Come funziona l’Italicum

Addio coalizioni, il premio di maggioranza andrà alle liste. E per i piccoli sbarramento al 3%

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8 Gennaio Gen 2015 1600 08 gennaio 2015 8 Gennaio 2015 - 16:00

Lo hanno chiamato Italicum, con un filo di orgoglio nazionalista. E già nell’autorevolezza del nome si marca la prima grande differenza con il vecchio sistema di voto, il famigerato Porcellum. Ma la riforma elettorale all’esame del Senato è molto altro. Dopo la prima approvazione a Montecitorio, lo scorso marzo, il provvedimento è stato profondamente rivisto all’interno della maggioranza e negli accordi del Patto del Nazareno. Adesso l’obiettivo del governo è ottenere l’approvazione di Palazzo Madama entro la fine di gennaio per approdare il prima possibile alla Camera in vista dell’ultimo passaggio parlamentare.

Chi vince con la nuova legge elettorale? 
Ecco la novità. La riforma assegna il premio di maggioranza alla prima lista, non più alla coalizione. Un pacchetto di 340 seggi che consentiranno al partito più votato di controllare agevolmente la Camera dei deputati e governare da solo. Il premio si conquista superando la soglia del 40 per cento (nella versione originaria l’asticella era fissata al 37 per cento). E non sfugge che al momento l’unica forza politica in grado di raggiungere la quota sembra essere proprio il Partito democratico. Qualora nessuno riuscisse nell’impresa, il premio viene assegnato al secondo turno, in un ballottaggio nazionale tra le due liste più votate. Per dirla con le parole del premier Renzi, chiarezza. «Chi vince, vince. E governa, per cinque anni». Meno soddisfatti gli altri protagonisti dell’accordo. Forza Italia preferirebbe assegnare il premio alle coalizioni. E, come assicurano alcuni dirigenti berlusconiani, limitatamente a questo particolare aspetto il partito potrebbe far mancare il proprio appoggio al disegno di legge. 

Qual è la soglia per vincere (e per non restare esclusi)?
L’Italicum prevede un limite per l’accesso in Parlamento. Un’asticella per bloccare l’ingresso ai partiti troppo piccoli e troppo poco rappresentativi del corpo elettorale. Nella prima versione della riforma, il testo ipotizzava una soglia di sbarramento che variava dal 4,5 all’8 per cento (a seconda che i partiti fossero coalizzati o meno). Dopo le modifiche concordate, non ci saranno più differenze. Per tutte le liste, la percentuale minima da raggiungere per conquistare l’elezione è del 3 per cento. Con il 2,9 per cento si resta fuori. Per tutti quei partiti che decideranno di correre da soli è indubbiamente un bel vantaggio.

Come si vota?
L’Italia sarà divisa in cento collegi plurinominali. In ognuno, i partiti presenteranno un capolista bloccato. Agli elettori sarà data anche la possibilità di scegliere altri candidati con una doppia preferenza di genere. Su questo aspetto le opinioni divergono. Secondo il presidente del Consiglio il sistema garantirà l’elezione con le preferenze di almeno due terzi dei futuri parlamentari. «Tutti sapranno chi si vota in modo riconoscibile e chiaro». Secondo altri, soprattutto nella minoranza Pd, gli effetti non sono così scontati. Anzi, alla fine circa il 60 per cento dei prossimi deputati saranno nominati dalle segreterie di partito. Altra particolarità: le candidature plurime. A ogni candidato sarà permesso di presentarsi in più collegi. Fino a un massimo di dieci. 

Quando nascerà la nuova legge elettorale? 
Curiosamente, la nuova legge elettorale non entrerà in vigore appena approvata dal Parlamento. Ai timori di alcuni partiti - che vorrebbero evitare il rischio di elezioni anticipate - si aggiunge una questione di carattere tecnico. L’Italicum non può non tener conto delle riforme costituzionali in corso di esame a Montecitorio. A partire dalla profonda modifica dell’attuale bicameralismo. Ecco così che il governo ha accettato di posticipare gli effetti della riforma. Sì a una rapida approvazione della nuova legge elettorale, insomma. «Ma prevedendo la sua efficacia in una data successiva all’entrata in vigore della riforma costituzionale - ha spiegato al Senato il ministro Maria Elena Boschi - E quindi ragionevolmente al 2016».

 

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