31 Gennaio Gen 2015 1015 31 gennaio 2015

Renzi lo spietato: ora manca solo il colpo di grazia

Renzi lo spietato: ora manca solo il colpo di grazia

Matteo Renzi Vincitore Quirinale

Indro Montanelli diceva che l'elezione del Presidente della Repubblica non serve per scegliere il prossimo inquilino del Quirinale, ma per far fuori i propri avversari politici. Ecco: se fosse un film d’azione, Renzi oggi sarebbe l’eroe – o il villain, dipende dal punto di vista – che ha disarmato l’avversario e gli sta puntando la pistola alla fronte. Anzi, due avversari, a dire il vero. A terra, di fronte a lui, ci sono Berlusconi e la minoranza Pd. I secondi, messi all’angolo per mesi da riforme – lavoro in primis – e alleati indigesti si sono ritrovati un presidente della repubblica che mai avrebbero potuto non votare. La ritrovata unità di partito ha permesso a Renzi di prendere in contropiede Berlusconi, sfidandolo a prendere o lasciare Mattarella.

Si dirà di tutto, da domani: che il Pd ha ritrovato l’unità perduta, che Renzi e Berlusconi abbiano in realtà inscenato una finta baruffa, che nulla è cambiato nella maggioranza di governo, che le riforme non sono in discussione. Tutte sovra-interpretazioni di un fatto tanto semplice quanto inoppugnabile: che Renzi ha giocato questa partita come meglio non poteva giocarla. Che ha vinto su tutta la linea. Che, complici anche i dati economici (finalmente) favorevoli ha ribaltato in pochi giorni un’inerzia negativa che sembrava averne offuscato, dopo mesi di luna di miele, la stella politica. Che grazie a Berlusconi, ha disarmato la minoranza Pd. E grazie alla minoranza Pd ha disarmato Berlusconi.

Ora Renzi si ritrova con un Presidente della Repubblica che non gli fa ombra, con le riforme più delicate, quella elettorale in primis, ormai ben avviate, con la minoranza del partito in pugno e il patto del Nazareno rotto nel preciso momento in cui ha ottenuto tutto quel che voleva, senza che si capisca cos’abbia avuto nel contempo in cambio Berlusconi. Con la minoranza Pd deve ancora trattare un po', che ci sono le elezioni regionali alle porte e una sintesi, sull'ultimo giro delle riforme, andrà trovata. Ma, per il Presidente del Consiglio, la strada è oggi in discesa come mai lo è stata.

E ora? Se c’è una cosa più difficile dello stravincere, è capitalizzare al massimo una stravittoria. Per farlo, Renzi dovrebbe far finire la legislatura “di scopo” prima possibile, dichiararne esaurito il compito e andare a votare sull’onda dell’inerzia, rottamando in un colpo solo le larghe intese e l’opposizione interna.

Tuttavia, deve ancora far passare la legge elettorale – anche se manca un solo voto alla Camera – e la riforma del Senato, senza la quale l’Italicum è inattuabile. Per farlo ha ancora bisogno di loro, di Berlusconi, di Alfano, della minoranza Pd. Questi ultimi, invece, hanno un disperato bisogno di leccarsi le ferite e di ricomporre le lacerazioni di questo voto per il Quirinale, a destra. Di organizzare quella scissione che rappresenta la loro unica, labile, speranza di sopravvivenza, a sinistra.

Fattore chiave è il tempo. Quello che serve a Renzi per far passare le riforme. Quello che serve a tutti gli altri per resistergli. Al momento giusto, uno dei due attaccherà. Renzi, per dare il colpo di grazia ai suoi avversari feriti. Gli altri, per provare a scappare, o a disarmarlo. A fare la differenza saranno sangue freddo e spietatezza. Per quel che abbiamo visto sino ad oggi, non c’è partita.

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