti: il Comune risolverebbe il problema di via Gattamelata e Fondazione Fiera quello della Fiera stessa.

E lo stadio all'Expo?
Tutti contenti? Mica tanto. Vedi alla voce Roberto Maroni, governatore della Regione Lombardia. Perché di bando in ballo ce n’è un altro. Ed è quello, sempre di manifestazione d’interesse, che riguarda alcuni terreni di Expo da riconvertire dopo il grande evento del 2015. Bando al quale alla chiusura dello scorso 17 marzo aveva risposto, come unico soggetto privato, il Milan. Sembrava quindi tutto fatto, con il club che si sarebbe costruito un impianto di proprietà in un’area strategica tanto quanto il Portello: vicina cioè alla ferrovia Milano-Torino, allo snodo autostradale che collega il capoluogo lombardo sia a quello piemontese che alla tangenziale ovest e verso nord, ovvero Malpensa. E a Rho c’è pur sempre la metro rossa, la principale della città. Il bando era stato lanciato da Arexpo, società proprietaria dei terreni Expo e partecipata da Regione Lombardia e Comune di Milano (entrambi con il 34,67%) e dalla Fondazione Fiera al 27,66%.

Quindi, sulla carta, metteva tutti d’accordo. Sebbene non fosse vincolante. Ma per la Regione sarebbe stato un ottimo modo per riassegnare almeno una parte dell’area dei terreni Expo. In ballo ci sono un milione di metri quadri, di cui una parte era stata impegnata in pratica per il nuovo impianto di proprietà del Milan. Un’idea che nei mesi seguenti è stata integrata nella novità, voluta dai soci, di procedere alla nuova assegnazione dei lotti in maniera separata – come avvenuto a Londra dopo i Giochi Olimpici del 2012 – per evitare di farsi carico subito dei 315 milioni di euro di spesa per acquisto e gestione dei terreni stessi.

«Io faccio il tifo per lo stadio sull’area Expo. Anche perché quello sarebbe il primo tassello per realizzare una cittadella dello sport che servirebbe Milano e l’hinterland», ha spiegato Maroni, subito dopo le indiscrezioni della Gazzetta sul nuovo stadio al Portello. Stadio che Maroni potrebbe osteggiare non solo a parole: «È ovvio che un privato fa le proprie valutazioni. Ricordo però che i terreni a cui il Milan è interessato sono della Fondazione Fiera e la Regione è uno di soci: quindi dovremmo essere coinvolti nella scelta, visto che si tratta di una questione molto rilevante». Già: l’ultimo bando di Arexpo per la riqualificazione urbana del sito di Rho-Fiera è andato deserto.

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