11 Febbraio Feb 2015 1845 11 febbraio 2015

I legami tra i conti HSBC e l'estremismo islamico

I legami tra i conti HSBC e l'estremismo islamico

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Tra i 100mila nomi presenti nella lista Falciani di titolari di conti alla filiale ginevrina della HSBC ci sono anche i nomi di alcuni finanziatori del terrorismo islamico, in particolare di Al Qaeda.

Ma l'esistenza di legami tra conti risiedenti in banche occidentali col finanziamento illecito di gruppi terroristici e dittatori mediorientali, riportata il 10 febbraio da Le Monde e da molti altri quotidiani di tutto il mondo, in realtà non è nuova. L'esistenza di questi legami è già nota da alcuni anni e riguarda Hezbollah, Al Qaeda e Hamas, in primis.

Dopo l'analisi della lista Falciani alcuni vecchi nodi parrebbero tornare al pettine. Per esempio quello della rete di finanziatori di Al Qaeda nota come Golden Chain , “catena d'oro”, una rete scoperta dagli Stati Uniti già nel marzo del 2002, a soli sei mesi dagli attentati delle Torri Gemelle. Tra i nomi che formavano la Golden Chain c'erano anche quelli di alcuni principi e sceicchi, soprattutto sauditi, che oggi parrebbero riaffiorare anche tra quelli suciti dalla lista Falciani, confermando così il legame tra alcuni dei conti di HSBC e la jihad islamica.

Ma non c'è solo Hbsc tra le banche coinvolte.Come testimonia una denuncia, che risale all'agosto del 2014, da parte un gruppo di veterani americani che avevano combattuto in Iraq insieme alle famiglie di altri caduti, ci sarebbero anche altre banche in gioco. La denuncia dei veterani ha chiamato in causa altre quattro banche europee oltre la HSBC, ovvero Barclays, Credit Suisse, Standard Chartered e Royal Bank of Scotland, accusate di non aver bloccato il riciclo di denaro con il fine di finanziare gruppi combattenti in Iraq. Per queste accuse le banche in questione hanno accettato di pagare una multa di più di 3 miliardi di dollari.

Ma non era la prima volta che accadeva. Il primo scandalo, questo riguardante la sola HSBC risale infatti al 2012 quando la Securities and Exchange Commission, l'ente statunitense che si occupa di vigilare sui mercati finanziari, aprì un'inchiesta in seguito alle ripetute denunce da parte di un ex dipendente della filiale HSBC di New Castle, nel Delawere, Everett Stern, che poi nel 2014 fondò l'agenzia investigativa Tactical Rabbit e che si candiderà al Senato americano alle elezioni del 2016.

Nel 2011 Stern aveva scoperto l'esistenza di flussi di denaro sospetti — si parla di milioni di dollari — da alcuni dei conti della banca svizzera in direzione del gruppo libanese sciita Hezbollah. «Quello che avevo scoperto», ha detto Stern in una recente intervista a una televisione americana, «era una manipolazione criminale dei filtri dei bonifici. C'erano centinaia di migliaia, se non milioni di dollari che si muovevano in maniera sospetta verso una catena di supermercati in Gambia di proprietà dei fratelli Tajideen , libanesi, i cui nomi sono tra i finanziatori di Hezbollah».

I sospetti di Stern e le conseguenti accuse della Securities and Exchange Commission colpirono nel segno e l'inchiesta si concluse nel luglio del 2012 , portando all'imposizione di una multa di quasi 2 miliardi di dollari alla HSBC .

Niente di nuovo, quindi, a meno che gli sviluppi delle inchieste che la ICIJ, il gruppo internazionale di giornalisti investigativi che sta analizzando i cosiddetti swissleaks, portino alla luce collegamenti, finora non provati, tra i conti sospetti e lo Stato Islamico.

L'ISIS è in questo momento, stando a quanto afferma un report di Forbes, il più ricco gruppo terroristico islamico in circolazione, il cui patrimonio secondo le stime si attesta a circa 2 miliardi di dollari.

La rete di finanziamento dell'ISIS è molto complessa e si basa su molteplici fronti: dal commercio di petrolio, che secondo molti degli analisti sarebbe la fonte principale dei fondi dell'organizzazione, all'economia dei riscatti; dal commercio illegale di passaporti alla razzia dei depositi delle banche di Mosul, città conquistata nel giugno del 2014, dalle cui banche i miliziani dello Stato Islamico pare abbiano sottratto quasi mezzo milardo di dollari, secondo quanto riporta il Washington Post .

Secondo l'economista italiana Loretta Napoleoni, intervistata ad agosto dall'International Business Times, i metodi per intercettare i finanziamenti diretti alle organizzazioni terroristiche islamiche non sarebbero in grado di essere applicati all'ISIS che, «sta operando nel quadro di un'economia chiusa e basata sullo scambio di carta moneta nei territori che ha conquistato», un fenomeno che la stessa Napoleoni ha definito di “privatizzazione del terrorismo”.

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