14 Febbraio Feb 2015 1315 14 febbraio 2015

La gente non prega più, è boom di chiese in vendita

La gente non prega più, è boom di chiese in vendita

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A.A.A. chiesa vendesi, lo slogan è scontato, ed è sufficiente leggere gli annunci di agenzie e servizi immobiliari per accorgersene. La catena delle cause è lineare: secolarizzazione crescente, calo dei fedeli (e delle vocazioni), crollo delle offerte. Molti edifici religiosi sono vuoti, abbandonati, e i costi di manutenzione, in tempi di crisi economica, sono insostenibili. Non resta che un’alternativa: vendere.

Il fenomeno riguarda soprattutto il Nord Europa, come ha fatto notare recentemente il Wall Street Journal. La Chiesa anglicana chiude in media una ventina di edifici all’anno. I tedeschi, negli ultimi dieci anni, hanno dovuto serrare i battenti a più di cinquecento strutture religiose. Circa 200 chiese danesi sono inutilizzabili. Ma il Paese maggiormente coinvolto è l’Olanda, dove i cattolici stimano che nei prossimi dieci anni due terzi delle loro 1600 chiese verrà chiuso, una sorte comune a quella di 700 edifici protestanti.

Secolarizzazione imperante? Si direbbe di sì, se è vero che, secondo i dati raccolti dal Pew Research Center sulla partecipazione al culto – ovvero percentuale di cristiani che vanno a messa almeno una volta la settimana – persino nella cattolicissima Irlanda la quota è scesa sotto il cinquanta per cento, dal sessanta di inizio secolo. Le differenze tra Paese e Paese sono notevoli: l’Italia si mantiene intorno al quaranta per cento, Spagna, Olanda e Gran Bretagna hanno una percentuale inferiore al trenta, Germania e Francia sono poco sopra il dieci e la Danimarca, fanalino di coda, si piazza addirittura dietro quella soglia.  

Questa tendenza non si estende, almeno sinora, agli Stati Uniti ed alle confessioni diversa da quella cristiana: l’Islam, a causa dell’immigrazione, cresce – nel 1990 il 4,1 per cento della popolazione europea era musulmana, ma nel 2010 la percentuale era salita a 6 e nel 2030, secondo il Pew, raggiungerà l’otto per cento – e l’ebraismo è relativamente stabile. Le chiese cristiane, invece, malgrado alcuni sporadici tentativi di diversificare le attività, organizzando concerti od altri eventi collaterali, spesso non riescono a fare fronte alla scarsità di risorse. I restauri di edifici secolari sono costosi e la stessa manutenzione quotidiana può diventare un problema.

La chiusura è uno shock culturale, certo, soprattutto nelle realtà più piccole, laddove la chiesa era realmente il centro del villaggio. Eppure il passaggio di proprietà può rappresentare l’unica maniera per conservare la struttura (e quindi, in parte, la sua eredità storica). A volte l’istituto religioso resta in possesso dell’edificio, che chiude al culto ma ospita altre attività (la chiesa di San Giuseppe ad Arnhem, in Olanda, è diventata una sorta di “pista” per chi pratica skateboard, che si limita a pagare una tassa d'utilizzo, anche se adesso la struttura è ufficialmente in vendita, prezzo base 812.000 dollari). Spesso, però, la chiesa viene effettivamente ceduta e, dopo lavori di consolidamento e di restauro, diventa un negozio di libri, un supermarket, una palestra, persino una scuola di circo (in Inghilterra, a Bristol). A Edimburgo un edificio luterano è stata trasformato in un pub tematico, ispirato al personaggio di Frankenstein. Il discorso fatto per le chiese vale, a maggior ragione, per i monasteri: i numeri del clero regolare sono crollati, per cui è facile che queste strutture abbandonate, spesso situate in posti idilliaci, vengano messe sul mercato.

L’osservatorio per il patrimonio religioso francese, che pure mira anzitutto alla conservazione della tradizione culturale, ha stilato una lista degli edifici in vendita e di quelli già venduti: chiese, abbazie, conventi, chiostri, giardini, cappelle. In alcuni casi viene indicato anche il prezzo (ad esempio, la cappella ottocentesca di Notre-Dame de la Garde, a Étretat, il villaggio delle scogliere care agli impressionisti, vale 280.000 euro). In altri, la destinazione d’uso (l’abbazia di Borgueil, sul mercato da più di un anno, potrebbe diventare un ospizio). La chiesa di Saint-Èloi, ad Aulnoye-Aymeries, sconsacrata dalla diocesi di Cambrai, ospita nove abitazioni private. Altri edifici attendono ancora un compratore. Il "Convento dei Minimi", seicentesco, con cappella in gotico fiammeggiante del Cinquecento, biblioteca e refettorio. Una chiesa in stile art déco in Picardia, superficie totale di 900 metri quadri, più terreni edificabili per circa 5.000 metri quadri. Ci sono strutture cadute in disuso dopo la Rivoluzione francese, ma che contengono tracce di pitture medievale, e persino una cappella dell’Ordine dei Templari, in Provenza.  

Anche la Chiesa di Scozia, sul proprio sito indica gli edifici sul mercato. Qualche anno fa il Vaticano, attraverso il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, il cardinale Gianfranco Ravasi, era intervenuto sull’argomento. Non una chiusura totale, ma lo stabilimento di alcuni criteri per consentire la vendita di strutture religiose: chiese prive di fedeli, con un valore artistico o storico scarso, se non nullo, costi di manutenzione o di restauro eccessivamente onerosi. Ma soprattutto, aveva sottolineato Ravasi, occorreva sorvegliare sull’acquirente e sulla destinazione d'uso (dopo il caso di un edificio sconsacrato e venduto in Ungheria, trasformato in un night club).

Recentemente la chiesa anglicana ha stilato un elenco di 19 strutture in vendita, per un totale di tre milioni di sterline. Il più costoso è quello dedicato a San Giovanni, a Salford, 250.000 sterline, e nel pacchetto ci sono chiese come quella di San Luca, a Stockton-on-Tees, che hanno uno spazio piuttosto grosso (nel caso, circa 730 metri quadri). Il destino di molte strutture appartenenti alle congregazioni sembra segnato, anche perché vanno sparendo le congregazioni stesse (oppure sono troppo piccole per mantenere certo costi). Il motivo principale, però, sembra essere il calo dei fedeli (le stime parlano di 800.000 osservanti della Chiesa anglicana nel 2012, 9.000 persone in meno dell’anno precedente, ma soprattutto meno della metà degli anni Sessanta). 

In molti casi gli edifici, ristrutturati, diventano abitazioni private; accade in tutta Europa, anche in Italia, dove i conventi possono trasformarsi in agriturismi o in case di campagna (a Pantelleria un’ex chiesa sconsacrata, con una canonica del 1532, è stata restaurata e divisa in due dammusi). Al di là degli slogan estremi di certe agenzie – “Vivere in una chiesa sconsacrata è la tua idea di paradiso” – abitare in edifici storici può essere allettante, per chi ha la disponibilità economica di rimetterli a nuovo. A Varazze, ad esempio, è in vendita l’ex convitto di San Matteo, campanile incluso, 693.000 euro. Spulciando i siti immobiliari si trovano ruderi – a Capodimonte, con 2000 metri quadri di giardino piantato ad agrumi, però - canoniche con chiesa sconsacrata annessa (Greve in Chianti), edifici religiosi presentati come atelier d’artisti "ideali". A Capannori è sul mercato l’antico convento di San Gennaro, “completamente ristrutturato, tre piani, con un terreno di 15.000 mq ad olivi”. Nelle Marche un ex monastero del Trecento, nove stanze e una cappella storica. Contiene anche un campo da golf.

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