6 Gennaio Gen 2015 1045 06 gennaio 2015

“Per gli italiani lo Stato è una mucca da mungere”

“Per gli italiani lo Stato è una mucca da mungere”

Caro Direttore Stato Mucca Mungere

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

Cara Rai, insegnaci a usare il computer

Solo una piccola parte degli italiani sa usare i computer. Perché la Rai non pensa di istituire corsi (come fece, col fantastico maestro Manzi, oltre 50 anni fa per insegnare l’italiano) di apprendimento? La Rai potrebbe anche offrire la possibilità di acquistare a prezzi ridotti i computer per seguire le lezioni.

Marco Righetti, Garda (Vr), dal Corriere della Sera del 3 gennaio

Il parassita è volato via mentre gli alveari sono bruciati

La scoperta di un pericoloso coleottero di origine esotica in diversi alveari nel Meridione ha indotto il ministero della Salute a emanare una ordinanza per imporre agli allevatori di api di incendiare le arnie allo scopo di eliminare il parassita. La procedura ha avuto il seguente risultato, perfettamente prevedibile: decine di migliaia di api sono arse vive nel tentativo di proteggere l’ape regina, mentre il coleottero è volato via prima di essere divorato dalle fiamme!

Sibylle Abstoss, Milano, dal Corriere della Sera del 3 gennaio

C'è anche lo spread sul nostro comportamento

Quando si parla di spread subito pensiamo ai complicati calcoli che misurano la distanza che sul piano finanziario ci separa dagli altri Paesi. Ma lo spread ha molte facce, che magari non toccano direttamente le nostre tasche, ma che mettono in evidenza quanto sia diverso, rispetto ad altri Paesi, il nostro modo di comportarci, di «fare le cose». Gli stranieri che vengono da noi lo notano, e il nostro prestigio non ne gode. Qualche giorno fa in aeroporto i passeggeri erano in coda per il check-in al banco accettazione di una grande compagnia europea. Molti già l’avevano fatto on line per non dover far altro che depositare il bagaglio all’apposito banco. Così si fa ormai ovunque e le compagnie incoraggiano questo segno del progresso digitale. Invece davanti a quel banco accettazione le cose oggi non andavano così. La pur gentilissima addetta al banco del deposito bagagli mi ha detto che solo i passeggeri della classe Business potevano depositare i bagagli se già avevano fatto il check-in on-line: gli altri dovevano mettersi in coda con i passeggeri che ancora dovevano farlo. Le addette ai due banchi in realtà si ripartivano poi i passeggeri dell’unica coda, ma la conclusione era che chi si era premurato di farsi il check-in on-line non ne avrebbe ricavato alcun vantaggio. La conclusione peggiore, però, era che gli stranieri con il check-in già fatto non riuscivano a capire perché mai dovessero fare anche loro la coda. Al banco del deposito per chi era provvisto di check-in, poi, non c’era nessuna indicazione che limitasse l’accesso ai soli passeggeri Business. Alcuni mi hanno chiesto spiegazioni, e se avessi avuto la fortuna di non parlare la loro lingua avrei potuto evitare di capire che cosa dicevano di noi e del nostro modo di «fare le cose», dello spread, appunto.

Gianguido Castagno, editorialista (di tanto in tanto), Torino, da Stampa del 3 gennaio

Inutile prendersela con i vigili, siamo noi italiani che dobbiamo cambiare

Mentre con il Jobs Act si accentua la precarietà del lavoro nel settore privato (inutile girarci attorno), a Roma l’83,5% dei vigili di turno a San Silvestro ha dato forfait, portando acqua al mulino del premier Renzi che si accinge a “toccare” le garanzie di chi lavora nel settore pubblico. Non senza una qualche ragione, a questo punto. Ma, tralasciando gli aspetti tecnici sulle garanzie, sarebbe opportuno soffermarsi più che altro sul significato sociale dell’accaduto. Che purtroppo non è una novità nella nostra sgangherata penisola. Il totale disinteresse per la cosa pubblica da parte dei più, lo Stato concepito come mucca da mungere, salvo poi scatenarsi con invettive quando è costretto a provvedimenti lacrime e sangue sono aspetti essenziali del carattere italiano. È dalla rieducazione di esso che bisogna ripartire: ogni legge è inutile se non c’è un substrato su cui “lavorare”.

Luigi Guida, Barletta, da Repubblica del 3 dicembre

Mille modi di insegnare ma uno stipendio eguale per tutti

Istituto comprensivo di Roma. Insegnante di sostegno: segue un solo bambino per 18 ore alla settimana. Accanto a lei c’è fisso un assistente comunale. Mai una volta che si offra di aiutare gli altri bambini in difficoltà. Insegnante di francese: 9 classi, 2 ore a settimana per classe, circa 200 alunni in totale, compiti in classe da correggere in continuazione. Insegnante di matematica: entra in classe e si siede alla cattedra. Non si alza mai, nemmeno per spiegare. Quando spiega, chiama l’alunno più bravo alla lavagna e gli detta quello che lei vuole che venga scritto. I ragazzi bravi capiscono, per gli altri è buio totale, ma lei non lo sa, sta seduta in cattedra. Insegnante di matematica: non sta seduta nemmeno un minuto in cattedra. Spiega coinvolgendo i ragazzi, facendo loro domande per capire se hanno capito, gira tra i banchi e si ferma accanto a chi chiede spiegazioni. Il pomeriggio, fa gratuitamente lezioni di recupero agli alunni delle sue classi che hanno preso un voto insufficiente al compito in classe. E dobbiamo avere tutti lo stesso stipendio?

Lettera firmata, Roma, da Repubblica del 3 dicembre

Omosessualità: Milano è rimasta agli anni Cinquanta

Venerdì sono andato a vedere il bel film “The imitation game” sulla vera storia di Alan Turing, lo scienziato che durante la seconda guerra mondiale decifrò il codice tedesco Enigma. Qualche tempo dopo Turing fu arrestato per omosessualità. Sottoposto a castrazione chimica, si tolse la vita. Nell’Inghilterra degli anni Cinquanta le cose andavano così. L’omosessualità era un reato, si veniva perseguitati, non si potevano ricoprire determinati incarichi. Bisognava tener nascosta la propria condizione. Poi, per fortuna, almeno nelle democrazie, le cose sono cambiate. Il giorno dopo leggo su Repubblica che a Milano si terrà un convegno sull’omosessualità come “malattia da curare”. Ad organizzare il convegno in difesa della famiglia saranno, con Regione Lombardia, Obiettivo Chaire e Alleanza Cattolica. Parteciperà anche il governatore Roberto Maroni. Tutto questo a Milano, che si vanta di essere città europea. Nel 2015, non nell’Inghilterra degli anni Cinquanta.

Marco Andrea Zambelli, Milano, da Repubblica del 4 dicembre

Radiamo i medici compiacenti e l'assenteismo svanirà

Per ridurre l’assenteismo per “facili certificati medici” è più importante intervenire sui “medici compiacenti”, ad esempio togliendo loro immediatamente la licenza per lo svolgimento della attività e con sanzioni, che non intervenire solo con sanzioni nei confronti degli assenteisti. Si stroncherebbe il male alla fonte.

Augusto Grasso, Villarbasse (Torino), da Repubblica del 4 dicembre

Possibile che in Valtellina ci sia un’unica catena di supermercati?

La provincia di Sondrio, dove risiedo da qualche anno, in fatto di grande distribuzione non conosce il sano principio della concorrenza. Un’unica catena di supermercati sbarra il passo ad altri competitori: a differenza di altre zone, dove coabitano marchi italiani e stranieri, qui vige un’altra regola a tutto danno del consumatore. Accordi di cartello? Favori di chi rilascia le licenze? Non lo so, ma di questa anomalia sarebbe tempo che qualcuno si occupasse.

Giuliano Gallavotti, Chiavenna (Sondrio), da Repubblica del 4 dicembre

Ma i vigili del fuoco sono diversi

Otto vigili del fuoco sono restati in mare sei giorni ininterrottamente insieme agli equipaggi dei tre rimorchiatori intervenuti per gestire il disastro della «Norman Atlantic». Onore a questi uomini. Evidentemente ci sono vigili e vigili.

Carlo Cecchini, Roma, dal Corriere della Sera del 4 dicembre

Tanti fan per Francesco e pochi a messa

Stando ai sondaggi più accreditati, papa Bergoglio piacerebbe al 90% degli italiani. Al di là dell'oceanico quanto aleatorio plebiscito ottenuto presso una folla indistinta e così efficacemente rappresentato da quella cifra abnorme, quale umile cattolico osservante gradirei sapere di quale percentuale rispetto all'inizio del suo pontificato sono aumentati coloro che frequentano con regolarità la santa Messa e ancor più coloro che si accostano ai sacramenti della confessione e dell'eucarestia.

Alberto Giovanardi, Biella, dal Giornale del 4 gennaio

Qualche domanda sul volontariato

Poiché il caso delle giovani italiane rapite in Siria ha suscitato polemiche tra chi apprezza la loro scelta e chi le rimprovera per il rischio a cui si sono esposte, mi chiedo: chi sceglie le volontarie? Chi le invia? Quali sono le loro competenze professionali? Quali compiti devono svolgere? Che conoscenza hanno delle lingue? Hanno preferenze politiche? Chi le finanzia? Se e quanto percepiscono per il loro volontariato? Chi autorizza la loro permanenza in zone ad alto rischio? Non sarebbe opportuno che le stesse volontarie e le organizzazioni che le sponsorizzano valutassero altre modalità di volontariato evitando angosce familiari e inutili esborsi a favore di terroristi?

Domenico Agostini, docagostini@yahoo.it, dal Corriere della Sera del 5 gennaio

Pertini come andava in vacanza?

Vorrei solo fare una domanda ai parlamentari 5Stelle: quando il nostro più grande presidente della Repubblica, Sandro Pertini, andava in vacanza a Selva di Val Gardena (ospite della Caserma dei Carabinieri in Vallonga) ci andava in bicicletta, in taxi, o a spese sue?

Giovanni Priante, gpriante2011@hotmail.it, dal Corriere della Sera del 5 gennaio

Caro Matteo, se viaggi gratis fai beneficenza con quanto hai risparmiato

Beppe Grillo accusa Matteo Renzi di aver utilizzato un volo di Stato per andare in montagna a sciare. Palazzo Chigi replica che è uso comune in tutto il mondo usare questi voli per i capi di Stato e di governo. Ammesso che sia così, suggerirei al premier di versare a una associazione caritatevole l’equivalente del costo del viaggio. Sono pochi euro per il premier, ma sicuramente sarebbe un bel gesto.

Giuseppe Bodini, Gessate (Mi), dal Corriere della Sera del 5 gennaio

Se ne deduce che l'Asl fa pagare il doppio dell'Inps

L’Inps ha proposto di effettuare le visite fiscali a metà del prezzo speso finora. Questo significa che le stesse sono sempre state pagate alle Asl almeno il doppio?

Luciano Dissegna, l.dissegna@gmail.com, dal Corriere della Sera del 5 gennaio

Marò: con la Germania l'India si comportò diversamente

La questione dei due marò accusati di aver ucciso due pescatori indiani in acque internazionali, è penosissima da qualunque punto di vista la si consideri. Vorrei riportare alla memoria alcuni elementi che non sono noti o non vengono ricordati come dovrebbero cominciando dalla circostanza che, a distanza di quasi tre anni dai fatti, i nostri due fucilieri di Marina sono trattenuti senza che sia stato ancora formulato neanche l’atto di accusa, circostanza gravissima in un Paese che si vuole accreditare come Stato di diritto. C’è però un precedente che parla purtroppo da solo al quale la stampa non ha dato molto spazio e che merita invece una riflessione. Nel marzo 2013 (quindi un anno dopo l’incidente nel quale vennero implicati i due militari italiani) un peschereccio è stato affondato in acque territoriali indiane ed uno dei tre pescatori indiani è deceduto. Della collisione è stata ritenuta responsabile una nave il cui comandante ed il suo vice, cittadini tedeschi, vennero accusati di omicidio preterintenzionale, rilasciati però subito su cauzione. Passati pochi giorni della questione non si sono più avute notizie. Sottolineo che si trattava di due civili e che l’incidente si è verificato in acque territoriali indiane. Il comportamento delle autorità indiane nei confronti dell’Italia acquista una dimensione preoccupante perché hanno arrestato prima, e detengono ora agli arresti domiciliari due militari in servizio, incrinando il principio caro alle grandi potenze dell’immunità per le truppe in missione all’estero.

Gianfranco Varvesi, gfv27v@gmail.com, da Repubblica del 6 gennaio

Un pacco qualsiasi lo rubano e il pacco delle Poste non c'è

A inizio dicembre (non sotto le feste, so che sarebbe un azzardo) ho inviato in Francia in una busta un paio di scarpette di lana fatte a mano, per la mia nipotina appena nata. Ho voluto testare il servizio postale spedendo per via normale: mai pervenute. Siccome mi era già successo, sono giunta alla conclusione che, nonostante quello che costa ormai spedire, l’unica garanzia che si ha è che i plichi non assicurati vengono sistematicamente manomessi e il contenuto sottratto. E che i reclami restano senza riscontro. Ma le Poste fanno un controllo sul proprio personale? Che individuo è quello che aprendo una busta si appropria di un paio di scarpette da neonato? Decisa ad inviare dei capi di vestiario alla bimba, questa volta con spedizione assicurata, sono andata stamane in posta per procurarmi una delle scatole apposite per confezionare pacchi: l’impiegato mi ha detto che, ancorché le avessero, non potevano venderle perché doveva ancora essere fatto un inventario per il nuovo anno. Ho deciso di fare un bonifico a mia figlia, che compri alla bimba in Francia quello che preferisce.

Susanna Sgoifo, sgfmcc@sbcglobal.net, da Repubblica del 6 gennaio

Anche il vigile che fa finta di niente è assenteista

Il 3 gennaio, ho avuto modo di condividere un piacevolissimo pomeriggio di svago con due civich torinesi, un uomo e una donna, che come me hanno lungamente passeggiato sotto i portici di via Cernaia a Torino. Completamente assenti e del tutto assorti nella loro pensosa conversazione, le braccia raccolte dietro la schiena e lo sguardo basso sulla punta delle scarpe. Trascinando i lenti e faticosi passi l’uomo argomentava, soppesando i pro e i contro, a tratti si arrabbiava, si indispettiva, infine dopo meditate riflessioni lentamente si rassegnava. La donna annuiva con il capo e a seconda del caso consolava o si indignava. Sembravano due vecchietti alle prese con penosi problemi famigliari. Camminavano lenti in mezzo al porticato e intorno la gente frettolosa li scansava, chi a destra chi a sinistra, chi era costretto a stargli dietro in attesa che si togliessero di mezzo. Nel frattempo nella vicina via Garibaldi numerosi venditori abusivi portavano avanti come sempre i loro traffici illegali nel bel centro della città. L’assenteismo non si verifica solo con i falsi certificati medici, ci sono anche assenteisti in servizio virtuale ed apparente. Forse se i vigili pattugliassero individualmente senza un compagno di conversazione da intrattenere sarebbero un po’ meno distratti e un po’ più interessati al loro lavoro.

Giovanni Castela, da Stampa del 6 dicembre

Facciamola finita con Roma capitale

Nel corso della nostra storia la capitale d'Italia ha cambiato sede in più di una occasione e per motivi diversi. Per questo, anche temporaneamente, dovremmo dare a un'altra città la possibilità di avere questo titolo onorifico. Forse non sarà semplice, ma oggi Roma, annegata in ogni tipo di scandalo, non è più degna di fregiarsene.

Vasco Ibatici, da Giornale del 6 dicembre

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook