25 Gennaio Gen 2015 2245 25 gennaio 2015

Civati: «Syriza italiana? Devono cambiare tante cose»

Civati: «Syriza italiana? Devono cambiare tante cose»

Civati 2

«Mi sarebbe piaciuto essere ad Atene a festeggiare». Raggiunto al telefono, il deputato monzese Pippo Civati, uno dei più critici avversari del Presidente del Consiglio Matteo Renzi all'interno del suo stesso partito, non nasconde l’entusiasmo per la vittoria di Syriza alle elezioni greche, così come la sorpresa per le proporzioni: «Il successo di Tsipras era nell’aria, ma sinceramente non avrei mai pensato che sarebbe arrivato a lambire il 40% dei consensi, come suggeriscono gli exit poll». 

Al di là della soddisfazione e della sorpresa, cosa cambia da domani?

Parecchio. Cambia l’Europa, innanzitutto, che per la prima volta sperimenta una vera alternativa di governo rispetto al pensiero unico delle ricette di austerità che l’hanno dominata dall’inizio della crisi a oggi. Non è possibile che l’unica opposizione alle politiche della Merkel sia rappresentato dalla Banca Centrale Europea, che Mario Draghi sia da considerare alla stregua di un eretico o di un rivoluzionario. La Grecia, in questo senso, è un laboratorio politico molto interessante. Un laboratorio che potrebbe estendersi, nei prossimi mesi, a Portogallo, Spagna e Irlanda, in cui altri partiti di sinistra radicale sono in testa ai sondaggi.

Vedremo presto anche una Syriza italiana, quindi?

Premetto che a me i provincialismi delle Syrize italiane – e a suo tempo degli Zapateri, degli Obama, persino degli Hollande – non piacciono per nulla. A parte questo, il problema è che oggi potrebbe anche nascere una specie di Syriza italiana, ma sarebbe una forza di testimonianza, non certo di governo.

In effetti, del celeberrimo gruppo di paesi problematici – per i quali era stato coniato l’acronimo di Piigs, maiali – solo in Italia la sinistra radicale non ha ampliato i suoi consensi. Come mai?

Noi abbiamo un sistema politico bloccato. In Grecia – così come in Spagna, Portogallo e Irlanda – la sinistra parla di uguaglianza, di diritti, di povertà. Noi invece siamo ancora fermi a Tony Blair. Non a caso, siamo governati dal 2011 da una grande coalizione, esattamente come la Germania e l’Unione Europea. Lo schema dei padroni dell’Europa, non certo quello dei suoi ribelli, mediterranei e non.

Perché?

A causa di due grandi equivoci. Il primo è il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. Che pescando trasversalmente nel voto di protesta, ha bloccato sul nascere una polarizzazione del sistema e la nascita di forti partiti radicali di destra e di sinistra.

Ora però a destra qualcosa sta succedendo, con la Lega Nord di Salvini che punta a diventare il Front National italiano. Perché a sinistra non accade?

A causa della seconda anomalia, che ahimè è il partito in cui milito. È lo stesso Tsipras, del resto, nel suo libro, a definire il Pd come un partito dalla “personalità scissa”, che a parole le canta all’Europa e che nei fatti governa come se fosse già teleguidato dalla Troika.  Noi a sinistra siamo schiacciati tra Renzi e Grillo. Con questo non voglio dire che siamo condannati a morire renziani…

In che senso?

Nel senso che la questione è comunque apertissima. Se il Partito Democratico continua a spostarsi al centro, qualcosa può succedere pure qui. Del resto, chi l’avrebbe detto, anche solo due anni fa, che Tsipras oggi sarebbe arrivato a governare la Grecia? O che Podemos sarebbe stato il primo partito in Spagna? Siamo in una fase di rottura dei tradizionali schemi di destra e sinistra. Tutto accade molto velocemente.

Così come voi della minoranza ne uscite rinfrancati, Renzi sarà sotto pressione, dopo la vittoria di Syriza?

A parole no. Anzi, forse proverà pure a farla propria, a dipingere se stesso e Tsipras come due facce della stessa medaglia. La realtà è che l’unica somiglianza tra loro è la camicia bianca. E che il voto greco mette in discussione le scelte di Renzi, finora sin troppo accondiscendente nei confronti delle richieste dell’Unione Europea e dei mercati finanziari. I negoziati tra Grecia e Germania ci faranno capire chi siamo. Se il Partito Democratico è una forza che accompagna il cambiamento o una forza che lo blocca.  

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