19 Febbraio Feb 2015 1145 19 febbraio 2015

Il mobile banking può risolvere la povertà nel mondo?

Il mobile banking può risolvere la povertà nel mondo?

Mobile Banking Contro La Poverta

I sistemi di pagamento mobile possono aiutare i più poveri ad uscire dalla povertà? Se lo domandano Bill e Melinda Gates, fondatori della Gates Foundation nella lettera annuale pubblicata ai primi di Febbraio dalla fondazione, elencando le loro “grandi scommesse sul futuro”. Tra queste, la possibilità di aiutare i consumatori dei paesi più poveri a migliorare le loro vite grazie alle nuove tecnologie che permettono pagamenti tramite mobile.
Il fondatore di Microsoft e sua moglie, sostengono che non solo spesso i più poveri non hanno risorse sufficienti per fronteggiare l’indigenza ma è proprio l’impossibilità di accedere a banche e servizi che impedisce loro di sfruttare a pieno i beni che hanno a disposizione. Non avere accesso a servizi finanziari economici ed efficienti rende ancora più difficile “essere poveri”.

Perché? Perché i risparmi custoditi in casa sono molto più vulnerabili e insicuri rispetto a quelli custoditi digitalmente, accessibili solo dal reale proprietario. Avere a disposizione solo moneta induce ad investire esclusivamente in asset fisici difficili da liquidare, al contrario della valuta digitale che permette investire soldi anche in molteplici forme e in quantità minime. Le transazioni fisiche che implicano scambi di soldi di mano in mano possono rivelarsi insicure e costose in termini di tempo, contro l’istantaneità delle transazioni garantite tramite il cellulare. Infine, trasferire soldi su lunghe distanze, affidandoli a corrieri e a chi si sposta fisicamente, è meno sicuro e veloce che scambiare denaro tramite un semplice “Invio” digitato sul proprio cellulare.

Perché questo scenario si verifichi è necessario che la penetrazione dei telefoni cellulari raggiunga livelli consistenti rispetto al tasso di accessibilità dei servizi bancari sul territorio. E i numeri parlano chiaro. Come dimostra uno studio pubblicato da Cignifi dei 2.5 miliardi di persone al mondo che non hanno accesso alle banche tradizionali, circa un miliardo ha un telefono cellulare. Inoltre, un report pubblicato sulla testata The Atlantic dimostra come gli adulti dell’Africa Sub Sahariana sono tre volte più inclini ad utilizzare i pagamenti mobile di quanto non lo siano europei ed americani.

MPesa, è l’esempio più eclatante di quanto discusso finora. M come “Mobile”, P come “Pesa” (che significa denaro in lingua swahili), MPesa è un servizio di trasferimento di soldi tra utenti che funziona tramite cellulare, nato in Kenya nel 2007 sulla rete mobile di Safaricom. Per effettuare e ricevere pagamenti è sufficiente un sms: il proprio codice di autenticazione e il numero dell’indirizzo del destinatario sono le uniche due informazioni di cui bisogna disporre per portare a buon fine la transazione ( qui un ottimo sito per capire come funziona nel dettaglio). Per acquistare credito o ritirare contanti invece è sufficiente rivolgersi ad un agente sul territorio. Il servizio, in Kenya, è andato fortissimo: oggi è utilizzato dall'83% della popolazione e sui cellulari kenioti è transitato circa il 30% del PIL, più di 13 miliardi di dollari Usa . MPesa non ha solo facilitato lo scambio di soldi, ma ha anche avuto un forte impatto sul tessuto sociale: ad esempio, ha rivoluzionato il modo in cui le donne vendono i propri beni. Fino a prima dell’introduzione del servizio, per vendere, le donne dovevano viaggiare con il bus fino al mercato, cosa che costava loro tempo e denaro. Oggi, inviano i beni in questione con l’autobus e ricevono pagamenti in remoto.

Anche in Bangladesh i pagamenti sono mobile con bKash. Dopo meno di quattro anni dal lancio, il servizio oggi processa 2 milioni di transazioni al giorno, per un valore di circa 1 miliardo di dollari al mese. Nelle Filippine invece, i servizi di pagamento mobile non solo sono più affidabili e veloci delle banche tradizionali ma anche più economici: i costi delle transazioni applicate dalle banche sono stimate tra il 2.5-10%; da mobile alle stesse transazioni viene trattenuto circa l’1%.

I sistemi di pagamento mobile possono abilitare l’accesso ad un’economia globale a qualunque consumatore.

E se invece avessi bisogno di un prestito? Ancora una volta il mobile, prima ancora dei sistemi di pagamento montati su di esso, si configura come uno “strumento abilitante” che garantisce l’accesso a nuovi immaginari e prospettive. Lenddo ne è un esempio. Il servizio può metterti in contatto con il tuo prossimo finanziatore senza sapere quali sono le tue disponibilità finanziarie (e quindi le capacità di restituire il prestito), ma solamente basandosi sulla tua reputazione online. Grazie ad un algoritmo che macina le informazioni collezionate dagli utenti online, il sistema abilita anche chi non ha documenti o prove sufficienti che attestino la propria credibilità di fronte ad un potenziale creditore. Hai un profilo social e una rete di contatti, connessioni e scambi che accertano la tua identità e la tua affidabilità? Ok, ecco qui i tuoi soldi.

Chiaramente non è possibile immaginare i paesi “emergenti” come una massa indistinta in cui vigono le stesse regole. Ogni nazione ha le sue peculiarità culturali e territoriali che determinano il successo o meno di un determinato servizio. Il modello MPesa esportato in altri paesi, ad esempio, non sempre ha registrato lo stesso livello di diffusione. In Kenya, il lancio del servizio da parte dell’azienda Telco dominante, su un mercato con scarsa competizione e con alta frammentazione, associato alle condizioni pessime del servizio bancario e all’inaccessibilità geografica, sono stati fattori determinanti che ne hanno decretato il successo.

Se non possiamo dare per scontato che i sistemi di pagamento mobile aiutino ad uscire dalla povertà, di sicuro abilitano chiunque ad accedere a nuove prospettive. E in alcuni casi la chiave è (solo) un cellulare da 20 dollari o poco più.

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