18 Febbraio Feb 2015 1330 18 febbraio 2015

Tsipras avrà uno sconto, ma dovrà cedere sulle riforme

Tsipras avrà uno sconto, ma dovrà cedere sulle riforme

Varoufakis Padoan

Dal governo di Atene è arrivata la conferma, attraverso il portavoce Gabriel Sakellaridis: la Grecia chiederà formalmente un’estensione dell’accordo sui prestiti da parte di Commissione europea, Bce e Fondo monetario internazionale (la cosiddetta Troika) ma senza le misure di austerità a cui si era impegnata. Al momento non ci sono ancora i dettagli delle condizioni a cui chiederà l’estensione del debito, né quelle a cui l’estensione verrà accettata dall’Eurogruppo. Anche sulla data della richiesta non c‘è chiarezza: inizialmente si era detto che sarebbe stata inviata già oggi, ma il governo greco ha poi detto che lo sarà domani mattina, giovedì.

Atene ha finora pubblicato le bozze della proposta del ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, presentata l’11 febbraio. Nelle 30 pagine del documento si richiede che l’avanzo primario a cui si impegna Atene sia dell’1,5%, mentre dall’Eurogruppo la richiesta era del 4,5 per cento. Il ministro dell’Economia tedesco Sigmar Gabriel ha avvertito che l’accordo sui finanziamenti alla Grecia non potrà essere separato dai suoi impegni sulle riforme. Viene dato per probabile che l’accordo verta sul documento presentato dal commissario Ue agli affari economici e monetari Pierre Moscovici lunedì 16, poi sostituito da un documento più duro nell’incontro di martedì 17. 

Secondo funzionari impegnati nella discussione, citati dal Financial Times, il piano permetterà ad Atene di estendere il programma di aiuti (bailout) per quattro mesi oltre la sua data di scadenza, in cambio di un accordo su una serie di principi. La Grecia non potrebbe tornare indietro sulle riforme, continuerebbe a garantire un avanzo primario, pagherebbe i suoi debitori senza sconti. Come contropartita, ad Atene sarebbe data libertà di azione nel decidere a quali riforme dare il proprio assenso. 

Ma chi sta vincendo nella negoziazione tra Atene e l’Eurogruppo? Lo abbiamo chiesto a Paolo Manasse, docente di Macroeconomia ed Economia politica all’Università di Bologna. 

Che interpretazione si può dare della partita tra Ue e Grecia? Chi sta vincendo fin qui?

Saranno decisivi i dettagli. Il debito non dovrebbe essere toccato, mentre la partita è sull’avanzo primario. La forchetta oscillava tra lo 0 e il 4 per cento. Le mie previsioni di qualche giorno fa erano che probabilmente l’accordo avrebbe dato a Tsipras meno della metà di quanto chiedesse. Se il premier greco riesce a ottenere più della metà, cioè un avanzo primario inferiore al 2%, vorrà dire che ha vinto lui. Se otterrà meno della metà, cioè un avanzo primario richiesto superiore al 2%, avrà vinto l’Eurogruppo. Mi aspetto che Tsipras ottenga meno della metà perché la Grecia è effettivamente con l’acqua alla gola: se a fine mese la Bce non rinnova il fondo di emergenza Ela (emergency liquidity assistance), dopo aver già escluso l’utilizzo dei bond greci da parte delle banche elleniche come garanzia collaterale per rifinanziarsi presso la Bce, la situazione sarebbe gravissima.

Se ci sarà un accordo con l’Eurogruppo per l’estensione del finanziamento alla Grecia, sarà poi necessario che venga approvato anche dai parlamenti di Germania, Finlandia, Olanda, Estonia. Lo voteranno?

Dipenderà da come se la giocheranno la Merkel e gli altri primi ministri. Comunque potranno cantare vittoria perché i debiti non saranno toccati. 

Cosa succederà dopo? Tsipras potrà davvero andare avanti già alla fine di questa settimana con interventi pesanti come la marcia indietro sulle privatizzazioni?

Le prime avvisaglie dicono che potrebbe mettere in sordina la marcia indietro sulle riforme, sfruttando l’allentamento dei vincoli. Potrà avere più margine per le pensioni minime e altre spese sociali. Ma escludo che l’accordo che sarà trovato permetta di rinviare le privatizzazioni.

E dopo i sei mesi previsti dall’estensione del programma (ma il Financial Times parla di soli quattro mesi) che succede?

Anche in questo caso dipenderà da quello che Tsipras farà nel frattempo. Se l’economia greca darà segnali di ripresa, se le riforme promesse continueranno, sebbene addolcite, se soprattutto gli impegni sull’avanzo primario rivisto saranno rispettati, le cose andranno avanti tranquillamente e ci potrà essere la fine del programma. Se invece si tornerà indietro sulle riforme e ci sarà uno sforamento sull’avanzo primario, la Grecia se la vedrà molto male. 

Quali sarebbero le conseguenze sugli altri Stati europei di un accordo tra Grecia ed Eurogruppo?

Se trovano un accordo tutto filerà liscio come l’olio, con i tassi che si abbasseranno. Questo, ovviamente, al netto di problemi internazionali come il precipitare della situazione in Libia. 

Che ruolo ha giocato il Fondo monetario internazionale nella disponibilità al compromesso della Troika?

Il Fmi è da qualche tempo la parte più ragionevole della Troika. Amici economisti del Fmi che hanno partecipato agli incontri mi hanno raccontato che a impuntarsi sui cavilli era soprattutto la Commissione europea, mentre il Fondo monetario internazionale aveva un approccio più soft e ha in seguito fatto autocritica sul modo in cui la Troika è intervenuta in Grecia. C’è comunque da dire che la nuova Commissione guidata da Juncker è diversa da quella precedente. 

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