10 Febbraio Feb 2015 1800 10 febbraio 2015

Fuori dall’Europa, l’Europa non esiste

Fuori dall’Europa, l’Europa non esiste

Bandiera Unione Europea Protesta

E così al vertice di Minsk per risolvere la crisi tra Russia e Ucraina ci andranno Angela Merkel e François Hollande, in rappresentanza di Germania e Francia, mentre Lady Pesc Federica Mogherini è esclusa da ogni tavolo delle trattative e per risalire a una dichiarazione di Jean Claude Juncker, che della Commissione Europea è Presidente, bisogna risalire al 18 dicembre scorso («bisogna tenere aperto il dialogo con la Russia», il suo fondamentale contributo). 

Nel frattempo, tra domenica 8 e lunedì 9 febbraio sono morte altre 29 persone nel braccio di mare che divide Lampedusa con l'Africa, aumentando un conteggio di sbarchi e morti che, in questo scorcio di 2015, è addirittura maggiore di quello del 2014, con buona pace di chi diceva che Mare Nostrum, l'operazione umanitaria e militare di presidio delle coste italiane, spingeva gli scafisti a mandare alla deriva le bagnarole di mare, mentre Frontex Triton - il piano made in Europe - li avrebbe disincentivati. Pare che il problema, sorprendentemente, non sia l'eccessiva, magnanima bontà degli italiani, ma la disperazione di chi scappa dall'Africa per via di guerre e carestie. 

È di questi giorni, infine, la notizia che in soccorso della Grecia, dopo che la Banca Centrale Europea aveva chiuso i rubinetti ai locali istituti di credito, è arrivata la Russia di Putin. Provate per un secondo a immaginare un Wyoming sull'orlo della bancarotta a causa dell'intransigenza della Federal Reserve, cui viene offerta una ciambella di salvataggio dalla Cina o da qualche altro Paese antagonista dell'America.

Sembrano tre questioni distanti tra loro, in realtà sono tre facce del medesimo problema. Tanto l'Europa è invasiva, ipertrofica all'interno dei suoi confini, quanto è assente, irrilevante all'esterno dei propri confini. Tanto si premura di mediare tra i piccoli e grandi interessi di parte dei propri stati membri - in particolare di quelli più grandi e potenti, ça va sans dire - quanto non si interessa minimamente di promuovere o difendere l'Unione al suo esterno.

L'Unione Europea, vale la pena di ricordarlo, non nasce  per appianare e risolvere antiche questioni tra potenze come Francia e Germania, o per giocare a braccio di ferro tra Stati-formica e Stati-cicala. Non solo, perlomeno. L'Unione Europea oggi ha senso soltanto se consente ai paesi europei di acquisire le dimensioni statuali necessarie per competere - o quantomeno di sopravvivere - in un mondo di grandi potenze, grandi corporation, grandi problemi. Se questo è vero, bisogna avere l'onestà intellettuale di ammettere che oggi, così com'è, l'Europa ha poco senso. 

Questo non vuol dire che bisogna augurarsi l'implosione del sogno europeo. Al contrario, serve per ribadire con ancora più forza che il processo di integrazione politica è ineludibile, se si vuole proseguire su questa strada. Che un'entità politica in grado di esprimere una posizione chiara e univoca in politica estera è condizione necessaria per non subire le prevaricazioni dei giganti oltre confine, siano essi i russi o gli americani. Che la difesa dei confini non può essere solo un processo passivo e che non può prescindere da un'azione di cooperazione economica con i paesi africani. 

E ancora: che un Quantitative Easing che scarica il rischio sulle banche centrali dei singoli paesi è una mediazione al ribasso. Che è necessaria una politica fiscale univoca che precluda a paesi più furbi degli altri - Irlanda, Olanda, Lussemburgo - di diventare le Cayman di casa nostra. Che è fondamentale che la politica economica e industriale si fondi sulla creazione di campioni europei in grado di competere con le corporation americane e cinesi e non, come avviene oggi, per evitarne la nascita. Soprattutto, che l'Europa percepisca ogni singolo Stato membro come parte del tutto, da aiutare per aiutare se stessa. E che sia argine allo strapotere finanziario, sovente extra-europeo. Non, per volontà o per interzia, il suo più grande alleato.

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