21 Dicembre Dic 2014 0945 21 dicembre 2014

Le tante vite degli zombie

Le tante vite degli zombie

Evoluzione Zombie Cinema

Sono i ritornati per eccellenza, quelli che per un motivo o per l’altro, non vogliono saperne di stare sotto terra e che in una notte senza luna spuntano dai cimiteri e ricominciano a camminare insieme a noi. Sono gli zombie. Mostri perfetti perché — a differenza di lupi mannari, vampiri e demoni — sono uguali a noi in (quasi) tutto per tutto. Erano noi, se non altro, e guardando cosa sono diventati ci specchiamo e riconosciamo. Da oltre cinquant’anni, il cinema (e più di recente la televisione) prende la grandiosa metafora dello zombie e la trasforma e modifica per raccontarci chi siamo e di che cosa abbiamo paura. Terrorizzandoci a morte nel frattempo. 

Partiamo allora dal primo zombie mai apparso sul grande schermo e vediamo quanto lontani siamo arrivati. Per capire quanto sono cambiati gli zombie negli anni e quanto siamo cambiati anche noi.
 

1. Lo zombie originale di L'isola degli zombies (1932)

Lo zombie originale, quello storico, è molto diverso da quello che conosciamo oggi e segue piuttosto la tradizione folcloristica haitiana da cui ha origine tutto il genere. Gli zombie tradizionali non sono per forza morti che ritornano (a volte sì a volte no), ma persone controllate grazie alla magia e al vudù, che diventano schiave di chi li ha incantati. Il film più vecchio in cui lo troviamo è L'isola degli zombies, in cui Bela Lugosi trasforma l’eroina del film in uno zombie con una pozione.
 

2. Lo zombie archetipico di La notte dei morti viventi (1968)

Nel 1968 George A. Romero ha 28 anni e, praticamente tutto da solo, scrive, gira, monta e fa la colonna sonora di La notte dei morti viventi, il film che ci ha regalato gli zombie come li conosciamo oggi: lenti, stupidi, privi di qualsiasi personalità e ossessionati dai vivi tanto da volerseli mangiare, trasformandoli così in altri zombie. In una intervista a NPR, Romero spiega che non si aspettava che gli zombie sarebbero diventati un genere e un mostro così popolare. «Tutto quello che ho fatto è stato tirarli fuori dall’“esotico” e trasformarli in vicini di casa. [...] Non c’è niente di più spaventoso dei vicini di casa».
 

3. Lo zombie satirico di Zombi (1978)

In un’intervista con il New York Times, Romero dice di aver «sempre pensato agli zombie come una rivoluzione, una generazione che consuma quella successiva [...]. Tutti i miei film sono istantanee di un particolare momento del Nord America». E se con La notte dei morti viventi Romero canalizza gli Stati Uniti del razzismo e della guerra del Vietnam, con Zombi (titolo originale: Dawn of the dead, l’alba dei morti) invece costruisce una metafora esplicita dei consumatori e del consumismo. Il film è quasi interamente ambientato in un mall americano e gli zombie sono continuamente mostrati girovagare nel centro commerciale come se stessero facendo shopping (dal minuto 2:10 nel video qui sopra).
 

4. Lo zombie pop di Thriller (1982)

Negli anni Ottanta, lo zombie smette di fare paura ed entra nella cultura popolare. Viene assimilato. A testimoniarlo c’è il videoclip di Thriller di Micheal Jackson, uno dei video musicali più famosi della storia e uno di quelli dal maggior successo. Il video fa di tutto per costruire tensione drammatica sugli zombie, per renderli almeno un po’ spaventosi. Ma quando i morti viventi si mettono a ballare con Jackson, trasformando le movenze classiche dello zombie in passi di danza, la magia si infrange ed è chiaro che qualcosa è cambiato. Questi non sono più gli zombie di Romero, questi sono un’altra cosa. E per il genere inizia un periodo di declino. Nel documentario del 2009 Nightmares in Red, White and Blue: The Evolution of the American Horror Film, il critico cinematografico Joseph Maddrey dice che: «evidentemente gli spettatori degli anni Ottanta, senza troppi problemi e poco propensi a criticare il consumismo, non avevano più bisogno di esaminare in modo serio i valori personali e quelli della società».
 

5. Lo zombie catastrofico di 28 giorni dopo (2002)

Da nuove paure, però, nascono nuovi zombie. Nei film di Romero che hanno definito il genere non viene mai spiegato perché i morti tornino in vita, è semplicemente così, succede e basta. In 28 giorni dopo, film del 2002 di Danny Boyle (quello di Trainspotting), gli zombie hanno una ragione di esistere: un’epidemia causata da un esperimento sugli animali. E la recente fobia collettiva per l’Eobola è più chiara di qualsiasi spiegazione nel mostrare perché Danny Boyle ci aveva visto lungo. 28 giorno dopo non è il primo film a mostrarci un’apocalisse zombie in cui l’intero pianeta viene conquistato dai non-morti e non è nemmeno il primo a introdurre l’idea che gli zombie siano colpa di un’epidemia o di un esperimento finto molto male, ma è sicuramente uno dei film che ha reso più popolari questi concetti.
 

6. Lo zombie quotidiano di Les revenants (2013)

Nell’era moderna, lo zombie di George A. Romero lento e stupido non fa quasi più paura. È stato assimilato dalla cultura popolare a tal punto da umanizzato da renderlo una spalla comica (ad esempio, in Fido del 2006 di Andrew Currie e in Benvenuti a Zombieland del 2009 di Ruben Fleischer). Per renderlo di nuovo spaventoso bisogna trasformarlo radicalmente, renderlo di nuovo inquietante. In Les revenants, serie tv francese del 2012, e in Resurrection, serie tv statunitense del 2014, i morti tornano (quasi) semplicemente in vita. Non sono assetati di cervelli, sono le stesse persone di prima. È una specie di chiusura del cerchio iniziato nel 1968 da Romero: se là gli zombie erano i vicini di casa, qui gli zombie (se ancora possiamo chiamarli zombie) sono le persone che amiamo, quelle a cui vogliamo bene, quelle che vivono con noi. E invece di farci avere paura della morte, ci costringo ad affrontare il problema della morte.

Nota: cinema e televisione sono le forme d’arte che hanno dato più forza e vitalità agli zombie, costruendoci attorno un genere e trasformandolo radicalmente nel corso degli anni. Ma si potrebbero fare discorsi simili a quello appena fatto per letteratura (da Frankenstein a Manuale per sopravvivere agli zombie), fumetto (da Dylan Dog a The Walking Dead) e più recentemente videogiochi (da Resident Evil a The Last Of Us).

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