20 Febbraio Feb 2015 1800 20 febbraio 2015

Magistratura Indipendente, le nuove toghe rosse

Magistratura Indipendente, le nuove toghe rosse

Magistratura Indipendente

C’erano una volta le toghe rosse. Ora tra le correnti della magistratura gli unici a voler scioperare contro il governo sono gli esponenti di Magistratura Indipendente. Paradosso dei paradossi, quest’ultimo, perché la protesta va contro lo stesso sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, tra i fondatori della corrente considerata più a destra della magistratura. Ma ora la situazione si è ribaltata. E mentre due storici esponenti di Mi come Marcello Maddalena e Piercamillo Davigo decidono di lasciare o hanno già lasciato, spicca un particolare scambio di "comunicati”, interno alle mailing list dei togati, relativo agli scioperi contro il provvedimento in discussione alla camera sulla responsabilità civile dei magistrati. È uno scontro al vetriolo dove emerge la linea «più morbida» di Area, la corrente di Armando Spataro dove è confluita Magistratura Democratica, e quella «più radicale» appunto di Mi.

I primi, da sempre considerati più a sinistra e storicamente oppositori del centrodestra di Silvio Berlusconi, si dicono stupiti della linea «oltranzista» della storica corrente considerata negli anni d'oro del berlusconismo come filogovernativa. Mentre i secondi sostengono che «la responsabilità civile intacchi la terzietà della giustizia e che sia per questo indispensabile procedere con clamorose e forti iniziative». Stranezze delle toghe. Tra le leve di Magistratura Indipendente si legge in questo modo l’attacco al governo: "siamo amici di Ferri ma protestiamo lo stesso e poi se anche Ferri viene da Mi questo non è un problema". Il punto infatti è un altro, secondo loro. E cioè che pure Md può contare su diversi esponenti nel governo, dal presidente della Commissione Giustizia Donatella Ferranti, fino a Giovanni Melillo, capo di Gabinetto del ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando. Colpi di fioretto. 

A gettare benzina sul fuoco di una situazione già di per sé incandescente, è la convocazione del comitato direttivo centrale dell’associazione nazionale del magistrati (Anm) per questo fine settimana. Magistratura Indipendente, storica corrente di Paolo Borsellino, rappresenta il 35% delle toghe in Italia, è considerata da sempre all’opposizione. Non condivide da 15 anni la linea dell’Anm perché «ideologica» e «poco attenta» alle questioni che riguardano da vicino i magistrati, come i carichi di lavoro o il funzionamento degli uffici. Nelle mail di Mi si leggono messaggi di questo tenore. «Prendiamo atto che Area sul tipo di protesta la pensa, legittimamente, in maniera diversa dalla nostra ma non pensiamo che questo dipenda da loro "isterismi o scelte controproducenti", pensiamo soltanto che sia una opinione diversa. Non temiamo, come pare che lo tema il Coordinamento di Area, che una nostra legittima protesta, su un tema così importante che mette in pericolo la stessa terzietà ed indipendenza della Magistratura (da difendere con le unghie e con i denti anche giungendo a decidere di scioperare), possa essere un motivo per agevolare politiche del governo punitive nei nostri confronti, siamo giovani e forti ma rassegnati al fatto che peggio di così si muore!!».

Dall’altro lato Area sostiene invece che «la riforma ha l’effetto di deprimere il potere giudiziario, soprattutto dal punto di vista simbolico e per gli effetti psicologici sui magistrati, senza beneficio per la collettività e anzi costituendo il terreno per l’affievolimento della tutela dei diritti specie dei soggetti più deboli. Il vero obiettivo della riforma della responsabilità civile è intimorire i magistrati e limitarne l'indipendenza, in un momento in cui è sotto gli occhi di tutti la dilagante corruzione della politica. Questo, ancor più del suo contenuto specifico, la rende inaccettabile». Ma che «in questa fase forme estreme di protesta potrebbero al contrario agevolare le politiche governative, permettendo di qualificare i magistrati come una Casta conservatrice». 

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