12 Febbraio Feb 2015 1330 12 febbraio 2015

L’accordo tra Russia e Ucraina è troppo fragile

L’accordo tra Russia e Ucraina è troppo fragile

Ucraina Minsk

L’accordo all’ultimo minuto per scongiurare una pericolosa escalation è stato raggiunto, ma su Minsk 2 pesano tutte le incognite che negli ultimi mesi hanno reso Minsk 1 carta straccia. Le trattative molto lunghe e difficili, terminate con il successo provvisorio della diplomazia, hanno segnalato comunque quanto alta sia la posta in gioco: non si tratta solo di guerra o pace in Ucraina, ma della stabilità dell’intera Europa che dalla fine della Seconda guerra mondiale non ha mai più visto una crisi così grave, con Russia e Occidente su posizioni, anche militari, diametralmente opposte. Non ci sono garanzie assolute che questa volta il compromesso momentaneo regga sul lungo periodo, ma il risultato è probabilmente quello massimo, visto che l’alternativa sarebbe stato un allargamento immediato del conflitto nel Donbass e la trasformazione di un duello locale in una proxy war, una guerra per procura come quelle viste ai tempi della Guerra fredda tra Unione Sovietica e Stati Uniti.

Rispetto a Minsk 1, sottoscritto cinque mesi fa sotto la regia di Petro Poroshenko e Vladimir Putin, Minsk 2 è uscito con la collaborazione dei due leader europei che nel corso della crisi si sono dati più da fare per mediare non solo tra Mosca e Kiev, ma anche tra il Cremlino e la Casa Bianca, cioè Angela Merkel e Francois Hollande. Soprattutto le arti diplomatiche della cancelliera e del ministro degli Esteri tedesco Frank Walter Steinmeier sono state determinanti per mettere un tappo al pentolone ucraino che stava per esplodere definitivamente. Il baratro è stato allontanato, almeno per ora. La pressione occidentale sulla Russia è stata ed è un elemento importante rispetto a settembre 2014: la situazione economica a Mosca è peggiorata, anche a causa delle sanzioni occidentali che sono intervenute su una congiuntura già debole e un’economia condizionata dal prezzo del petrolio praticamente dimezzato nel corso dell’ultimo anno. Il Cremlino ha quindi buoni motivi per far sì che da parte loro i separatisti del Donbass si attengano davvero ai patti.

Da parte sua l’Ucraina si trova in condizioni disastrose, al di là della guerra: il piano di aiuti del Fondo monetario internazionale è passato dai 17 miliardi di dollari concordati lo scorso anno ai 40 definiti oggi. Senza il supporto occidentale l’ex repubblica sovietica sarebbe già sprofondata, anche perché presidente e governo sono imprigionati nei vecchi meccanismi oligarchici che impediscono in sostanza la realizzazione delle necessarie riforme. Ecco perché l’accordo di Minsk appare come una buona via d’uscita per Mosca e un salvagente per Kiev sulla via del naufragio. Come Putin avrà il suo bel da fare nel tenere sotto controllo i ribelli, non certo un gruppo omogeneo e guidati da plurimi interessi, così Poroshenko dovrà contenere quel partito della guerra guidato dal premier Arseni Yatseniuk che in questi mesi ha sempre spinto per la soluzione militare della crisi e il coinvolgimento a fianco di Kiev di Stati Uniti e Nato. Se la maratona diplomatica a Minsk durata 17 ore è finita con un accordo, il pericolo è però che la montagna abbia partorito un topolino.

Anche nei dettagli l’intesa ricalca in sostanza il modello già visto e gli elementi principali sono gli stessi, dal cessate il fuoco immediato al ritiro delle armi pesanti e alla creazione di una zona cuscinetto larga 50 km. La verifica che tutto si svolga nei tempi e modi prestabiliti è affidata come in precedenza all’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, incaricata anche di controllare il confine russo-ucraino. Tutto già visto, esattamente come le professioni di buona volontà dei separatisti che hanno parlato di una speranza di pace. La realtà è che il destino dell’Ucraina è ancora appeso a un filo e senza l’applicazione di tutti i punti dell’intesa da parte degli attori in gioco le speranze lanciate da Minsk finiranno presto nel vuoto. Come hanno sottolineato Merkel e Hollande è stata raggiunta oggi in Bielorussia un’intesa per una soluzione politica complessiva, che apre una speranza, anche se non tutto è stato fatto. Ora bisognerà dunque vedere se gli accordi verranno rispettati. Per l’Ucraina si tratta di una questione di sopravvivenza.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook